Cammino, un uomo incrocia
la mia strada – la mia strada
piena di buchi – cammino, un uomo
calpesta i miei piedi – crudeltà
infinita – cammino,
un uomo cammina, la testa
bassa, sbatte un bastone
sulla strada – toc toc
toc – non sopporto – le unghie
mi fanno male – cammino,
un uomo incrocia la mia vita piena
di buchi, lenti nere sugli occhi
vuoti – cammino, il male
è passato come l’uomo – cammino,
ma ora mi fermo, mi volto e, mio
dio, penso: quanti buchi
sulla mia strada.
mercoledì 27 ottobre 2010
lunedì 25 ottobre 2010
Aceto fanatico di Roma Pontifex
Da qualche tempo ho scoperto l'esistenza di Pontifex, un sito cattolico piuttosto conosciuto in rete. Voglio sperare che la maggior parte dei numerosi visitatori millantati dai curatori del sito sia semplicemente mossa da curiosità, e legga i numerosi articoli proposti con un improbabile misto di sbigottimento, divertimento ed infinita tristezza. Perché se così non fosse, sarebbe il segno definitivo dell'irrimediabile vocazione autodistruttiva della razza umana.
Per chi non lo conoscesse, Pontifex si autodefinisce "sito di libera informazione cattolica". A me basta scorrere i titoli, mancandomi spesso il coraggio di leggerne i contenuti, per pensare che Pontifex è forse lo spot più efficace a favore dell'ateismo. Secondo il mio personalissimo e faziosissimo parere, gli autori di questi articoli un bel giorno hanno deciso di donare il loro cervello ad una trattoria monferrina perché potesse cucinare il fritto misto alla piemontese. Puro e semplice fanatismo, duro come la roccia, che nemmeno la logica più ferrea è in grado di incrinare. Spesso le assurdità esternate travalicano i limiti del grottesco, e viene da chiedersi se Pontifex in realtà sia un'enorme burla, una sorta di esperimento per testare fino a che punto possa spingersi il fanatismo religioso. Ma io non penso sia così. Quei tizi sono convinti di ciò che scrivono.
Io non credo che la fede, la vera fede intendo, sia il paté cerebrale contenuto in quel sito. Ma forse non sono la persona più adatta ad avere un'opinione in merito. Per questo vorrei chiedere ai fedeli, a chi ha abbracciato la religione senza lasciare il cervello per strada, cosa ne pensano. Cliccate qui, leggete, e se ne avrete voglia fatemi sapere.
Marx ha detto che la religione è l'oppio dei popoli. Leggendo Pontifex viene da pensare che sia una dose letale di Valium.
giovedì 21 ottobre 2010
L'Illinois di Sufjan Stevens
Questo disco è uno dei più celebrati degli anni '00. Uscito nel 2005, Illinoise di Sufjan Stevens rientrava originariamente, assieme a Michigan, nel folle progetto del songwriter statunitense di dedicare un disco ad ognuno degli stati americani. Forse è stata proprio la curiosità per quest'idea così balzana ad avvicinare molti ascoltatori, o forse sono stati i chilometrici titoli, vere e proprie descrizioni dell'incredibile mondo racchiuso in questo album. Mi sono sempre chiesto, dai pochi ascolti su Internet, cosa ci trovasse la critica di così speciale in questo ragazzo dalla voce flebile e timida, che tratteggia in colori pastello gracili melodie sorrette da un banjo e da un pianoforte. Per cui un bel giorno ho deciso di procurarmi l'intero lavoro, un mattone di un'ora e un quarto che fa davvero spavento, e finalmente ho capito.
