martedì 29 giugno 2010
Un po'
Esultiamo: Dell'Utri è solamente un po' mafioso. Un mafioso di lieve entità, secondo una nuova formula cara a Quagliariello e company (quelli dell'abuso sessuale di lieve entità, per intenderci). È una questione di quantità, e non di qualità. D'altra parte, a pensarci bene, anche Falcone e Borsellino non sono morti del tutto. Sono solamente un po' morti. Tutto questo parlare di loro li rianima un pochetto. Ma non bisogna perdere la fiducia. Un po' di Minzolini quotidiano ancora per qualche tempo donerà a questi poveri signori il meritato riposo, il silenzio tombale. Un po' per volta. A piccole dosi.
In Italia è tutta una questione di quantità.
lunedì 28 giugno 2010
Forse mi è sfuggito qualcosa
A leggere i commenti che il giornalismo italiano sta sfornando per descrivere l'atteggiamento della Fifa nei confronti dei lievi errori arbitrali di ieri, non si sa se ridere o piangere. Tutti a parlare di comportamento "incomprensibile", "sconcertante", "vergognoso". In effetti criticare la proiezione delle immagini sui maxischermi è un gesto che va al di là non solo del più comune buonsenso, ma anche della comprensione umana. Ma a me questa storia suona fin troppo familiare. Davanti alla prova evidente, impossibile da confutare perché ottenuta con una tecnologia che non prevede interpretazioni, che un'ingiustizia è stata compiuta, l'organo chiamato a rispondere dell'ingiustizia, invece di rispondere, punta il dito sulla tecnologia che ha permesso di scovare l'ingiustizia. Assurdo. Sconcertante. Vergognoso. In pratica, quello che accade in Italia da quasi vent'anni a questa parte.
Per questo credo che la moviola potrebbe essere uno strumento molto utile ai giornalisti italiani. Chissà, forse riuscirebbero finalmente a vedere gli innumerevoli colpi a gamba tesa, i gestacci, gli insulti all'arbitro, le risse in campo che spalti inebetiti hanno visto scorrere davanti ai loro occhi. Chissà, forse questa volta scapperebbe dalle loro penne qualche parolina più forte e più giusta dei soliti "moniti", "cenni di disappunto" e "irritazione". Forse i tanti scribacchini specialisti nel cadere dal pero di fronte all'ennesimo provvedimento ad personam recupererebbero il loro equilibrio. "Perbacco, questo me l'ero perso, come ho fatto a non vederlo?", potrebbero finalmente esclamare in un sussulto di dignità.
Ma forse non vivrò abbastanza a lungo per poter vivere questo grande momento.
Per questo credo che la moviola potrebbe essere uno strumento molto utile ai giornalisti italiani. Chissà, forse riuscirebbero finalmente a vedere gli innumerevoli colpi a gamba tesa, i gestacci, gli insulti all'arbitro, le risse in campo che spalti inebetiti hanno visto scorrere davanti ai loro occhi. Chissà, forse questa volta scapperebbe dalle loro penne qualche parolina più forte e più giusta dei soliti "moniti", "cenni di disappunto" e "irritazione". Forse i tanti scribacchini specialisti nel cadere dal pero di fronte all'ennesimo provvedimento ad personam recupererebbero il loro equilibrio. "Perbacco, questo me l'ero perso, come ho fatto a non vederlo?", potrebbero finalmente esclamare in un sussulto di dignità.
Ma forse non vivrò abbastanza a lungo per poter vivere questo grande momento.
giovedì 24 giugno 2010
Comunque andrà, sarà una sconfitta
No, non mi riferisco alla partita dell'Italia, argomento a cui lo stivale sembra appeso come la bava alla bocca di un cavallo, fondamentale momento nazional-popolare che, a leggere i titoli che si accavallano in tv e sui giornali, determinerà il destino ultimo del nostro disgraziato paese. Naturalmente mi sto riferendo a ben altra partita, anche se chiamarla partita è farle un grosso complimento. Perché non c'è nulla di sportivo nel desolante duello che si sta combattendo a Pomigliano, un duello che in qualche modo finirà, ma che in ogni caso farà a brandelli quell'insieme di idee, valori, regole che i vecchi tromboni (tra cui il sottoscritto) mettono assieme nel grande edificio dei "diritti del lavoro", un edificio che si sta sgretolando, scossone dopo scossone, da parecchio tempo, ma che crolla definitivamente sotto il colpo mortale di un referendum, uno dei massimi strumenti di esercizio dei diritti. Grottesco, ma sta succedendo. E sta succedendo nel silenzio, o nell'indifferenza, o nella rassegnazione, quasi totale. In un'Italia che perde pezzi ogni giorno, nonostante qualcuno proclami che siamo i più ricchi d'Europa, in un'Italia ormai assuefatta al marcio che pervade ogni ambito della vita di ognuno, accettato come un destino inesorabile, suona quasi normale che una grande azienda chieda ai suoi dipendenti di mettere da parte alcuni diritti sacrosanti. La crisi è una guerra, e in guerra vige la legge marziale, che non prevede libertà di sorta. In questo contesto l'idea di indire un referendum tra i lavoratori può sembrare uno straordinario esempio di democrazia. La maggioranza decide, la minoranza si adegua. Qualcosa da ridire?
