lunedì 30 maggio 2011
Un piccolo esordio
È uscita da poco, edita presso Delos Books, l'antologia "365 racconti horror per un anno", in cui si sono cimentati scrittori già affermati e autori in fasce, al loro esordio letterario. Ebbene, se andate al giorno 7 maggio troverete "Tre parole", il racconto scritto da me. Confesso di aver provato una certa emozione a leggere per la prima volta il mio nome stampato su un libro, perlopiù accanto a quello di gente come Alfredo Castelli (l'autore di Martin Mystère). È una piccola cosa, ma è pur sempre un esordio. Per cui, se avrete voglia di condividere con me questa emozione, e naturalmente di farmi sapere cosa ne pensate, potete acquistare il libro a questa pagina. E se il mio racconto non vi piace, tra gli altri 364 troverete senz'altro qualcosa che vi soddisferà!
sabato 28 maggio 2011
Cota è un picio
A emettere tale, lusinghiero giudizio è nientemeno che Caterina Ferrero, ormai ex assessore alla sanità piemontese, finita sotto inchiesta per concussione, corruzione e turbativa d'asta assieme a Piero Gambarino, suo fido assistente, e ad altri illustri esponenti dell'élite sanitaria piemontese: il presidente regionale di Federfarma Luciano Platter, il segretario torinese Marco Cossolo, il magnaccia delle cliniche convenzionate Pierfrancesco Camerlengo, il sindaco di Cavagnolo Franco Sampò, oltre a medici e direttori di Asl. Per sette di essi, compreso Gambarino, è stata predisposta la custodia cautelare. Questa bella combriccola trafficava grazie alla favorevole posizione di Gambarino nei piani alti dell'amministrazione, ed era un bel traffico: appalti costruiti su misura, finte convenzioni, fatture taroccate. Ordinaria amministrazione insomma, tutta tesa a far entrare tanti soldini nelle tasche della combriccola. Il bando più grosso riguardava una fornitura triennale di pannoloni. Il direttore generale della sanità piemontese Paolo Monferino si orienta sulle Asl, ma prima del suo intervento, atto unicamente a combattere gli sprechi, interviene l'allegra brigata a revocare il bando e a dirottare la fornitura verso le farmacie. Un uomo onesto, Monferino. Non per niente, nelle intercettazioni telefoniche, Gambarino usa per lui parole molto significative: "È uno scemo, vuol far risparmiare soldi allo Stato". Gambarino, dipendente statale, considera scemo chi vuol far risparmiare soldi allo Stato.
In tutto questo Cota non ha ancora aperto bocca. C'è da capirlo: il governatore della Regione Piemonte abita a Milano e ha la residenza a Novara, per cui fa un po' fatica a stare dietro a tutto. Non è un picio, è solo un po' disattento. Com'è che dice il proverbio? Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ma io mi chiedo se non gli siano fischiate almeno un pochino le orecchie, mentre lanciava in grande stile la campagna pubblicitaria "Più servizi, meno sprechi", perché a quanto pare il suo assessore di riferimento preferiva l'esatto opposto: meno servizi, più sprechi, 'nto culo a te e a tutta la famiglia, nella migliore tradizione di Cetto La Qualunque.
Chissà, forse qualche presenza in meno a Ballarò e qualche ora in più in Regione potrebbero far bene, caro Cota, perlomeno per scegliere una giunta che non la consideri un idiota, e possibilmente anche indirizzarla, se vuole davvero svolgere il ruolo per cui è stato eletto. Perché quando la vedo in tv a sudare e a farsi suggerire le risposte dal suo gobbo di fiducia Buonanno, è esattamente quella la figura che fa. La figura del picio. Mi creda.
lunedì 23 maggio 2011
Gli argomenti elettorali della signora Brichetto Arnaboldi (in arte Moratti)
Finti operai si aggirano per i quartieri di Milano prendendo finte misurazioni. Ai passanti che chiedono delucidazioni dicono che sono le misure della moschea che Pisapia farà costruire in caso di vittoria.
Nella stessa città, rom fasulli fermano i vecchietti e cercano di convincerli a votare Pisapia.
Red Ronnie accusa Pisapia di aver portato alla sospensione di un evento culturale organizzato da lui. Sempre Pisapia è additato da una signora, costretta a suo dire a cambiare la serratura di casa per colpa sua.
Manifesti elettorali del Pdl affermano che Pisapia vuole introdurre l'ecopass generalizzato, anche se un sosia di Pisapia sostiene l'esatto contrario.
A quanto pare una donna è finita in ospedale a causa di alcuni sostenitori di Pisapia. E a quanto pare un'altra donna è morta d'infarto a causa di un colpo di clacson dell'autista di Pisapia.
Ministeri a Milano, sanatoria per le multe, parcheggi gratuiti, buoni-pasto in omaggio, Social Card per fare shopping in Via Montenapoleone a tutti i pensionati, eliminazione dei divieti di sosta e di fermata in favore delle auto più grandi.
Dicono che se Pisapia vince farà di Milano la Mecca dei gay e l'Amsterdam dei pusher.
Bossi afferma che se vince Pisapia si taglia le balle, poi risponde a Formigoni con una pernacchia.
Alcune notizie sono vere, altre no. Non le distinguete? Non preoccupatevi, non è grave. Avete semplicemente colto l'essenza fondamentale della campagna elettorale della signora Brichetto Arnaboldi, in arte Moratti, quella che ha fatto il sindaco di Milano per cinque anni e si candida a farlo per altri cinque.
