domenica 31 marzo 2019

La tribù degli ottusangoli

In una fiorente città si tenne un raduno di triangoli ottusangoli. L’evento scatenò reazioni fortissime in tutto il mondo da parte dei triangoli acutangoli, perché vedere in uno spazio ristretto una tale quantità di punte larghe era rivoltante. La maggior parte degli acutangoli però liquidò la questione con una scrollata di spalle e una risata di scherno: “Guardate quanto sono OTTUSI!”, gridavano, e in un certo senso avevano ragione. Quelle ottusità erano abnormi, e chi tentava di temperarle veniva inevitabilmente respinto. Quindi i triangoli acutangoli si rasserenavano: noi non siamo come loro, ripetevano a sé stessi, e questo bastava a riempirli di orgoglio e soddisfazione.

Quando il raduno finì, però, accadde una cosa strana. Da un giorno all’altro i triangoli ottusangoli sparirono. Gli acutangoli si chiesero dove fossero finiti per qualche giorno, ma poi se ne dimenticarono e tornarono alle loro faccende, fino al momento in cui un triangolo acutangolo fece un paio di dichiarazioni che lo scaraventarono in un lampo nella sponda degli ottusangoli. Fu un evento incredibile e incomprensibile ai più: il suo angolo acuto era appuntito come una freccia. Com’era potuto accadere?

La domanda rimase sospesa, ma nei giorni seguenti molti acutangoli si svegliarono in un mondo nuovo. Si ritrovarono letteralmente circondati di ottusangoli, come se nella nottata quella singola, inspiegabile conversione avesse aperto le gabbie di una prigione sconosciuta fino a quel momento. Ben presto gli acutangoli dimenticarono di chiedersi cosa fosse successo e iniziarono a porsi il problema di sopravvivere in quella realtà a loro ostile. Erano pochi e sempre più rassegnati.

Passò ancora molto tempo prima che si iniziasse a riflettere su tutti quegli amici acutangoli improvvisamente spuntati e ottusi. Un triangolo particolarmente acuminato giunse alla terribile conclusione: non era successo nulla. Era la massa a rendere gli ottusangoli così spaventosamente evidenti. Una volta scesi in strada si confondevano con facilità disarmante, e loro, gli acutangoli, non li avevano mai visti.

Preso dalla paura, il triangolo si guardò allo specchio: sembrava tutto a posto, la punta luccicava come un parafulmine. Ma ormai aveva perso la certezza granitica che l’immagine allo specchio gli sarebbe sempre piaciuta allo stesso modo.

Nessuno era immune.


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