
Vorrei buttarla sul ridere, ma non ci riesco. Sarebbe facile fare dell'ironia sul neo-governatore del Piemonte Cota, che fino a qualche giorno fa ignorava totalmente i confini della regione che si appresta a governare, che bucherà la montagna senza nemmeno chiedere il permesso ai valsusini, che riaprirà le centrali nucleari. Già sento le proteste della gente che non le vuole: pensarci prima, forse?
Potrei scherzare su Formigoni, che si prepara a completare un Ventennio degno del periodo fascista, in barba alle regole. E quante risate potrei farmi, nell'apprendere che il plurimaturato Renzo Bossi, figlio d'arte, siederà al consiglio regionale, dall'alto delle sue 12.000 preferenze.
Che dire di Zaia, travolto letteralmente da un'inondazione di voti? Lavorerà part-time, mezza giornata a Roma Ladrona e mezza giornata a Venezia. Già pronto un progetto per collegare queste due città, una Tav per agevolare il lavoro del ministro. Naturalmente un doppio impiego comporta un doppio stipendio, e non uno stipendio part-time, ci mancherebbe altro. Poverino, sarà costretto a nutrirsi di McItaly, per fare in fretta. L'attaccamento al lavoro va premiato, senza dubbio.
Infine, vogliamo parlare della vittoria della Polverini? Il popolo votante ha dato fiducia ad una coalizione incapace persino di rispettare le scadenze, figuriamoci del resto.
Purtroppo non c'è niente da ridere, in tutto questo. L'unica cosa che mi riesce, in questo momento, è provare a darmi delle risposte, all'unica domanda sensata da porsi: di chi è la colpa?
Innanzitutto, la colpa è del Pd, della sua politica miope e autoreferenziale. Questa sconfitta parte da lontano, da quel secco no alla candidatura di Grillo alla segreteria del partito. Da allora Bersani ha inanellato una sconfitta dietro l'altra, una su tutte, sembra un paradosso dirlo, la vittoria di Vendola in Puglia. Una politica delle alleanze scriteriata e totalmente dettata dall'alto (leggi D'Alema) ha dato come unico risultato un forte scontento da parte dell'elettorato Pd, che ha preferito starsene a casa o dirottare il suo voto. Spero sia ironico, Bersani, quando afferma che in fondo non è andata così male, ma credo che non lo sia, e denota la mancanza totale di una visione politica. E' troppo facile dare la colpa al Movimento 5 Stelle, adesso. Invece di arroccarsi attorno ad una classe politica che ha perso ormai ogni credibilità, il Pd dovrebbe aprire le porte ai nuovi movimenti, freschi, vitali (uno tra tutti, il Popolo Viola). Senza questa forte presa di coscienza e posizione, il Pd non farà molta strada.
Secondo punto: il Movimento 5 Stelle. Ho pensato seriamente di votarlo, ma qualche episodio poco trasparente mi ha fatto cambiare idea. Questo partito è un formidabile contenitore di idee che condivido, ma ho paura che, in sede di consiglio, andrà a scagliarsi contro la politica, quella in cui bisogna votare sì o no, quella in cui, se si vuole provare a cambiare qualcosa, si deve per forza scendere a qualche compromesso. E' triste ma è così, ed è un discorso che vale in Italia come in Francia, in Germania come negli Stati Uniti. Obama è riuscito a far approvare la sua riforma sanitaria dopo un travagliatissimo lavoro di smussamento, pagando tra l'altro un caro prezzo in termini di popolarità. Questa è la politica, che piaccia o no, e quando leggo nel programma del Movimento "Blocco immediato della Tav in Val di Susa" mi viene da sorridere. Anche avesse preso il 50%, il Movimento pensa che sarebbe riuscito davvero a bloccare tutto, immediatamente? In realtà è tutto molto più difficile. Per cui ben venga il Movimento, sono curioso di vederlo all'opera, ma spero non si trasformi in semplice guastafeste, che intasa il consiglio con interpellanze e interrogazioni a non finire, soltanto per dimostrare di esserci. Inoltre, di questo Movimento non capisco l'assoluta mancanza di pragmatismo. E' tanto bello dichiarare di essere diversi, di essere nuovi, ma alla fine ci si scontra con la realtà, in cui ottenere un consigliere o due è un grandissimo risultato. Perché non sfruttare, quindi, la possibilità del voto disgiunto? E non mi si venga a dire, per favore, che Cota e la Bresso sono uguali. Non sono uguali, anche se fa comodo dirlo per motivi elettorali. Già mi immagino tagli alle spese superflue (spese sociali, volontariato, iniziative culturali, eccetera eccetera), crociate antiabortiste degne del miglior Formigoni, e altro ancora. Mi spiace ma no, non sono uguali, e per fronteggiare l'arrogante pochezza di questa maggioranza alzare le barricate non serve a nulla, se non a rimanere più soli.
Per finire, il terzo problema, magistralmente spiegato da Daniele Luttazzi: l'inerzia totale del popolo italiano. L'Italia è allo sfascio, sta letteralmente franando sotto il peso della corruzione, di scandali, di un Parlamento bloccato a causa dei capricci del padrone, del più totale disprezzo delle regole, di un razzismo ormai endemico, e il popolo premia il principale responsabile di tutto questo. L'informazione di regime ha prodotto questo effetto, smentendo ancora una volta chi sostiene che il controllo dei media non sposta voti. Insomma, la fase 3 dell'inculata sta proseguendo, e chissà quando finirà.
Ma forse sono io a sbagliare, o meglio, ad essere sbagliato, in questo paese.
Aggiornamento: a quanto pare Zaia si dimetterà da ministro. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.




