venerdì 27 gennaio 2012

Ha preso il numero?

La coda al supermercato è una di quelle situazioni in cui si evidenzia quanto possano risultare stronze le persone anziane. Te ne stai lì nella pausa pranzo, l'unico momento in cui riesci a fare la spesa, con il tuo carrello ben rifornito, ma non strabordante, di roba che ti servirà per tutta la settimana, e dietro hai un signore con un sacchetto di pane in mano che a una prima occhiata sembra impassibile, ma che in realtà sfodera una padronanza del linguaggio del corpo da fare invidia a un prestigiatore. Sbatte il piede, si passa il sacchetto da una mano all'altra e soprattutto ti fissa senza sbattere le palpebre. Tu cerchi di ignorarlo, cerchi di essere egoista, ma senti quegli occhi premere contro la nuca. Occhi che fanno sentire in colpa perché detieni un comodissimo carrello, perché quel carrello contiene tanta roba, perché in definitiva i vecchi ne hanno passate tante e non meritano proprio di aspettare. Allora tu, sommerso da tonnellate di sensi di colpa, lo fai passare. Prego, passi pure, gli dici, e lui urla un grazie che in realtà significa "Era ora". Sei stato bravo, non sei stato egoista, ma accade che il signore trovi davanti a lui un anziano ancora più anziano. Senza sacchetti, ma con un carrello bello pieno. L'uomo del sacchetto si esibisce nuovamente nel numero del pensionato spazientito, ma l'uomo del carrello forse è mezzo cieco, o forse fa semplicemente finta di niente. Così se ne sta al suo posto, placidamente appoggiato alla maniglia con il bancomat in mano. L'uomo del sacchetto insiste, il piede batte sempre più forte, ma non c'è niente da fare, e così decide di passare alle maniere forti. Con la mano libera dà un colpo sulla spalla dell'uomo-carrello. Mi scusi, mi può far passare? Ho un po' fretta, dice con un tono concitato. Eh, ho fretta anch'io, risponde l'altro con l'autorità dell'anziano più anziano. Ho solo un sacchetto! (agitandolo come una nacchera). Ma all'altro non frega niente. Ha fretta. Tutto sembra procedere verso il classico diverbio tra pensionati, quando l'uomo-sacchetto appoggia il sacchetto a terra, si srotola le maniche e afferra le spalle dell'uomo-carrello. Quello si volta e i suoi occhi si sgranano assieme ai tuoi nel vedere le sei cifre tatuate su un avambraccio dell'uomo-sacchetto. La prego, dice, e tu non vuoi credere che l'abbia fatto apposta, ma non puoi fare a meno di farlo. L'uomo-carrello è a bocca aperta. I due denti superstiti che si ritrova non servono a nulla, te lo immagini a ingoiare pappette insipide per quel che rimane della sua vita. Passi pure, dice senza forza, come una mongolfiera che si affloscia al suolo. Passi pure anche lei, dice rivolto a te, come se non avesse più fretta, come se nulla più avesse senso. Non è un problema, rispondi. Nemmeno per me, replica, e sembra che stia insistendo. Attraverso lenti spessissime ti fissano occhi opachi, pieni di polvere. Allora si fa da parte, e mentre si sposta noti le sue braccia ancora forti, nonostante l'età. Indossa un gilet e una camicia con le maniche mezze arrotolate, che lasciano intravedere, marchiate sull'avambraccio sinistro, tre cifre. La prego, ti dice, e tu passi. Lo ringrazi. Grazie a te, risponde. Poi sorride, e chissà perché, i suoi due denti questa volta non sembrano poi così inutili.

