lunedì 18 settembre 2017

Iniziò con un mal di testa

Serata tranquilla, l'abbassamento della temperatura scoraggiava gli avventori ad uscire di casa, se non per un bisogno effettivo. C. e il collega stavano chiacchierando amabilmente quando il videocitofono prese a suonare. Lo schermo mostrava un uomo sulla quarantina, forse anche meno, e nel breve tragitto che lo separava dall'ingresso cercò di anticipare, com'era sua abitudine, il possibile problema del paziente. L'espressione in viso pareva rilassata, per cui escludeva coliche o emicranie violente. La postura non suggeriva dolori alla schiena. L'esclusione a priori di tali patologie innescava il solito effetto paradossale per cui da quel paziente ci si sarebbe potuti aspettare qualsiasi cosa, dal cardiopalmo immaginario dell'ipocondriaco a un eritema improvviso e violento, dal gomito che fa contatto con il piede a una repentina paralisi della mano. Quando però fece accomodare il signore nella sala d'aspetto al piano di sopra nel suo cervello scattò senza motivo un impercettibile clic.

"Questo lo conosco", disse il collega alzando un sopracciglio. Seguì un breve dialogo che si concluse con una scommessa.

C. salì con la borsa e iniziò la visita con il canonico colloquio. L'uomo spiegò del suo mal di testa insorto nel pomeriggio, trattato con ketoprofene e risoltosi solo parzialmente. Non era nuovo a questo tipo di sintomatologia, ma preferiva farsi dare un'occhiata per verificare che non ci fossero problemi di pressione.

"Certamente, ha fatto benissimo a venire", disse C. Azionò lo sfigmomanometro e rilevò una pressione perfetta, 120 su 70. Auscultò il cuore e trovò un battito chiaro, regolare, ineccepibile. Eseguì una breve visita neurologica e non trovò nulla di anomalo. Il collo e le spalle erano toniche come quelle di un nuotatore.

C. si accomodò alla scrivania e sentenziò: "È tutto a posto. È possibile che sia semplicemente un po' di cervicalgia. Con questi cambi di temperatura è frequente. Applichi del calore al collo e dovrebbe avere sollievo".

"Effettivamente soffro a volte di cervicale, infatti non è la prima volta che vengo qui", disse il signore tutto allegro. "Quando non mi passa di solito prendo l'Aulin".

"Ci vada piano con quello", disse C.

"Sì sì, ma mi regolo io, adesso non è niente di che".

C. sorrise e si alzò dalla scrivania. "Meglio così".

"Solo una cosa..."

Il clic nella testa di C. diventò un taaac!

"Avrei necessità del certificato di malattia. Non me la sento di andare al lavoro in queste condizioni".

"Ah... sarebbe al lavoro domani?". Domani, cioè sabato, cioè weekend.

"Esattamente".

In un istante C. immaginò la vita del signore che stava davanti a lui, una sorta di eterna attesa del venerdì sera, momento estatico un cui avrebbe compensato la fatica di vivere durante la settimana e di uscire al freddo appena prima di mezzanotte per ottenere il meritato riposo del weekend. Immaginò la sua soddisfazione nell'uscire con il pezzo di carta timbrato da quel giovane dottore imbranato e immaginò, infine, una scatola piena di fogli simili a quello, uno scrigno segreto da custodire per ricordare i momenti più significativi della propria vita.

Dopo quel viaggio breve ma intenso pensò che doveva una pizza al suo collega.




Morì un anno dopo la comparsa delle prime cefalee. Un disturbo da niente, un fastidio sordo che era diventato suo fedele compagno durante la giornata. Non ci dava peso, e nella sua semplice noncuranza M. riusciva a trovare sempre una spiegazione: la stanchezza, lo stress per il lavoro che adorava appena perduto. Iniziò a scherzarci su. D'altra parte i quaranta si avvicinavano e non si considerava un vino nobile, al massimo un Barbera.

Poi il dolore aumentò. Un'ombra offuscò la vista di un occhio. La diagnosi fu feroce. Combatté con le unghie fino alla fine e non perse mai la voglia di scherzare.




Dopo la notizia della morte di M. la giornata trascorse melmosa, come se la realtà si fosse in qualche modo allontanata da lui.

La strada di C. aveva incrociato solo per pochi chilometri il suo percorso, ma gli erano bastati per adorare la sua risata, il suo modo unico di sdrammatizzare anche i momenti più difficili. Ed era molto, molto brava nel suo lavoro.

Il mondo ha tanto bisogno di persone come lei, e il mondo ne avrebbe sentito tantissimo la mancanza.

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