Un grande disco non si costruisce semplicemente mettendo assieme delle belle canzoni. Ci vuole qualcos'altro, un ingrediente impalpabile ed indefinibile che lo elevi ad Arte vera, che lo renda infinitamente migliore della somma delle sue parti. Grazie a questa magia anche gli anelli deboli risultano perfetti, integrati alla perfezione nel contesto del disco. Proprio per questo Illinoise è un grandissimo album. Ascoltarlo dall'inizio alla fine è un'esperienza straniante, indescrivibile, sobbalzati tra pezzi che sembrano arrivare dalla più grande festa di paese del mondo, con arrangiamenti sontuosi e mai ridondanti (Illinoise, Chicago, Jacksonville) a tracce che sembrano arrivare da una stanza buia, scarne e scavate di tristezza (John wayne Gacy, Jr., Casimir Pulaski Day). È musica fuori moda, eppure così moderna, fuori dal tempo e fuori dallo spazio. E se i primi ascolti risulteranno disorientanti, estenuanti, ci sarà sempre qualcosa che vi spingerà a farlo ripartire daccapo, una melodia che vi è rimasta in testa, una nota di pianoforte che vibra ancora in petto. Funziona così, Illinoise, con le sue canzoni così semplici e così complesse, stratificate, che scavano in maniera lenta ma inesorabile un cantuccio da cui niente potrà scacciarle.
Concedetevi un viaggio nell'Illinois, e dopo un po' di ritrosia iniziale non potrete fare altro che innamorarvene perdutamente, come è successo a me.
mercoledì 20 ottobre 2010
Cota di paglia
Molise, anno 2001. Alle elezioni regionali vince Di Stasi, il candidato del centrosinistra. Ma due liste sono irregolari, per cui il Tar, undici mesi dopo, ordina una nuova consultazione. A vincere sarà Di Iorio, candidato del centrodestra tuttora in carica dopo la riconferma del 2006.
Chissà se quelli che oggi esultano per la decisione del Consiglio di Stato di sospendere il riconteggio dei voti ricordano questo episodio. Probabilmente no, oppure fanno i finti tonti. Tanto ci sono abituati: "Ah, la C di Ici sta per comunale? Ma pensa te...". "Io deputato? Ma tu guarda, ecco perché mi arrivavano tutte quelle raccomandate da Roma...". "La Regione Piemonte è piena di parenti? Non sapevo che quello fosse mio fratello, lo giuro!". Sarei davvero curioso di sapere l'opinione in merito di chi proclama che "a vincere oggi è il Piemonte", di chi per mesi ha gridato al complotto, al tentativo sovversivo di quei comunisti del Tar di ribaltare il verdetto pronunciato dal popolo, di questi che oggi stappano bottiglie sapendo di averla sfangata, per questa volta, grazie ad una decisione che nessuno si aspettava, e men che meno se l'aspettavano i diretti interessati, nonostante ora facciano i gradassi davanti alle telecamere. Sarebbe interessante, sarebbe un ottimo test per misurare la differenza di stile, perlomeno. Nove anni fa nessuno ha gridato al complotto, mi pare, come mi pare che nessuno oggi punti il dito contro i "giudici leghisti" o qualcosa del genere. Ma forse sarebbe un esercizio inutile, con chi fa delle regole civili e non solo carta straccia.
Adesso Cota è finalmente tranquillo. In questi mesi se l'è fatta addosso dalla paura. "Abbiamo vinto, telefono subito a Bossi", ha dichiarato prima di andare a cambiarsi le mutande (che francamente iniziavano a puzzare troppo). Potrà togliersi quell'espressione di chi si trova da quelle parti un po' per caso, di chi ad ogni occasione ripete sempre la stessa preghierina imparata a memoria (e all'occasione rinfrescata da quell'eccellente gobbo chiamato Buonanno). Ora può finalmente riappropriarsi del giocattolino che i giudici cattivi volevano strappargli. Spero con tutto il cuore che lo maneggi con cura, ma nei confronti di chi se n'è impossessato con arroganza, sbattendosi allegramente delle istruzioni, c'è da avere molta paura.
domenica 17 ottobre 2010
Il Tg Pippe in: snelliamo il tuo EEG! (Edizioni del Papi)
Bastano pochi minuti al giorno, e senza alcuna fatica! Sedetevi a tavola, immergete il naso nel vostro piatto preferito, versatevi un bicchiere di vino. Prendete il telecomando. sintonizzatevi su Canale 5 alle 20 (ma se il vostro digitale pedestre fa le bizze mettete su Rai 1, va bene lo stesso), e iniziate la vostra seduta quotidiana.