venerdì 20 gennaio 2012

Forche, forconi, forchette

Di questi tempi capita spesso che mentre ti infili in bocca una forchettata di insalata poco condita perché hai il colesterolo alto e guardi il telegiornale tu sia incazzato. Di questi tempi chi non lo è? Chi, di questi tempi, è così pirla da non lamentarsi nemmeno un pochino, anche se non ne avrebbe motivo? Ma tu sei pieno di motivi, ci mancherebbe. Tu, che fai il benzinaio e in questi giorni corri come un pazzo per star dietro agli automobilisti terrorizzati dagli scioperi annunciati (7 giorni, 10 giorni, 100 giorni, fino alla fine del mondo che tanto fa presto ad arrivare) e così ti ritrovi a fare pieni di 6 euro di gasolio e di 3 euro di gpl, arrivi alla sera distrutto e insofferente nei confronti della stupidità italica, ma non ancora incazzato. No. Per quello serve una miccia, che so, Bossi che in un trionfo di saliva al vento biascica: "Noi non siamo mai stati forcaioli", mentre davanti ai tuoi occhi hai l'immagine di quel suo collega che qualche anno fa sventolava un cappio in Parlamento. O la Santanché. O Alemanno. Un individuo qualsiasi di quel genere, insomma. Ecco, quello ti fa incazzare di brutto, e allora la stanchezza sparisce. Ti viene voglia di uscire in strada e spaccare tutto. Ti viene voglia di fare la rivoluzione. Di questi tempi a quanto pare sono in tanti a voler fare la rivoluzione. E se si è in tanti forse si riesce davvero a farla. Questo ti dici, la sera in cui vedi il planetario scontro tra Bossiani e Maroniani liquefarsi in una melassa verde e ribollente. E allora ci provi. Inizi a mandare messaggi, a fare telefonate, usare tutti i mezzi di comunicazione per creare una massa critica. Sì sì, sì sì, ci sto, cazzo, è ora di finirla, facciamola. Quando? Subito! Ma che scherzi? Non ho ancora finito di mangiare! Domani? Devo andare dal commercialista. Il pomeriggio puoi? Merda, mio figlio ha nuoto. Dopodomani? Ho un colloquio di lavoro, non posso perdere l'occasione. Domenica? C'è Juve-Atalanta. Quando cazzo puoi? Ti faccio sapere.
Fine della rivoluzione. Non ti caga nessuno. Tutti troppo presi nelle loro miserie che rendono piccolo il nostro paese. Un sentimento che non conosce confini, che attraversa l'Italia da Nord a Sud senza fare distinzioni. Per questo --SPOILER-- segue tesi che qualcuno definirà complottista e qualcun altro razzista, uomo avvisato mezzo salvato --SPOILER-- al cosiddetto movimento dei forconi siciliano non credo neanche un po'. Cioé, questa sarabanda a-partitica, a-politica, a-fatevoi riesce in qualche giorno a inchiodare totalmente una regione che negli ultimi anni non si è particolarmente distinta in moti rivoluzionari e manifestazioni oceaniche? Una regione che da quando ho memoria è governata da un unico partito politico? Una regione che sappiamo essere sede di una certa S.p.A. (Società per Attentati) il cui potere manovra anche il sassolino più piccolo? Suvvia. Raccontatemi tutto quello che volete, che i pescatori non ce la fanno più, che gli agricoltori non ce la fanno più, che i camionisti non ce la fanno più, ma è da almeno quindici anni che sento qualcuno in tv dire che non ce la fa più. Davvero credete che questa rivolta popolare, scoppiata casualmente in un momento così cruciale, non sia manovrata da qualcuno? Davvero pensate che tra i tanti rivoltosi in buona fede non ci sia qualcuno che passeggia con il pungolo in mano e qualche buona promessa in tasca? Davvero non pensate che nel momento in cui c'è un governo che, con tutti i difetti e i limiti del caso, sta cercando di smuovere un po' le acque e di ripristinare un minimo di legalità e, perché no?, di etica nella vita politica e sociale italiana, qualcuno si senta terribilmente minacciato e che quindi passi al contrattacco? Davvero non lo pensate?
Sarò scemo io, allora. Comunque, se qualcuno volesse fare la rivoluzione, domani non ci sono, vado a pescar trote. Chissà che non ci trovi 10.000 euro in bocca, come capita nel consiglio regionale lombardo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Liberalize it

L'aria è gelida e sporca, sull'erba e sulle cose si deposita una patina grigiastra di smog ghiacciato. I tassisti fermi non possono fare altro che un gran bene. I farmacisti protesteranno scambiando le pillole del giorno dopo con confetti al cioccolato, colorendo la protesta con un messaggio in più che non fa mai male: prima fattti infilare l'anello al dito, poi puoi farti infilare qualcos'altro. Gli avvocati manderanno i loro schiavi di praticantato in strada con cartelli al collo: "Così ci lasciano a casa", ma solo una mezz'oretta, ché poi devono tornare su a preparare il caffè. I medici si sfileranno il camice e lasceranno gli ospedali in balia di infermieri e specializzandi, cosa inaudita, che non succede mai. I notai non faranno nulla perché non esistono, sono anfratti dello spazio-tempo in cui i soldi vengono risucchiati da una forza inspiegabile. Inamovibili, inintellegibili. Chiedere che cos'è un notaio è come chiedere che cosa c'è dopo la morte.
Nell'aria gelida e sporca forse protesteranno anche i benzinai, terminali di una catena viscida e soffocante manovrata da signori vestiti bene e con le mani sempre pulite, che rompono il cazzo se non aderisci alla campagna punti (quella per cui il pensionato stracciamaroni ti stressa, hai voglia se no a prendere il minipimer per la moglie), a cui tutto questo teatrino frega ben poco perché alla fine dei conti sono loro a manovrare le catene. Ci saranno i negozianti, terranno chiusi i loro esercizi e nessuno si accorgerà di nulla, perché la frutta e la verdura ci sono anche al supermercato, e le maglie e le scarpe si comprano su internet a prezzi stracciati tutto l'anno, tutti i giorni, tutte le ore. Ci saranno i banchieri, i commercianti, gli edicolanti. Ci saranno gli ingegneri e gli architetti. Agenti immobiliari. Assicuratori. Trasportatori. Riparatori. Muratori. Oratori. Giornalisti. Sindacalisti. Opinionisti che vogliono avere l'"Ordine degli Opinionisti". Puttane, puttanieri, parrucchieri. Baristi. Camorristi. Orefici. Pontefici. Parcheggiatori. Lavavetri. Politici. Padani. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Insomma, protesteranno tutti, ma proprio tutti tutti. La cosa bella è che se vuoi vedere chi è a favore, basta chiudere gli occhi un attimo e riaprirli. Eccoli. Tutti d'accordo, ma. Per. Me. No.
Amen.