Non so se vi è chiaro il concetto.
(Grazie a Jacopo, ispiratore di questo post)
Nella stessa città, rom fasulli fermano i vecchietti e cercano di convincerli a votare Pisapia.
Red Ronnie accusa Pisapia di aver portato alla sospensione di un evento culturale organizzato da lui. Sempre Pisapia è additato da una signora, costretta a suo dire a cambiare la serratura di casa per colpa sua.
Manifesti elettorali del Pdl affermano che Pisapia vuole introdurre l'ecopass generalizzato, anche se un sosia di Pisapia sostiene l'esatto contrario.
A quanto pare una donna è finita in ospedale a causa di alcuni sostenitori di Pisapia. E a quanto pare un'altra donna è morta d'infarto a causa di un colpo di clacson dell'autista di Pisapia.
Ministeri a Milano, sanatoria per le multe, parcheggi gratuiti, buoni-pasto in omaggio, Social Card per fare shopping in Via Montenapoleone a tutti i pensionati, eliminazione dei divieti di sosta e di fermata in favore delle auto più grandi.
Dicono che se Pisapia vince farà di Milano la Mecca dei gay e l'Amsterdam dei pusher.
Bossi afferma che se vince Pisapia si taglia le balle, poi risponde a Formigoni con una pernacchia.
Alcune notizie sono vere, altre no. Non le distinguete? Non preoccupatevi, non è grave. Avete semplicemente colto l'essenza fondamentale della campagna elettorale della signora Brichetto Arnaboldi, in arte Moratti, quella che ha fatto il sindaco di Milano per cinque anni e si candida a farlo per altri cinque.
Non so se vi è chiaro il concetto.
(Grazie a Jacopo, ispiratore di questo post)
mercoledì 18 maggio 2011
A te...
...elettore del Movimento 5 Stelle, vorrei chiacchierare un po', ti va? Se scegli SÌ vai al punto 1, se scegli NO salta al 2.
PUNTO 1. Molto bene, questo è un ottimo inizio. Hai accettato di iniziare un dialogo, seppur virtuale, e il dialogo è il presupposto fondamentale di ogni democrazia matura, non sei d'accordo?
Io ti capisco, sai? Ti capisco perché la mia matita è stata vicinissima al simbolo del Movimento 5 Stelle. Ero stufo di una sinistra sbrindellata, ambigua e sovente irrispettosa nei confronti dei suoi elettori. Allo stesso tempo ero affascinato da un movimento che prendeva vita dalla rete, e che finalmente si metteva in gioco al di fuori dell'isola protetta della blogosfera. Per cui pensavo: perché no?
Forse ti chiederai il motivo per cui ho cambiato idea, decidendo di sostenere uno dei "morti viventi", come definisce il vostro guru Beppe Grillo tutti i partiti politici. Proprio così, morti viventi, gente con cui non vale la pena parlare. Eppure è strano, non trovi? Perché lo scopo di una seduta consiliare è proprio questo: parlare, discutere, confrontarsi sulle proposte, possibilmente senza pregiudizi. Chi siede in un consiglio ha il diritto di esporre le proprie istanze, ma allo stesso tempo ha il dovere di ascoltare le istanze degli altri. Mi dici che loro non vi ascoltano? Be', forse non partite proprio con il piede giusto, perché ho l'impressione che voi vogliate solamente farvi ascoltare, senza ascoltare i "morti viventi", e questo - ti si rizzeranno i peli a sentirtelo dire - è un atteggiamento molto partitico, un atteggiamento che vi rende del tutto simili agli altri, a prescindere dagli scopi con cui si entra in politica e si fa politica. Quindi siete un partito, c'è poco da fare.
Per favore, non tirare fuori la storia del non-statuto, dell'assenza di leader e cose di questo genere. Voi vi incontrate come tutti gli altri, vi confrontate come tutti gli altri e decidete una linea comune come tutti gli altri. E il leader... il leader c'è eccome, anche se non è direttamente candidato. Ed è strano che il Movimento che tra i suoi cavalli di battaglia presenta la lotta al leaderismo sia controllato da una sola persona. Perché tu hai deciso di seguirlo, ma allo stesso tempo lui ha deciso che tu sei degno di seguirlo. E chi decide il programma? La rete, dici tu, ma poi chi ha il potere di escludere quelle liste non aderenti alla "linea programmatica"? Tutto questo suona molto strano e stridente per chi va dicendo in giro che "ognuno vale uno", non trovi?
A tutte queste domande ne aggiungo un'altra, dato che avete raggiunto risultati positivi, per non dire clamorosi in alcune città: cosa volete fare? Se aveste avuto unicamente lo scopo di "infiltrarvi" nei consigli vi faccio i miei complimenti, ce l'avete fatta. State tra i morti viventi ma non vi mischiate a loro, e sono sicuro che dall'alto dei vostri due consiglieri eletti riuscirete a realizzare tutto quanto il vostro programma.
