mercoledì 11 maggio 2011

Il capolavoro sconosciuto di Lucio Battisti


Lucio Battisti è probabilmente il più grande scrittore di musica leggera italiano. I suoi innumerevoli gioielli hanno cambiato radicalmente il modo di concepire la "canzonetta" e ancora oggi risultano di una freschezza e di una modernità inconcepibili per la musica di oggi. Il suo successo non è casuale: a dispetto dell'apparente semplicità delle sue canzoni, Battisti è stato un grande sperimentatore, alla costante ricerca di nuove soluzioni sonore, ricerca che è possibile riscontrare in tutti i suoi pezzi. Ma se tutti conoscono La canzone del sole e I giardini di marzo, pochissimi sanno dell'esistenza di un Battisti diverso, forse meno immediato e accessibile, ma non per questo minore, anzi.
Anima latina è la meraviglia sconosciuta della discografia di Battisti. Esce nel 1974 dopo una serie di successi che lo hanno portato ai vertici della musica italiana. Forse è proprio per questo che Battisti tenta di svicolarsi dal marchio ormai indelebile di re delle classifiche, costruendo un album così spiazzante e diverso da quelli a cui aveva abituato il pubblico. E forse è per questo che, nonostante venda tantissimo, ben presto verrà dimenticato a favore dei successi di sempre.
Un Battisti così non può che spiazzare: canzoni lunghissime, ricche di parti strumentali, in cui la classica alternanza strofa-ritornello-strofa è totalmente stravolta. L'attitudine è quella tipica del progressive, ma Battisti lo rilegge in una forma inedita e geniale. Come si può intuire dal titolo, infatti, la via scelta è quella della musica sudamericana, piena di ritmo e calore. È un progressive mediterraneo, lontanissimo dai barocchismi dei Genesis e dei King Crimson. I sintetizzatori si fondono con le percussioni e i fiati creando una miscela inconcepibile per l'epoca, e su questo tappeto sonoro la voce di Lucio è uno strumento aggiuntivo che raramente prende il sopravvento, quasi a non voler distrarre l'ascoltatore dalla musica. Ma tutta questa ricchezza e innovazione sarebbero inutili se alla base non ci fosse il genio innato, capace di scrivere melodie indimenticabili. Perché la melodia c'è, ma è servita in modo diverso. Ne è un esempio lampante la title-track, una descrizione delle favelas brasiliane dalla potenza quasi pittorica, in cui la voce di Lucio sembra letteralmente ruzzolare "dai tetti di lamiera":



Spesso mi dicono che ascolto poca musica italiana. È vero, ma ne ascolterei molta di più se ci trovassi qualcosa di bello, interessante, che sappia stupire ed emozionare senza ricorrere alle solite furbate da classifica e da reality. Anima latina - assieme a quasi tutta la musica di Battisti - rappresenta tutto questo. Perché la bellezza non si ottiene scendendo a compromessi. Occorre talento e ancor più coraggio, mentre al giorno d'oggi sembra che contino solamente la presunzione e la sfacciataggine.

10 commenti:

  1. Di Battisti ho sempre riconosciuto l'importanza assoluta rispetto alla musica italiana e l'assoluta genialità del linguaggio "pop", ma ammetto di averlo sempre profondamente detestato, e dunque ascoltato poco.
    Ottimo recupero, comunque.

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  2. mmm... non avevo mai sentito questa canzone. Mi piace

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  3. Battisti...e Mogol!
    Io però ti confesso il mio debole per "le cose che pensano".

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  4. Conobbi ed apprezzai anche questo Battisti. Con il cuore, come faccio con la musica che mi piace, perché non ho competenze tecniche di settore.

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  5. Il blackout di Blogger ha fagocitato dei commenti, ecchecazz...

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  6. io ho sempre saputo che le parole gle le scriveva Mogol e che quando questi, credendolo finito, le dette a Cocciante, si mise a bere come un pazzo in quel di Como perchè il successo lo abbandonò nel giro di un paio d'anni.

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  7. Neanch'io la conoscevo, bellissima...

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  8. Blogger ha vaporizzato il mio commento, però se non l'hai fatto già ti suggerisco di andare sul blog di @enio dove si racconta nientemeno che il concerto di Marley a San Siro nel 1980. Un pezzo di Storia. Anzi una Leggenda.

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  9. @MrJamesFord: grazie, anche per l'onestà intellettuale!
    @Inneres Auge: allora procurati il disco intero, ne vale la pena...
    @enio: credo che in questo disco Mogol dia il meglio di sé. Purtroppo è finito a scrivere i testi della Tatangelo...
    @notizie dal futuro: benvenuto!
    @Sara: sì, Blogger ha fatto un bel danno, ma mi ricordo che citavi "Le cose che pensano". Non conosco bene il periodo-Panella, mi adeguerò!
    Io nel 1980 ero ancora nell'iperuranio, dannazione...

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