martedì 21 settembre 2010

La vita è bella


Dal punto di vista musicale gli anni '60 e '70 sono irripetibili. Nel giro di pochi anni è uscita una tale quantità di dischi fondamentali per ogni appassionato di musica da far girare la testa. Velvet Underground, Beatles, Rolling Stones, Beach Boys, Pink Floyd, Led Zeppelin, Genesis, le prime sperimentazioni elettroniche dei Kraftwerk, David Bowie, per non parlare di cantautori come Tim Buckley e Nick Drake, passati sotto silenzio per decenni prima di ispirare decine e decine di nuovi gruppi e cantautori. A questa verità però spesso si associa lo stereotipo secondo cui gli anni successivi sono totalmente da buttare via, o quasi. Ho creduto a questo dogma per molto tempo, ma frugando in rete mi sono reso conto dell'esistenza di una marea di gioielli passati inosservati che regge benissimo il confronto con l'ingombrante passato. Non sto parlando di avanguardia, dischi accessibili a pochi cultori per la loro difficoltà, ma di canzoni belle, anzi meravigliose, che per qualche strano motivo la grande distribuzione ha snobbato. Mtv ha fatto molti danni, da questo punto di vista. Con l'andare del tempo l'attenzione si è sbilanciata sempre più sull'immagine, relegando alla musica un ruolo marginale, quasi nullo, e se non ci si adegua a questo meccanismo le speranze di arrivare al grande pubblico si riducono al lumicino.
Probabilmente a Jeff Mangum, il leader dei Neutral Milk Hotel, il grande pubblico non interessava granché. Nel 1998, dopo l'uscita del loro ultimo disco, In the Aeroplane over the Sea, Jeff è sparito dalla circolazione, rifiutando persino la proposta dei R.e.m. di fare da supporter durante il loro tour. Ascoltando questo album, viene da chiedersi cosa avrebbe potuto fare ancora, perché In the Aeroplane over the Sea è un gioiello difficilmente ripetibile.
Si tratta di una sorta di concept-album ispirato alla vita di Anna Frank, il cui diario ha letteralmente folgorato Jeff. Chissà che roba angosciante è saltata fuori, penserete voi. Proprio per niente: Jeff ha costruito un disco disperato ma luminoso, pieno di amore per la vita. Questa strana contrapposizione emerge alla perfezione nella voce di Jeff, che sembra rivelare al mondo la sua voglia di vivere, ma che l'ineluttabilità del destino non può non increspare. È la voce, l'emozione che suscita, a dare l'andatura del disco. Folk psicologico, si potrebbe chiamare, ma dare etichette non ha nessun senso. Quando si hanno di fronte canzoni così belle, così perfette, niente ha senso. Prendete la title-track: quattro accordi semplicissimi su cui fluttua una melodia indimenticabile, una di quelle che potresti cantare per ore senza stancarti mai. Oppure Oh Comely, voce e chitarra che si trascinano per otto minuti alternando serenità e disperazione, la gioia con il dolore più straziante. Tutto questo in due scheletrici accordi.
A questo disco non si può rimanere indifferenti. È davvero troppa l'emozione che riesce a trasmettere. Ma se ad interessarvi è solamente la parte strettamente musicale, non rimarrete delusi: il talento di Jeff nel costruire melodie stupende e mai banali è fuori dal comune. In the Aeroplane over the Sea è un disco di bellissime canzoni. Ma non è solo questo a renderlo un piccolo capolavoro.
Quando siete depressi fate partire questo disco. Il suo inno a quel dono meraviglioso che è la vita non potrà che farvi bene.

11 commenti:

  1. Ciao Ale
    vero quello che dici, rimangono però indimenticabili quegli anni
    un saluto

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  2. ohhhhh! Questo era uno dei miei preferiti! E a pensarci bene, anche il libro non m'ha dato chissà quale sensazione di tristezza, anzi… era comunque un inno alla vita, quella altrui con personale sacrificio dell'autrice. Quale miglior regalo? grz, per avermelo riportato a memoria! :)

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  3. @Ernest: certo, indimenticabili davvero. I dischi dei Pink Floyd non li leva nessuno dal mio lettore mp3. Ma ultimamente sto davvero rivalutando anche gli anni successivi. Negli anni '90, poi, è saltato fuori un gruppo come i Radiohead che a mio modo di vedere ha rivoluzionato totalmente il concetto di musica pop.
    @Sara: che dire, grazie! Sei sempre troppo gentile!
    @petrolio: io l'ho scoperto da pochissimo, ma mi ha subito conquistato. Grazie a te!

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  4. bella descrizione, complimenti! anche se quegli anni rimangono scolpiti nella memoria (nel mio caso sono gli italiani di quell'epoca che sono rimasti nel mio cuore, anche se pink floyd, ma soprattutti i dire straits, erano per me inarrivabili) sicuramente qualcosa di bello ce lo hanno dato anche gli anni successivi, anche gli italiani, nonostante il periodo defilippesco e icsfattoriano! un abbraccio ciao

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  5. Non scorderò di provare questa cura allora.
    Le tue recensioni sono scritte talmente bene che, anche se non conosco il disco o l'artista di cui parlano, mi ispirano subito fiducia. :)
    Un saluto.

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  6. Bellissipa recensione. Seguirò il tuo consiglio allora...

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  7. @Nico: certamente, quegli anni sono stati incredibili, gli anni di De André, Battisti, De Gregori, la Pfm, i gruppi beat anni '60 che hanno portato in Italia la nuova musica che arriva dall'estero... A citarli tutti ci vorrebbe un libro intero! Oggi la musica italiana è finita in un buco nero, ma qualcosa si salva. Ho scoperto recentemente un gruppo chiamato "Il Teatro degli Orrori": rock duro, grezzo, ma allo stesso tempo impegnato, raffinato, dai testi notevoli. Credo che a te possano piacere!
    @Ross e Daniele: grazie a voi! Spero di non deludere le vostre aspettative...

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  8. anni indimenticati, comunque aggiungerei anche i Ten Years After, come innovatori....

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  9. Gran bel posot per un disco dimenticato

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  10. @nonno-enio: certo, fantastico gruppo! Aggiungiamoci i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, gli Stooges... L'elenco è davvero infinito...
    @Maurizio: io nel 1998 ero ancora troppo piccolo per capire e apprezzare certe cose. Ma credo che Internet sia davvero una fonte incredibile a cui attingere per ritrovare tante meraviglie passate inosservate. Grazie per i complimenti!

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