Tu dici che lo scopo non è quello. Che occorre innescare un "meccanismo". Ma secondo te si innesca stando nell'iperuranio? O forse è più conveniente "annusare l'aria" e capire chi possa fornire un appiglio per iniziare a costruire qualcosa? Lo so, è molto difficile compiere questo passo da parte di chi costruisce il proprio successo sul "sono tutti uguali, a parte noi", ma credo che in fondo al tuo cuore tu sappia che non è così. Io lo so: alcuni partiti sono un ricettacolo di furbacchioni e ladri, ma esiste anche tanta gente volonterosa e appassionata, che sacrifica il proprio tempo libero, anticipa denaro che non gli verrà mai restituito, si fa il fegato marcio solamente perché ci crede. Non glielo fa fare nessuno, proprio come a te. E non credere che tra i Movimentisti siano tutti anime candide e interamente votate alla causa. Se credi a questo sei più ingenuo di me. Quindi no, non sono tutti uguali.
Io penserei un pochino a questa cosa, tra due settimane. Ti chiedo solo questo: non di cambiare idea, ci mancherebbe altro, ma di pensarci, chiedersi se sia meglio starsene a casa, come ordinano dall'alto, o far valere quell'"ognuno vale uno" tanto sbandierato e andare a votare chi, forse, un pochino ti ascolterà. Sono sicuro che lo farai.
Ti ringrazio per la bella chiacchierata.
PUNTO 2. Forse non mi reputi degno della tua attenzione, o forse hai paura. È un peccato davvero, ti avrei ascoltato volentieri. Fossi in te mi eserciterei ad ascoltare: nella vita potrebbe esserti molto utile. Se invece vuoi entrare in un consiglio comunale vai benissimo così: nessuno noterà la differenza dagli altri.
PUNTO 1. Molto bene, questo è un ottimo inizio. Hai accettato di iniziare un dialogo, seppur virtuale, e il dialogo è il presupposto fondamentale di ogni democrazia matura, non sei d'accordo?
Io ti capisco, sai? Ti capisco perché la mia matita è stata vicinissima al simbolo del Movimento 5 Stelle. Ero stufo di una sinistra sbrindellata, ambigua e sovente irrispettosa nei confronti dei suoi elettori. Allo stesso tempo ero affascinato da un movimento che prendeva vita dalla rete, e che finalmente si metteva in gioco al di fuori dell'isola protetta della blogosfera. Per cui pensavo: perché no?
Forse ti chiederai il motivo per cui ho cambiato idea, decidendo di sostenere uno dei "morti viventi", come definisce il vostro guru Beppe Grillo tutti i partiti politici. Proprio così, morti viventi, gente con cui non vale la pena parlare. Eppure è strano, non trovi? Perché lo scopo di una seduta consiliare è proprio questo: parlare, discutere, confrontarsi sulle proposte, possibilmente senza pregiudizi. Chi siede in un consiglio ha il diritto di esporre le proprie istanze, ma allo stesso tempo ha il dovere di ascoltare le istanze degli altri. Mi dici che loro non vi ascoltano? Be', forse non partite proprio con il piede giusto, perché ho l'impressione che voi vogliate solamente farvi ascoltare, senza ascoltare i "morti viventi", e questo - ti si rizzeranno i peli a sentirtelo dire - è un atteggiamento molto partitico, un atteggiamento che vi rende del tutto simili agli altri, a prescindere dagli scopi con cui si entra in politica e si fa politica. Quindi siete un partito, c'è poco da fare.
Per favore, non tirare fuori la storia del non-statuto, dell'assenza di leader e cose di questo genere. Voi vi incontrate come tutti gli altri, vi confrontate come tutti gli altri e decidete una linea comune come tutti gli altri. E il leader... il leader c'è eccome, anche se non è direttamente candidato. Ed è strano che il Movimento che tra i suoi cavalli di battaglia presenta la lotta al leaderismo sia controllato da una sola persona. Perché tu hai deciso di seguirlo, ma allo stesso tempo lui ha deciso che tu sei degno di seguirlo. E chi decide il programma? La rete, dici tu, ma poi chi ha il potere di escludere quelle liste non aderenti alla "linea programmatica"? Tutto questo suona molto strano e stridente per chi va dicendo in giro che "ognuno vale uno", non trovi?
A tutte queste domande ne aggiungo un'altra, dato che avete raggiunto risultati positivi, per non dire clamorosi in alcune città: cosa volete fare? Se aveste avuto unicamente lo scopo di "infiltrarvi" nei consigli vi faccio i miei complimenti, ce l'avete fatta. State tra i morti viventi ma non vi mischiate a loro, e sono sicuro che dall'alto dei vostri due consiglieri eletti riuscirete a realizzare tutto quanto il vostro programma.
Tu dici che lo scopo non è quello. Che occorre innescare un "meccanismo". Ma secondo te si innesca stando nell'iperuranio? O forse è più conveniente "annusare l'aria" e capire chi possa fornire un appiglio per iniziare a costruire qualcosa? Lo so, è molto difficile compiere questo passo da parte di chi costruisce il proprio successo sul "sono tutti uguali, a parte noi", ma credo che in fondo al tuo cuore tu sappia che non è così. Io lo so: alcuni partiti sono un ricettacolo di furbacchioni e ladri, ma esiste anche tanta gente volonterosa e appassionata, che sacrifica il proprio tempo libero, anticipa denaro che non gli verrà mai restituito, si fa il fegato marcio solamente perché ci crede. Non glielo fa fare nessuno, proprio come a te. E non credere che tra i Movimentisti siano tutti anime candide e interamente votate alla causa. Se credi a questo sei più ingenuo di me. Quindi no, non sono tutti uguali.
