venerdì 30 giugno 2017

I monoliti neri

Soundtrack: Warszawa by David Bowie

In un tiepido giorno di maggio un essere proveniente da una galassia lontana lontana decise di fare una passeggiata a Berlino. L'idea gli venne ascoltando le canzoni di un terrestre che raccontava di astronauti persi nello spazio e uomini che arrivavano a vendere nientemeno che il mondo in cui vivevano, un umano dall'aspetto strano, androgino e con gli occhi di colori diversi, assai simile agli abitanti del pianeta da cui proveniva. L'alieno aveva appreso che la sua musica migliore era stata ispirata da una particolare città europea, per cui la sua innata curiosità lo spinse ad approfondire l'argomento recandosi direttamente sul luogo del delitto.

domenica 12 marzo 2017

Obsolescenza programmata

Prima o poi diventeremo immortali. La strada è segnata. Pezzo dopo pezzo saremo in grado di sostituire ogni componente del nostro corpo: protesi meccaniche perfette, organi coltivati in laboratorio, nervi e vasi sanguigni nuovi di zecca. Arriveremo a dare la vista a chi l'ha persa o non l'ha mai avuta, cuore e polmoni costruiti su misura del ricevente, rimpiazzeremo nervi non più funzionanti. Ci sarà un giorno in cui ci accorgeremo che il nostro corpo – quello con cui nasciamo – è stato totalmente sostituito, magari anche più volte. Poco tempo dopo qualcuno trapianterà un cervello umano all'interno di un corpo nuovo, più efficiente, potenzialmente eterno. Qualcuno pensa che sia una follia fantascientifica, ma è processo già in atto, ci siamo dentro con tutte le scarpe.

sabato 7 gennaio 2017

Un'epifania

(In letteratura un'epifania è un'improvvisa consapevolezza riguardante il significato della propria vita, in genere scaturita da un episodio o un oggetto particolare.)


La pagina su cui scriveva da diversi minuti continuava a essere bianca. Le parole svanivano pochi istanti dopo essere state impresse, come i buoni propositi scaturiti nella nube etilica di fine anno (voi ve li ricordate?). La sua calligrafia, un tempo minuta e meticolosa, produceva segni incomprensibili oppure leggibili a un livello di conoscenza non accessibile agli uomini, qualcosa di simile alla mitologica lingua madre, precedente alla torre di Babele. Gli occhi azzurri seguivano il tratto con minuzia robotica, acritica, a significare che il senso del suo agire non era altro che l’agire stesso. La sua intera quotidianità era votata al movimento, all’azione. Non passava secondo in cui non richiedesse se ci fosse qualcosa da fare, perché in una mente svuotata e rabboccata con qualcosa di incomprensibile l’immobilità condanna alla non-esistenza.

venerdì 11 novembre 2016

Shine on you


Un amico che ti butta giù dal letto controvoglia alle sette di mattina è prezioso, a pensarci bene una volta scacciate le parole e i pensieri sporchi del risveglio. Ti evita di tergiversare tra le coperte fino alle undici, quando ti alzi incazzato per aver sprecato (sprecato?) una mattinata che avresti potuto sfruttare per fare tutte quelle cose che non hai mai tempo di fare, e incazzato perché il mattino libero dalla tirannia della sveglia è ormai evaporato. Quindi ringrazialo di cuore, questo tuo amico che ti ha convinto ad accompagnarlo a un'interessantissima sessione di pesca al lago.

lunedì 5 settembre 2016

Exitus

Forse il tempo non esiste. Ci serve per dare un ordine alla nostra esistenza, ma non appena chiudiamo gli occhi passato, presente e futuro – perché noi non possiamo sapere cosa sia il futuro finché non ci siamo dentro – si mescolano e si scompongono. Un evento risalente ai primi mesi della nostra vita pulsa nella nostra mente come cosa viva e bruciante mentre la storia dell’ultima settimana trascorsa svanisce come un sogno al risveglio. Qualcuno potrebbe obiettare che è semplicemente il sistema con cui il nostro cervello elabora e assimila gli accadimenti più o meno significativi della nostra esistenza ed è un’osservazione sensata, ma allora è proprio per questo che il tempo, al di fuori di noi, non esiste oppure è una cosa totalmente diversa, aliena. Dico questo perché penso che al tempo si dia continuamente il significato sbagliato. Negli animali distinguere il "prima" e il "dopo" è fondamentale per acquisire esperienza, perché i cosiddetti ricordi servono loro per non ripetere gli errori che in passato li hanno messi in pericolo. All’uomo invece il tempo non serve a niente. Noi dimentichiamo continuamente e lasciamo che dettagli insignificanti della nostra vita diventino giganteschi, fino a trasformarsi a volte in bubboni velenosi e ingombranti che rivelano la propria pochezza di contenuto solamente dopo l’esplosione. E allora ci si strugge, ci si strappa i capelli per l’errore di valutazione commesso, ma è un eterno ritorno, la caverna lasciata dal bubbone è pronta per essere riempita da nuova, inutile immondizia. In alcuni casi invece accadimenti enormi diventano in pochi attimi pulviscolo che una brezza leggerissima spazza via con sconcertante facilità. Nel silenzio della notte ci impegniamo a ricompattarli, a definirne i bordi, la dimensione, ma è una fatica spaventosa e incomprensibile.

venerdì 22 luglio 2016

Birra, parte 3

Ecco la grande menzogna, lampante come una macchia di sangue su una camicia bianca. Sono bastate tre bottiglie e un po' di stanchezza per svelarla. Si dice spesso che l'alcol annebbia la mente ma non è del tutto vero, esiste un momento in cui la realtà si spiega davanti a te come un lenzuolo, tutta intera, talmente luminosa da annichilirti... e tutto si riduce alla tua abilità o predisposizione nel saperla cogliere.

giovedì 14 luglio 2016

Birra, parte 2

Mentre stappi la seconda bottiglia pensi alla notte appena passata. Il rumore delle costole che si incrinano sotto le tue mani ti attraversa il cervello come la scheggia rovente di una granata. Un grosso ematoma si sta allargando sui fianchi della signora che cerchi di trattenere in questo mondo, pur sapendo che lei molto probabilmente non vuole essere trattenuta. Ha ottantotto anni, le stavi prescrivendo gli antibiotici per una polmonite quando il suo cuore ha deciso di prendere congedo. Il tuo collega dell'ambulanza ha pensato all'istante, senza nemmeno guardare la paziente, di far intervenire l'elisoccorso. E l'esercito no? gli hai detto con lo sguardo, ma a quel punto il padrone della situazione era lui. E ora sei qui, ad allungare di poche decine di battiti la vita di un corpo sfinito con la consapevolezza di eseguire niente più che un banale esercizio. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto nove, DIECI. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, VENTI, con Stayin' Alive dei Bee Gees a risuonare in un angolino del cervello. Il ritmo giusto è quello, ti hanno detto un po' di tempo fa. Si muore e si vive al ritmo di un pezzo disco.