Se non avete molto tempo, il Tg Pippe mette a disposizione pratici trattamenti intensivi: poco più di un minuto per ottenere un EEG da far invidia alla vostra poltrona più comoda. Non ci credete? Verificate voi stessi:
Avete visto? Un sogno che diventa realtà: niente più interminabili sedute a base di Barbara d'Urso e Lamberto Sposini, niente più rumorosi battibecchi tra Sgarbi ed il tronista Mandriano, niente più sessioni di plasticologia criminale a cura di Bruno Vespa. Anche l'elettroencefalogramma più tenace è piallato dal luminoso sorriso della Cesara. E così la vostra mente sarà terra fertile ed inesplorata, pronta ad accogliere il luogo comune più idiota. Basta un pizzico di sterco per concimare alla perfezione.
Edizioni del Papi. Diffidate dalle imitazioni.
Se non avete molto tempo, il Tg Pippe mette a disposizione pratici trattamenti intensivi: poco più di un minuto per ottenere un EEG da far invidia alla vostra poltrona più comoda. Non ci credete? Verificate voi stessi:
Avete visto? Un sogno che diventa realtà: niente più interminabili sedute a base di Barbara d'Urso e Lamberto Sposini, niente più rumorosi battibecchi tra Sgarbi ed il tronista Mandriano, niente più sessioni di plasticologia criminale a cura di Bruno Vespa. Anche l'elettroencefalogramma più tenace è piallato dal luminoso sorriso della Cesara. E così la vostra mente sarà terra fertile ed inesplorata, pronta ad accogliere il luogo comune più idiota. Basta un pizzico di sterco per concimare alla perfezione.
Edizioni del Papi. Diffidate dalle imitazioni.
venerdì 15 ottobre 2010
Clamoroso ad Avetrana
Venerdì 15 ottobre, ore 16. Tutto è pronto per il fischio d'inizio. La tribuna stampa è schierata, pronta a seguire e a commentare minuto per minuto, a reti unificate: da Lamberto Sposini a Barbara d'Urso, passando per Milo Infante, sono tutti tirati a lucido, pronti a chiedere con uno schiocco di dita il collegamento dei loro inviati sul posto. Guardateli. Osservate la posizione ingessata di questi individui senza nome e senza identità, i piedi inchiodati sull'asfalto, gli stessi, puzzolenti vestiti da giorni, il microfono e la mano ormai coagulati in un'unica, inscindibile entità. Attorno a loro, il pubblico accorso in massa si tiene a debita distanza dal loro fetore. Lo Sposini si lascia sfuggire un moto di disappunto: cosa sta a fare lì tutta quella gente? È sconcertato, non si capacita del vergognoso grado di voyeurismo a cui è approdato il popolo, poi si scrolla di dosso lo sdegno con un giro di valentissimi commenti post-partita (o post-sconvolgenteconfessionedellozioorco), disquisizioni sul cellulare e sulla cugina, sulla madre e la figlia (che sarebbe la vittima). Ma l'attenzione dello Sposini è tutta rivolta al match del giorno: l'interrogatorio della cugina. "Ambrogio, è entrata?". "Sì Lamberto, è entrata adesso, indossa un tailleur scuro, il volto impassibile". "Come ti è sembrata?". "Eh, impassibile, sei sordo, brutto pirla?". Dieci secondi dopo: "Ambrogio, ci sono aggiornamenti?". "No, ma a quanto pare Sabrina ha chiesto dove fosse il bagno". Il match latita per diversi minuti, in cui gli opinionisti costruiscono alla perfezione il profilo psicologico dell'assassino, grazie alle interviste rilasciate. Ancora qualche istante e potrebbero arrivare ad estrapolare anche la sua squadra del cuore e il suo dolce preferito, ma fortunatamente il match si sblocca: "Sabrina sarebbe indagata per occultamento di cadavere!". Colpo di scena! L'assassino sparisce, oggi è la cugina a segnare. In contropiede, peraltro. E adesso tutti si chiedono: ma Sabrina usa Vodadfone, Tim o Wind? Via al televoto!
Spengo la televisione a partita ancora in corso. Ci saranno i supplementari, i calci di rigore ed infine la monetina con l'effigie di Sposini. Una monetina fatta di una sostanza marrone e profumata.
Non è cioccolata.
mercoledì 13 ottobre 2010
Il paese dei balocchi
La polizia stava a guardare. Non poteva fare altro, mentre quell'uomo grasso e tatuato tranciava con un tronchese le reti di protezione, mentre saltellava a cavalcioni sulla barriera mostrando il dito medio ed il saluto romano. "Venite a prendermi", sembrava dire. "Venite a prendermi, se avete il coraggio".