Io penserei un pochino a questa cosa, tra due settimane. Ti chiedo solo questo: non di cambiare idea, ci mancherebbe altro, ma di pensarci, chiedersi se sia meglio starsene a casa, come ordinano dall'alto, o far valere quell'"ognuno vale uno" tanto sbandierato e andare a votare chi, forse, un pochino ti ascolterà. Sono sicuro che lo farai.
Ti ringrazio per la bella chiacchierata.
PUNTO 2. Forse non mi reputi degno della tua attenzione, o forse hai paura. È un peccato davvero, ti avrei ascoltato volentieri. Fossi in te mi eserciterei ad ascoltare: nella vita potrebbe esserti molto utile. Se invece vuoi entrare in un consiglio comunale vai benissimo così: nessuno noterà la differenza dagli altri.
lunedì 16 maggio 2011
Il mercato
Una volta al mese chi può va a fare la spesa, se così si può definire il rifornimento di scatolame contenente surrogati di carne e verdure e bottiglie di acqua dal sapore metallico. È il minimo indispensabile per sopravvivere, che tuttavia si divora tutti quanti i risparmi, buoni pasto sbiaditi e sgualciti stampati chissà quando. L'acqua è il problema maggiore: per acquistare una bottiglia della qualità più scadente occorrono centinaia di buoni pasto. I più audaci li falsificano, ma occorre molta astuzia. Uno straccione pieno di soldi desta sospetti, e il rischio di essere sbattuto in galera per qualche decina di anni - per chi riesce a resistere tanto a lungo - è troppo alto per chi deve mantenere una famiglia.
I ricchi possono permettersi cibo più sostanzioso, anche se ben lontano dall'essere paragonabile agli alimenti freschi. Ma la grande differenza è nell'acqua: per loro non sono proibitive le bottiglie provenienti dalle sorgenti più pure e incontaminate, che si procurano tramite vie sconosciute ai comuni mortali - bottiglie preziose che nessuno espone al mercato centrale. Troppo rischioso.
Per andare a fare la spesa bisogna indossare vestiti impermeabili e una mascherina (una maschera antigas, per chi può permettersela) e infilarsi in un buco che conduce alla fogna. Si procede lentamente, incolonnati, stando attenti a dare la precedenza ai servi dei ricchi. Si riconoscono dalle armi, e basta la vista di un fucile a spegnere sul nascere la più piccola idea di ribellione. È una marcia estenuante, l'aria è calda e puzzolente, ma meno velenosa di quella che soffia sulla terra sovrastante. All'ingresso una sorta di banda armata alle dipendenze dei ricchi controlla l'accesso al mercato. Chi non può pagare la quota d'ingresso non entra.
Il mercato si svolge in un edificio costruito tanto tempo fa, molto diverso dai container a tenuta stagna in cui si è costretti a vivere dall'aria inquinata. Porte e finestre sono state sigillate per impedirne l'ingresso, ma tutto il resto non è cambiato. C'è stato un tempo in cui la gente si chiedeva a cosa potesse servire un edificio dalla struttura così particolare. Qualcuno suggeriva chissà perché un particolare tipo di teatro, ma ben presto a nessuno importò più di rispondere. Tutto è intatto: i banchi di legno, le sculture e i dipinti, il pannello di bronzo raffigurante chissà quale momento storico. Ma nessuno ci bada più, troppo impegnato a comprare, vendere, barattare, contrattare, urlare, minacciare.
Chissà chi decise, tanto tempo fa, di violare un luogo così solenne. Forse, più semplicemente, non ci fu nessuna decisione: un giorno qualcuno entrò mentre tutti erano distratti e gli altri lo seguirono. Forse qualcuno in seguito si rese conto della violazione e tentò di combatterla, ma ormai era troppo tardi. E così chi può, una volta al mese, va a fare la spesa a Montecitorio, il mercato generale, per trascinare poco oltre un'esistenza rinsecchita, che non ha memoria del significato di una cosa chiamata dignità. Ma il veleno preme alle porte ermetiche, e quando i sigilli cederanno non ci sarà più scampo per nessuno.
I ricchi possono permettersi cibo più sostanzioso, anche se ben lontano dall'essere paragonabile agli alimenti freschi. Ma la grande differenza è nell'acqua: per loro non sono proibitive le bottiglie provenienti dalle sorgenti più pure e incontaminate, che si procurano tramite vie sconosciute ai comuni mortali - bottiglie preziose che nessuno espone al mercato centrale. Troppo rischioso.
Per andare a fare la spesa bisogna indossare vestiti impermeabili e una mascherina (una maschera antigas, per chi può permettersela) e infilarsi in un buco che conduce alla fogna. Si procede lentamente, incolonnati, stando attenti a dare la precedenza ai servi dei ricchi. Si riconoscono dalle armi, e basta la vista di un fucile a spegnere sul nascere la più piccola idea di ribellione. È una marcia estenuante, l'aria è calda e puzzolente, ma meno velenosa di quella che soffia sulla terra sovrastante. All'ingresso una sorta di banda armata alle dipendenze dei ricchi controlla l'accesso al mercato. Chi non può pagare la quota d'ingresso non entra.
