
Sono passati 33 anni dall'uscita di Low, uno dei capolavori di David Bowie e, più in generale, di tutta la musica rock. E' un disco che ho scoperto di recente, facendosi spazio giorno dopo giorno, fino ad insediarsi in pianta stabile nella mia playlist. Se bazzicate in rete troverete centinaia di recensioni che parlano in maniera dettagliata di Low, sviscerandolo traccia per traccia. Io non ho intenzione di fare niente di tutto ciò, sarebbe un esercizio inutile e presuntuoso. Il fatto è che, ad un certo punto dell'ascolto, mi è venuta una voglia irrefrenabile di manifestare lo stupore, sempre uguale e sempre diverso, che mi coglie, nello scoprire per l'ennesima volta come i veri capolavori siano una conquista, molto spesso non immediata, ma che una volta raggiunta può regalare soddisfazioni ed emozioni incomparabili.
Low, ad un ascolto distratto, può sembrare niente di più che un buon disco di musica pop. Melodie accattivanti, ben cantato, ben suonato, ma niente di trascendentale, anzi. Le tracce sono in genere molto brevi, raramente superano i tre minuti. Sembrano quasi degli abbozzi di canzoni, degli embrioni in attesa di essere sviluppati appieno. La seconda parte del disco, poi, appare molto simile a tanta musica ambient odierna.
La chiave è tutta qui. Low potrebbe benissimo essere uscito ieri, e nessuno si stupirebbe. Posso solo immaginare lo stupore di chi, nel 1977, ascoltò quel suono spaziale di sintetizzatore che apre Speed of Life, la prima traccia, mescolarsi con il sax e le chitarre elettriche, dopo aver posato sul piatto il disco, il tutto accompagnato da una batteria dal suono inaudito, vivo e allo stesso tempo robotico, caldo e freddo assieme. Questo inedito mix di passato e futuro si ripropone lungo tutto il disco, sia nelle canzoni tradizionali, sia negli esperimenti strumentali della seconda parte. Se a questo aggiungiamo l'innata capacità di Bowie di costruire melodie indimenticabili e le sue immense doti vocali, il capolavoro è servito. E come ogni capolavoro, si svela poco a poco, ogni ascolto è un'esperienza familiare e diversa allo stesso tempo. E se oggi è un disco ancora capace di suscitare stupore ed ammirazione, all'epoca fu una rivoluzione. Probabilmente senza questo disco, e senza l'altro capolavoro Heroes, gran parte di tutta la musica successiva sarebbe stata diversa. I Joy Division nacquero scegliendo come primo nome Warsaw, ispirandosi alla meravigliosa Warszawa, e pure il loro suono si ispira fortemente a questo disco. Tutto il synth-pop, a partire dai Depeche Mode, non sarebbe mai esistito. L'elettronica che ha permesso ai Radiohead di costruire Kid A, senza Low, sarebbe stata sicuramente molto diversa. Eccetera eccetera eccetera.
David Bowie ha scritto canzoni indimenticabili anche successivamente a questo disco, ma credo che Low sia il suo apice, un'opera irripetibile che il tempo non potrà mai intaccare, e che non smetterà di stupire nuove generazioni di ascoltatori. Che grande magia.