venerdì 13 gennaio 2012

SX/DX

Mi piace l'uguaglianza, l'idea che tutti nascano con le stesse opportunità e gli stessi, fondamentali diritti che derivano dall'essere umano. Questa è una cosa molto di sinistra, però mi piace anche l'idea che assieme a questi diritti fondamentali ci sia un altro tipo di diritti, la cui applicazione non può prescindere dall'osservazione di determinati doveri e dal rispetto delle regole stabilite, il che ci conduce al concetto di disciplina, e la disciplina è una cosa notoriamente di destra. Io sono per la disciplina, quindi sono di destra, e lo sono anche perché credo nella libertà di comprarmi una casa, fare una vita che non sia solo un tragitto casa-lavoro e viceversa, e perché credo che avere una gratificazione economica non sia una cosa malvagia. Sono molto di destra, in questo. Allo stesso tempo, però, sono un comunista duro e puro, un radicale, perché credo che la ricchezza possa essere lecita fino a un certo punto, che superata una certa soglia entri in un pianeta a sé stante in cui le regole condivise smettono di valere, e in cui tutto assume una dimensione iperbolica, grottesca. Per questo credo che la ricchezza spropositata sia un male, non soltanto da un punto di vista etico ma anche e soprattutto da un punto di vista oggettivo, matematico direi, perché se la bilancia pende troppo da una parte a un certo punto si ribalta. Nel mio mondo ideale nessuno può guadagnare più di tanto, anche se è un grande imprenditore che dà lavoro a migliaia di persone, anche se è un illuminato che ha migliorato la vita di tutti. Nel mio mondo ideale niente giustifica che un solo uomo possieda una quantità di denaro paragonabile al bilancio di un'intera nazione. Per questo motivo sono molto, molto di sinistra.
Mi piacciono tutti i tipi di giustizia: la giustizia sociale, il che mi rende parecchio di sinistra, e la giustizia dei magistrati, e quindi la giustizia data dal rispetto delle leggi. Spesso legge e giustizia non vanno di pari passo, ma come ho detto prima penso che non possa esistere società civile in cui vengano rispettati i diritti se prima non si stabiliscano le regole in base alle quali questi diritti possano essere esercitati, e le regole sono le leggi, e vanno rispettate anche se non ci piacciono, anche se non ci sembrano giuste. Molto, molto di destra questa idea.
Forse sono di destra anche perché credo che il diritto al voto non sia un diritto fondamentale e inalienabile, ma un diritto che uno deve conquistarsi. Il popolo deve decidere da chi deve essere governato, ma il popolo deve saper decidere, altrimenti il governo diventa populista, termine divenuto fin troppo familiare alle nostre orecchie. Io faccio fatica ad accettare che il mio voto equivalga a quello di un tizio che non sa qual è la capitale d'Italia, o che non conosce le regole fondamentali della democrazia in cui vive. Questo concetto in un certo senso crea cittadini di serie A e di serie B, e lo Stato deve prodigarsi perché non ci sia nemmeno un cittadino di serie B, ma poi esiste la coscienza e l'interesse individuale, e fino a quel punto lo Stato non riesce ad arrivare. Idea tremenda, di destrissima, questa.
Sono di sinistra perché credo nella pace e nella convivenza civile tra i popoli e le persone, e credo che per raggiungerla esista un'unica strada: il compromesso, il punto d'incontro in cui le due fazioni litigiose riescono a darsi la mano, magari ingoiando qualche rospo, ma ammorbidito dal pensiero degli scontri e del male che si sono evitati. Se nessuno vuole scendere a compromessi, se tutti sono inchiodati alla loro convinzione che può essere giustissima, ma che può anche andare contro ogni logica, buonsenso o umanità, allora il conflitto è inevitabile, a volte addirittura necessario. Sono di sinistra perché ammiro il Che e i partigiani che hanno combattuto e ucciso per difendere un'idea di libertà che è anche la mia, ma allo stesso tempo sono di destra, perché se reputo una guerra giusta non posso che essere di destra. Ma non posso essere di destra. D'altra parte sono sempre stato di sinistra. Forse non sono più di sinistra. Forse sono sempre stato di destra. Forse mi sono dimenticato cosa siano la destra e la sinistra, o forse dovremmo dimenticarcene. Forse dovremmo smettere di usare questi due termini come pezzi di granito inamovibili, perché le cose cambiano. Anche alcuni dogmi religiosi sono stati superati, possibile che i concetti di destra e sinistra siano più dogmatici dei dogmi?
Ma forse mi sbaglio, perché io non posso non essere di sinistra. A volte un po' tendente a destra, ma sostanzialmente di sinistra.
Chiamate uno psichiatra.