Il mercato si svolge in un edificio costruito tanto tempo fa, molto diverso dai container a tenuta stagna in cui si è costretti a vivere dall'aria inquinata. Porte e finestre sono state sigillate per impedirne l'ingresso, ma tutto il resto non è cambiato. C'è stato un tempo in cui la gente si chiedeva a cosa potesse servire un edificio dalla struttura così particolare. Qualcuno suggeriva chissà perché un particolare tipo di teatro, ma ben presto a nessuno importò più di rispondere. Tutto è intatto: i banchi di legno, le sculture e i dipinti, il pannello di bronzo raffigurante chissà quale momento storico. Ma nessuno ci bada più, troppo impegnato a comprare, vendere, barattare, contrattare, urlare, minacciare.
Chissà chi decise, tanto tempo fa, di violare un luogo così solenne. Forse, più semplicemente, non ci fu nessuna decisione: un giorno qualcuno entrò mentre tutti erano distratti e gli altri lo seguirono. Forse qualcuno in seguito si rese conto della violazione e tentò di combatterla, ma ormai era troppo tardi. E così chi può, una volta al mese, va a fare la spesa a Montecitorio, il mercato generale, per trascinare poco oltre un'esistenza rinsecchita, che non ha memoria del significato di una cosa chiamata dignità. Ma il veleno preme alle porte ermetiche, e quando i sigilli cederanno non ci sarà più scampo per nessuno.
mercoledì 11 maggio 2011
Il capolavoro sconosciuto di Lucio Battisti
Lucio Battisti è probabilmente il più grande scrittore di musica leggera italiano. I suoi innumerevoli gioielli hanno cambiato radicalmente il modo di concepire la "canzonetta" e ancora oggi risultano di una freschezza e di una modernità inconcepibili per la musica di oggi. Il suo successo non è casuale: a dispetto dell'apparente semplicità delle sue canzoni, Battisti è stato un grande sperimentatore, alla costante ricerca di nuove soluzioni sonore, ricerca che è possibile riscontrare in tutti i suoi pezzi. Ma se tutti conoscono La canzone del sole e I giardini di marzo, pochissimi sanno dell'esistenza di un Battisti diverso, forse meno immediato e accessibile, ma non per questo minore, anzi.
Anima latina è la meraviglia sconosciuta della discografia di Battisti. Esce nel 1974 dopo una serie di successi che lo hanno portato ai vertici della musica italiana. Forse è proprio per questo che Battisti tenta di svicolarsi dal marchio ormai indelebile di re delle classifiche, costruendo un album così spiazzante e diverso da quelli a cui aveva abituato il pubblico. E forse è per questo che, nonostante venda tantissimo, ben presto verrà dimenticato a favore dei successi di sempre.
Un Battisti così non può che spiazzare: canzoni lunghissime, ricche di parti strumentali, in cui la classica alternanza strofa-ritornello-strofa è totalmente stravolta. L'attitudine è quella tipica del progressive, ma Battisti lo rilegge in una forma inedita e geniale. Come si può intuire dal titolo, infatti, la via scelta è quella della musica sudamericana, piena di ritmo e calore. È un progressive mediterraneo, lontanissimo dai barocchismi dei Genesis e dei King Crimson. I sintetizzatori si fondono con le percussioni e i fiati creando una miscela inconcepibile per l'epoca, e su questo tappeto sonoro la voce di Lucio è uno strumento aggiuntivo che raramente prende il sopravvento, quasi a non voler distrarre l'ascoltatore dalla musica. Ma tutta questa ricchezza e innovazione sarebbero inutili se alla base non ci fosse il genio innato, capace di scrivere melodie indimenticabili. Perché la melodia c'è, ma è servita in modo diverso. Ne è un esempio lampante la title-track, una descrizione delle favelas brasiliane dalla potenza quasi pittorica, in cui la voce di Lucio sembra letteralmente ruzzolare "dai tetti di lamiera":
Spesso mi dicono che ascolto poca musica italiana. È vero, ma ne ascolterei molta di più se ci trovassi qualcosa di bello, interessante, che sappia stupire ed emozionare senza ricorrere alle solite furbate da classifica e da reality. Anima latina - assieme a quasi tutta la musica di Battisti - rappresenta tutto questo. Perché la bellezza non si ottiene scendendo a compromessi. Occorre talento e ancor più coraggio, mentre al giorno d'oggi sembra che contino solamente la presunzione e la sfacciataggine.
giovedì 5 maggio 2011
Una strana idea di libertà
Se c'è una cosa che continua a sorprendermi di certi personaggi è l'assoluta mancanza di pudore. Ma forse non è mancanza di pudore, ma più semplicemente uno smarrimento totale di alcuni concetti fondamentali, che così sono pronti per essere plasmati e rigirati a proprio piacimento. In questo senso è emblematico il comportamento di Claudio Tanzi, dirigente scolastico dell'istituto Cairoli di Pavia. Costui infatti, in virtù di un'idea molto personale di "libertà", non ha provato alcun imbarazzo nell'indirizzare a tutti i presidi delle scuole superiori della provincia pavese un invito a votare Vittorio Poma alle prossime elezioni provinciali, per mantenere "sinergie che sarebbe un peccato non continuare e rafforzare". Il problema non sta nell'appartenenza di Vittorio Poma al centrodestra - anche se in queste elezioni corre da solo, in conflitto con Pdl e Lega che presentano un proprio candidato, Ruggero Invernizzi - ma nell'utilizzo da parte di Tanzi della carta intestata dell'istituto. A chi solleva perplessità riguardo a questo punto Tanzi risponde che "ci sono scuole in cui si dichiara che Berlusconi è un delinquente", e che d'altra parte "siamo in un paese dove per fortuna c'è ancora la libertà". Proprio così, libertà. Nessun problema nel conferire ad un'opinione politica personale lo status di direttiva, come a voler dire che l'intero istituto Cairoli è a favore della rielezione di Poma. Nessun tentennamento di fronte a un gesto che rappresenta non un'espressione di libertà, ma la sua negazione. Perché libertà è confronto, dibattito, libera espressione di tutte le opinioni. È questo che dovrebbe accadere in una scuola. Non ha pensato, signor Tanzi, di chiedere l'opinione dei professori e degli studenti, riguardo a questo gesto a suo dire così trasparente e normale? Davvero non ha avuto un minimo di ritegno?