Accade questo, nel paese dei tornelli e della tessera del tifoso. Accade questo, e accade tutti i giorni. Ma ieri è accaduto in diretta, davanti agli occhi di milioni di persone. Chissà se ha fatto rinsavire qualcuno dei tanti abbacinati dalle vuote parole di questo governo, dalle tolleranze zero e dai giri di vite. Io ho seri dubbi, basta aprire Facebook per trovarsi la pagina inondata dai soliti gruppi ad indignazione teleguidata: "Zingari di merda", "Serbi dovete vergognarvi", e via di questo passo. Accade anche questo, nel paese del neofascismo color Arbre Magique, l'ennesimo, prodigioso ribaltamento di prospettiva in cui basta una bandiera straniera per dimenticare anni di croci celtiche, saluti fascisti, cassonetti incendiati, poliziotti uccisi da italianissimi "tifosi".
Accade, perché l'Italia è il paese dei balocchi. Basta sapersi organizzare, basta allearsi, affiliarsi, intrecciare rapporti con le persone giuste, per passeggiare con tranquillità sui diritti e doveri del vivere civile. Accade, perché l'Italia è un immenso stadio, in cui basta uno spinello di troppo per finire in galera. Accade, perché in Italia gli ultras stanno seduti nella curva Montecitorio, e appollaiati sulle barriere di vetro sbeffeggiano gli agenti anti-sommossa. "Venite a prenderci", urlano a volto scoperto, stringendosi a pugno attorno ai loro delinquenti. "Venite a prenderci, se avete il coraggio". E la polizia non può fare altro che stare a guardare.
lunedì 11 ottobre 2010
Play! Motore... azione!
Silenzio in sala, inizia The Black Light dei Calexico. Anno di produzione: 1999. Protagonisti... siete voi. Basta chiudere gli occhi dopo aver premuto play. La batteria jazzata e il riff morriconiano di Gipsy's Curse vi scaraventeranno in un mondo immaginario, magari a bordo della Thunderbird raffigurata in copertina, in mezzo ad un deserto abbacinante, con una pistola infilata nella cintura. Un western ambientato ai giorni nostri, con una sceneggiatura che cambierà ad ogni ascolto. La storia è la madre di tutte le storie, piena di amore e morte, ed è unicamente la musica a raccontarla. Prendete Over Your Shoulder, struggente ballata in cui lui prende le mani di lei per l'ultima volta, prima di voltarsi per sempre verso uno sconfinato tramonto. O Fake Fur, dal ritmo sinuoso ed insinuante come il movimento di un serpente a sonagli. O ancora Trigger, descrizione perfetta del lunghissimo attimo che precede lo sparo. Ogni traccia è un fotogramma di una pellicola luminosa.
Forse un grande regista, ma grande davvero, riuscirebbe a tradurre in immagini questo gioiello in maniera degna. Ma forse è meglio non rischiare, forse è meglio che The Black Light rimanga quello che è, vale a dire la colonna sonora immaginaria del film che abbiamo sempre sognato, il film perfetto, plasmato unicamente dalla nostra fantasia.
Inizia Frontera, la traccia finale, e partono i titoli di coda. In sala ci siete voi, mano nella mano. Lo schermo è nero, ma non importa. Basta premere play per rivivere daccapo questa storia meravigliosa.
martedì 5 ottobre 2010
Le domande da porsi e le risposte da evitare sulla fecondazione assistita (il clero prenda appunti)
Robert Edwards, il pioniere della fecondazione assistita, è premio Nobel per la medicina. La reazione ecclesiastica è arrivata puntuale e scontata come ci si poteva aspettare, ma acquista un sapore tutto particolare dopo le esilaranti dichiarazioni di monsignor Fisichella in seguito alla bestemmia del Caro Premier. L'invito a "contestualizzare" da parte di chi pretende di tagliare con l'accetta bene e male come fossero entità distinte e assolute non merita ulteriori commenti.