Chissà, forse queste sono parole inutili. Se uno si sente a posto con la coscienza è difficile fargli aprire gli occhi. Ma sono questi gesti a segnare il livello di degrado a cui siamo arrivati. Perché c'è da chiedersi cosa possano imparare gli studenti in una scuola pubblica guidata da un signore così confuso riguardo ai concetti fondamentali. C'è da chiedersi quanta ingenuità ci sia sotto a questi gesti, e se invece il grado di premeditazione sia molto più elevato. Se così fosse, un altro passo al di fuori della democrazia sarebbe stato compiuto. E chissà quale potrà essere il prossimo: forse una direttiva ministeriale che con gentilezza suggerisce agli studenti e ai loro genitori chi votare alle prossime elezioni?
Chissà, forse queste sono parole inutili. Se uno si sente a posto con la coscienza è difficile fargli aprire gli occhi. Ma sono questi gesti a segnare il livello di degrado a cui siamo arrivati. Perché c'è da chiedersi cosa possano imparare gli studenti in una scuola pubblica guidata da un signore così confuso riguardo ai concetti fondamentali. C'è da chiedersi quanta ingenuità ci sia sotto a questi gesti, e se invece il grado di premeditazione sia molto più elevato. Se così fosse, un altro passo al di fuori della democrazia sarebbe stato compiuto. E chissà quale potrà essere il prossimo: forse una direttiva ministeriale che con gentilezza suggerisce agli studenti e ai loro genitori chi votare alle prossime elezioni?
mercoledì 4 maggio 2011
Telefonata tra amici
Conversazione liberamente tradotta dall'italo-francese-lumbard in salsa maccheronica.
- Pronto Nicolas, sono Silvio. Senti un po', quel rompipalle di Umberto mi ha fatto votare una specie di data di scadenza per la guerra in Libia. Devo tenermelo tranquillo, sai com'è. Ma non preoccuparti, fai finta che non sia successo niente.
- Silvio chi? Ah, quello italiano? Non c'è problema, avremmo fatto così comunque.
- Perfetto. Però la prossima volta avvisa me o Frattini, quando fate una riunione.
- Frattini chi?
- Il ministro degli esteri.
- Ah, quello! Scusami, ma l'ultima volta che mi ha chiamato sul display del cellulare è comparsa la scritta "anonimo" e non ho risposto.
- Deve essere il suo cellulare. Anche a me succede, eppure il suo numero l'ho salvato... Va be', allora ci conto, eh? Chiamami!
- Puoi contarci... Rinfrescami la memoria: sei Silvio l'italiano, giusto?
- Pronto Nicolas, sono Silvio. Senti un po', quel rompipalle di Umberto mi ha fatto votare una specie di data di scadenza per la guerra in Libia. Devo tenermelo tranquillo, sai com'è. Ma non preoccuparti, fai finta che non sia successo niente.
- Silvio chi? Ah, quello italiano? Non c'è problema, avremmo fatto così comunque.
- Perfetto. Però la prossima volta avvisa me o Frattini, quando fate una riunione.
- Frattini chi?
- Il ministro degli esteri.
- Ah, quello! Scusami, ma l'ultima volta che mi ha chiamato sul display del cellulare è comparsa la scritta "anonimo" e non ho risposto.
- Deve essere il suo cellulare. Anche a me succede, eppure il suo numero l'ho salvato... Va be', allora ci conto, eh? Chiamami!
- Puoi contarci... Rinfrescami la memoria: sei Silvio l'italiano, giusto?
martedì 3 maggio 2011
Benvenuti in paradiso
In un posto molto lontano o molto vicino, a seconda dei punti di vista, due uomini si incontrano e iniziano a camminare a fianco a fianco. Sono molto alti e indossano entrambi abiti e copricapi bianchi. Dovrebbero stupirsi del loro incontro, ma non lo fanno. Nel posto in cui sono non c'è più spazio per lo stupore. Ma le domande rimangono. Quelle rimangono sempre, nella mente degli uomini.
- È il posto che penso io? - dice il primo uomo grattandosi la barba.
- Che posto pensi che sia? - risponde il secondo.
- Se fosse così, uno di noi due sarebbe nel posto sbagliato.
- Se non fosse così, noi due non riusciremmo neanche a parlarci.
- Ma allora perché tu perché sei qui?
- Potrei fare la stessa domanda a te. Ma io non oso dubitare della volontà di Dio.
- Ma se è il posto che penso io il tuo dio ha sbagliato.
- E perché non il tuo?
- Questa è una bestemmia. La volontà di Allah è infallibile e indiscutibile.
- Non bestemmio. Ma c'è un solo Dio e una sola Volontà, e Dio ha voluto che ci incontrassimo qui. Osi discutere la volontà dell'Unico Dio?
- Tu non ti chiedi il perché?
- I disegni del Signore sono imperscrutabili.
- Deve essere una prova. Una prova della mia vera fede. Perché non è possibile che io sia qui accanto a te.
- E chi sei tu per decidere cosa sia giusto o sbagliato per te?
- Io sono un martire nel nome di Allah!
- Un martire che ha ucciso migliaia di persone! Forse qui non vige la legge di Dio, perché Dio non permetterebbe mai a un assassino come te di varcare le porte della Sua casa.
- Non permetterti di farmi la predica. Le tue mani grondano sangue come le mie, avvinghiate come sono a quelle di sanguinari dittatori.
- Hai ucciso persone innocenti!
- Non esiste l'innocenza, di fronte alla volontà di Allah.
- Sei un assassino.
- Sei un assassino.
Per un po' camminano senza parlare. Poi uno dei due riprende.
- Forse dovremmo smetterla.
- Perché?
- Perché io so di avere ragione e tu credi di avere ragione. Non raggiungeremo mai un accordo. Potremmo stare a discutere per l'eternità.
- In effetti è così... Ma sono io ad avere ragione, e non tu.
- Ecco... Forse Dio ha voluto che ci incontrassimo proprio per questo. Per smettere.
- Non si può smettere. Il male non può sconfiggere il bene.
- Ma tu non puoi decidere cosa è bene e cosa è male. E invece lo fai.
- Ed è la stessa cosa che fai tu!
La discussione continua per un po'. Circa trecento anni, per dirla in termini terrestri. A un certo punto siglano una tregua e si stringono la mano. In quel momento appare all'orizzonte una vallata verde e profumata, e diverse persone corrono loro incontro. Un ragazzo barbuto e occhialuto li accoglie a pacche sulle spalle: - Visto? È così difficile smettere? Se qualcuno di voi ha qualche contatto con la Terra, cerchi di spiegarglielo, per favore. Si risparmierebbero un bel po' di vite là sotto e tanta fatica qui sopra. E adesso venite, che vi diamo un benvenuto come si deve.
- È il posto che penso io? - dice il primo uomo grattandosi la barba.
- Che posto pensi che sia? - risponde il secondo.
- Se fosse così, uno di noi due sarebbe nel posto sbagliato.
- Se non fosse così, noi due non riusciremmo neanche a parlarci.
- Ma allora perché tu perché sei qui?
- Potrei fare la stessa domanda a te. Ma io non oso dubitare della volontà di Dio.
- Ma se è il posto che penso io il tuo dio ha sbagliato.
- E perché non il tuo?
- Questa è una bestemmia. La volontà di Allah è infallibile e indiscutibile.
- Non bestemmio. Ma c'è un solo Dio e una sola Volontà, e Dio ha voluto che ci incontrassimo qui. Osi discutere la volontà dell'Unico Dio?
- Tu non ti chiedi il perché?
- I disegni del Signore sono imperscrutabili.
- Deve essere una prova. Una prova della mia vera fede. Perché non è possibile che io sia qui accanto a te.
- E chi sei tu per decidere cosa sia giusto o sbagliato per te?
- Io sono un martire nel nome di Allah!
- Un martire che ha ucciso migliaia di persone! Forse qui non vige la legge di Dio, perché Dio non permetterebbe mai a un assassino come te di varcare le porte della Sua casa.
- Non permetterti di farmi la predica. Le tue mani grondano sangue come le mie, avvinghiate come sono a quelle di sanguinari dittatori.
- Hai ucciso persone innocenti!
- Non esiste l'innocenza, di fronte alla volontà di Allah.
- Sei un assassino.
- Sei un assassino.
Per un po' camminano senza parlare. Poi uno dei due riprende.
- Forse dovremmo smetterla.
- Perché?
- Perché io so di avere ragione e tu credi di avere ragione. Non raggiungeremo mai un accordo. Potremmo stare a discutere per l'eternità.
- In effetti è così... Ma sono io ad avere ragione, e non tu.
- Ecco... Forse Dio ha voluto che ci incontrassimo proprio per questo. Per smettere.
- Non si può smettere. Il male non può sconfiggere il bene.
- Ma tu non puoi decidere cosa è bene e cosa è male. E invece lo fai.
- Ed è la stessa cosa che fai tu!
La discussione continua per un po'. Circa trecento anni, per dirla in termini terrestri. A un certo punto siglano una tregua e si stringono la mano. In quel momento appare all'orizzonte una vallata verde e profumata, e diverse persone corrono loro incontro. Un ragazzo barbuto e occhialuto li accoglie a pacche sulle spalle: - Visto? È così difficile smettere? Se qualcuno di voi ha qualche contatto con la Terra, cerchi di spiegarglielo, per favore. Si risparmierebbero un bel po' di vite là sotto e tanta fatica qui sopra. E adesso venite, che vi diamo un benvenuto come si deve.
lunedì 2 maggio 2011
Guerra santa, o quasi
"L’eliminazione da parte delle forze Usa dello sceicco del terrore Bin Laden all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II può essere letta come un nuovo enorme miracolo per il mondo regalato dal Papa più amato".