Il bene e il male assoluti non possono esistere nel mondo reale. Tutto viene considerato e giudicato in rapporto a qualcos'altro, non può essere altrimenti, e questo discorso vale al massimo grado per la fecondazione assistita, una tecnologia che avrà un impatto sempre maggiore nel futuro. Per questo motivo l'atteggiamento tenuto dalla Chiesa è ottuso e pericoloso: chiudere gli occhi pronunciando stupidi anatemi non fa che accelerare la deriva che dicono di temere.
Perché il rischio c'è, è altrettanto sciocco negarlo. Se da una parte il desiderio di maternità è quanto di più naturale possa esserci, dall'altra il rischio che questo desiderio diventi una sorta di ossessione, puro egoismo in cui il figlio da fine diventa il mezzo per colmare un vuoto personale, spesso per mascherare i problemi di una coppia, è alto. E da quando esiste la fecondazione assistita è diventato altissimo, arrivando a volte a toccare vette sconcertanti, con donne che vengono fecondate a 50-60 anni, se non oltre. Queste mamme pensano davvero ai loro figli? Si chiedono se una differenza generazionale così grande possa dare loro dei problemi? Credo che sia fondamentale porsi queste domande, senza avere la presunzione di giudicare nessuno.
È proprio questa presunzione che trovo insopportabile, e non solamente nella Chiesa. È meglio per un adolescente avere una madre di 80 anni o due genitori omosessuali? È meglio vivere con un padre divorziato o con due genitori separati in casa che non fanno altro che urlare? È meglio inseguire ossessivamente il desiderio materno (e d'altra parte, chi ancora oggi va dicendo che una famiglia senza figli, incapace di procreare, in fondo non sia una vera famiglia?) o farsene una ragione, riponendo l'amore che si sarebbe voluto riversare su un figlio in qualcos'altro? A queste domande esistono infinite risposte, spesso agli antipodi l'una all'altra. Se la Chiesa provasse a porsele, evitando di dare risposte preconfezionate e scadute, il ruolo di guida morale e spirituale che pretende di avere per milioni di persone farebbe un bel salto di qualità. Ma dubito fortemente che questa Chiesa abbia la volontà di spiccarlo.
Il bene e il male assoluti non possono esistere nel mondo reale. Tutto viene considerato e giudicato in rapporto a qualcos'altro, non può essere altrimenti, e questo discorso vale al massimo grado per la fecondazione assistita, una tecnologia che avrà un impatto sempre maggiore nel futuro. Per questo motivo l'atteggiamento tenuto dalla Chiesa è ottuso e pericoloso: chiudere gli occhi pronunciando stupidi anatemi non fa che accelerare la deriva che dicono di temere.
Perché il rischio c'è, è altrettanto sciocco negarlo. Se da una parte il desiderio di maternità è quanto di più naturale possa esserci, dall'altra il rischio che questo desiderio diventi una sorta di ossessione, puro egoismo in cui il figlio da fine diventa il mezzo per colmare un vuoto personale, spesso per mascherare i problemi di una coppia, è alto. E da quando esiste la fecondazione assistita è diventato altissimo, arrivando a volte a toccare vette sconcertanti, con donne che vengono fecondate a 50-60 anni, se non oltre. Queste mamme pensano davvero ai loro figli? Si chiedono se una differenza generazionale così grande possa dare loro dei problemi? Credo che sia fondamentale porsi queste domande, senza avere la presunzione di giudicare nessuno.
È proprio questa presunzione che trovo insopportabile, e non solamente nella Chiesa. È meglio per un adolescente avere una madre di 80 anni o due genitori omosessuali? È meglio vivere con un padre divorziato o con due genitori separati in casa che non fanno altro che urlare? È meglio inseguire ossessivamente il desiderio materno (e d'altra parte, chi ancora oggi va dicendo che una famiglia senza figli, incapace di procreare, in fondo non sia una vera famiglia?) o farsene una ragione, riponendo l'amore che si sarebbe voluto riversare su un figlio in qualcos'altro? A queste domande esistono infinite risposte, spesso agli antipodi l'una all'altra. Se la Chiesa provasse a porsele, evitando di dare risposte preconfezionate e scadute, il ruolo di guida morale e spirituale che pretende di avere per milioni di persone farebbe un bel salto di qualità. Ma dubito fortemente che questa Chiesa abbia la volontà di spiccarlo.
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