Così parlò Michela Biancofiore del Pdl. Ha ragione. Giunge ora notizia che nel proiettile che ha ucciso Bin Laden la polvere da sparo era stata sostituita con polvere di incenso, arrivata poche ore prima da Roma in un sacchetto recante l'immagine di Beato Papa Giovanni Paolo II. Le vendeva una bancarella vicino a Via della Conciliazione con l'assicurazione che si tratta di incenso vero - mica cazzi! - e consacrato da Benedetto XVI in persona. Venti euro, escluse le spese di spedizione. Una modica cifra per una guerra non ancora santa, ma di certo in odore di santità (in tutti i sensi). Una guerra beata. Ma forse non bastano venti euro per garantirsi l'indulgenza. Per la coscienza non è un problema: se qualcuno là in alto la possiede ancora, è seppellita sotto a un nauseabondo oceano di ipocrisia.
Così parlò Michela Biancofiore del Pdl. Ha ragione. Giunge ora notizia che nel proiettile che ha ucciso Bin Laden la polvere da sparo era stata sostituita con polvere di incenso, arrivata poche ore prima da Roma in un sacchetto recante l'immagine di Beato Papa Giovanni Paolo II. Le vendeva una bancarella vicino a Via della Conciliazione con l'assicurazione che si tratta di incenso vero - mica cazzi! - e consacrato da Benedetto XVI in persona. Venti euro, escluse le spese di spedizione. Una modica cifra per una guerra non ancora santa, ma di certo in odore di santità (in tutti i sensi). Una guerra beata. Ma forse non bastano venti euro per garantirsi l'indulgenza. Per la coscienza non è un problema: se qualcuno là in alto la possiede ancora, è seppellita sotto a un nauseabondo oceano di ipocrisia.
domenica 1 maggio 2011
Evento messianico
Avanzo nella folla densa. Sguscio come aria sabbiosa tra i corpi sudati. I fedeli soffocano nel caldo, la gabbia toracica accartocciata nella calca, ma dinnanzi a me si ritraggono, comprimono lo spazio vitale fino a renderlo sottile come un ago. Non è la puzza dei miei piedi, che si scioglie alla perfezione nelle zaffate di sudore vivo che la massa emana, ma il tocco appiccicoso del mio sangue a seminare urla e invocazioni a Dio – mai tanto inappropriate, bontà loro. È il terrore a balenare nei loro occhi quando scorgono il cuoio capelluto strappato, la crepa nella scatola cranica attraverso cui si intravede il bianco del cervello. Io cammino a mani aperte perché non c'è nulla da temere, ma loro temono me. Basta un soffio di vento per spazzare via l'umanità, e con essa la ragione, dal cuore degli uomini. Basterebbe distogliere lo sguardo, guardare con i loro occhi i miei occhi, per capire che non devono avere paura, ma non lo fanno. Anche la fede che dicono di professare espone radici troppo fragili, di fronte al mio sangue. Loro dicono, o credono, di credere, ma non credono. È evidente, ormai. Sono qui, esseri di tutti i colori, le mani strette sui rosari appena acquistati, gli zaini pieni di bottigliette d'acqua e oggetti di plastica marchiati con un'immagine che al loro ritorno a casa sarà già sbiadita, e mi guardano con terrore, e non capiscono nulla. Eppure sarebbe facile capire, in questo giorno luminoso, se usassero la ragione, lo strumento che più di tutto il resto rende l'uomo divino. Non la usano come non la usarono duemila e undici anni fa, quando ebbero paura di chi si mescolò agli ultimi per predicare l'amore e la fratellanza. Sono accecati dalle cerimonie e dai paramenti dorati che generano non comunione, ma divisione. Non c'è santità, non c'è beatitudine nella luce posticcia di questa celebrazione.
Per questo cammino tra loro, oggi. I miei occhi parleranno a chi vorrà ascoltare, e chi vorrà vedere vedrà il sorriso di chi, come me, ha sudato per vent'anni sopra i tetti delle case, con una cazzuola in una mano e un secchiello di cemento nell'altra. Lo stesso sorriso con cui sono morto per colpa di un mattone vagabondo, perché quel giorno avevo dimenticato l'elmetto. Lo stesso sorriso con cui la sera, per vent'anni, sono tornato a casa, felice di aver fatto il mio dovere. Per questo sono stato scelto. E così oggi, Primo Maggio, il giorno più santo di tutti, cammino tra loro, come duemila e undici anni fa, e dopo duemila e undici anni vedo la stessa confusione, lo stesso mercimonio, la stessa cecità. Nessuno mi ascolta, ma io ho fede, e sono certo che altrove, in altri posti, tra altre genti, qualcuno mi tenderà la mano. E forse questa volta ascolterà davvero.
Per questo cammino tra loro, oggi. I miei occhi parleranno a chi vorrà ascoltare, e chi vorrà vedere vedrà il sorriso di chi, come me, ha sudato per vent'anni sopra i tetti delle case, con una cazzuola in una mano e un secchiello di cemento nell'altra. Lo stesso sorriso con cui sono morto per colpa di un mattone vagabondo, perché quel giorno avevo dimenticato l'elmetto. Lo stesso sorriso con cui la sera, per vent'anni, sono tornato a casa, felice di aver fatto il mio dovere. Per questo sono stato scelto. E così oggi, Primo Maggio, il giorno più santo di tutti, cammino tra loro, come duemila e undici anni fa, e dopo duemila e undici anni vedo la stessa confusione, lo stesso mercimonio, la stessa cecità. Nessuno mi ascolta, ma io ho fede, e sono certo che altrove, in altri posti, tra altre genti, qualcuno mi tenderà la mano. E forse questa volta ascolterà davvero.
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