Invece è l'esatto contrario. Questo referendum è uno strumento rivoltante, uno sputo sulla dignità del lavoro, ed in generale una luminosa dimostrazione di quanto sia scivolato in basso il nostro paese. Forse sono l'unico, o uno dei pochi, a vedere la ghigliottina che questa votazione calerà sui diritti del lavoro acquisiti in Italia, ma mi chiedo davvero come si possa non vederlo, come si possa rimanere impassibili a questa guerra che la Fiat ha scatenato non con i suoi dipendenti, ma tra i suoi dipendenti. Da una parte i buoni, la maggioranza, quelli che vogliono lavorare; dall'altra i cattivi, quelli della Fiom, quelli che vogliono scioperare. Questa è la scacchiera disposta da Marchionne. Elementare ed efficace: volete lavorare o no? Come se quelli della Fiom fossero dei pazzi, come se quelli della Fiom non si rendessero conto che ne va del loro futuro. Ma forse il problema è tutto qui: quelli della Fiom guardano troppo avanti, riescono a scorgere le conseguenze devastanti di un accordo del genere, riescono a scorgere un futuro che non sia il loro, ma di chi verrà dopo di loro. In un'Italia senza futuro, personaggi del genere non hanno più senso di esistere. Vanno isolati, resecati, si dialoga con chi è d'accordo, con chi è talmente disperato ed ottuso (o entrambe le cose) da non vedere nient'altro che il giorno dopo, con chi è disposto a trasformarsi in un piccolo e silenzioso operaio cinese, un pezzo di carne che produce pezzi di automobile.
Può sembrare una visione catastrofica, ma purtroppo non lo è. Ma se è difficile scorgere un futuro per questa Italia, d'altra parte è consolante scorgere qui e là frammenti di un'Italia che non smette e non smetterà mai di cercarlo, e non perderà occasione di tentare di costruirlo con le proprie mani.
Invece è l'esatto contrario. Questo referendum è uno strumento rivoltante, uno sputo sulla dignità del lavoro, ed in generale una luminosa dimostrazione di quanto sia scivolato in basso il nostro paese. Forse sono l'unico, o uno dei pochi, a vedere la ghigliottina che questa votazione calerà sui diritti del lavoro acquisiti in Italia, ma mi chiedo davvero come si possa non vederlo, come si possa rimanere impassibili a questa guerra che la Fiat ha scatenato non con i suoi dipendenti, ma tra i suoi dipendenti. Da una parte i buoni, la maggioranza, quelli che vogliono lavorare; dall'altra i cattivi, quelli della Fiom, quelli che vogliono scioperare. Questa è la scacchiera disposta da Marchionne. Elementare ed efficace: volete lavorare o no? Come se quelli della Fiom fossero dei pazzi, come se quelli della Fiom non si rendessero conto che ne va del loro futuro. Ma forse il problema è tutto qui: quelli della Fiom guardano troppo avanti, riescono a scorgere le conseguenze devastanti di un accordo del genere, riescono a scorgere un futuro che non sia il loro, ma di chi verrà dopo di loro. In un'Italia senza futuro, personaggi del genere non hanno più senso di esistere. Vanno isolati, resecati, si dialoga con chi è d'accordo, con chi è talmente disperato ed ottuso (o entrambe le cose) da non vedere nient'altro che il giorno dopo, con chi è disposto a trasformarsi in un piccolo e silenzioso operaio cinese, un pezzo di carne che produce pezzi di automobile.
Può sembrare una visione catastrofica, ma purtroppo non lo è. Ma se è difficile scorgere un futuro per questa Italia, d'altra parte è consolante scorgere qui e là frammenti di un'Italia che non smette e non smetterà mai di cercarlo, e non perderà occasione di tentare di costruirlo con le proprie mani.
giovedì 17 giugno 2010
Profumo di violetta in quel di Palermo
L'immagine qui sopra è stata uno degli spot più efficaci del governo del fare. Per mesi le montagne di rifiuti napoletane hanno invaso i Tg e permesso al ducetto di Arcore di riconquistare il governo. Ormai sono passati due anni, e Silvio oggi ha ben altre grane tra le mani - no, la crisi economica non è contemplata -, ma come non ricordare i Consigli dei Ministri a Napoli, le mirabolanti dichiarazioni battute dalle agenzie ad un ritmo estenuante, gli spot pubblicitari in cui una signorina poco vestita (naturalmente raccomandata da Silvio) si strusciava tra i cumuli di monnezza? B. & B. (Berlusconi e Bertolaso) su quei rifiuti hanno gettato le fondamenta del loro consenso, grazie anche al colpevole concorso del centrosinistra, che non ha mai avuto il fegato di rimuovere i principali responsabili di quel disastro, l'ex presidente Bassolino e l'ex sindaco Jervolino. Soltanto più tardi sono partite le indagini, tuttora in corso, che lentamente stanno disseppellendo il giro d'affari che ruotava attorno all'emergenza rifiuti, giro in cui l'irreprensibile Bertolaso a quanto pare è invischiato con mani e piedi, molto tempo prima delle sedute di massaggi al Salaria Sport Village. Troppo tardi. Ormai la scenografia di cartone era completa, e il terremoto dell'Aquila non ha fatto altro che abbellirla.
Ma l'immagine qui sopra non è stata scattata a Napoli. Risale a poco meno di un anno fa, e ritrae una strada di Palermo. Non credo che i rifiuti di Palermo sappiano di violetta, o che siano meno ingombranti di quelli napoletani, eppure qualcuno li ha mai visti occupare minuti su minuti, in maniera costante, i cinegiornali di regime? Non è strana, questa dimenticanza. Difficile dare la colpa alla sinistra in una regione come la Sicilia, in cui il centrodestra vince le elezioni a tavolino, per forfait dell'avversario. Difficilissimo spiegare cosa stia sotto a questa emergenza, che dura ormai da mesi, e che vede il sindaco del Pdl Cammarata indagato per disastro doloso, truffa, abbandono di rifiuti speciali, e per altre amenità. Diventa impossibile, quindi, raccontare l'aumento della tassa sui rifiuti del 54%, deciso oggi durante una seduta del consiglio comunale durata 14 ore. Come si può dire che un'amministrazione berluschina aumenta le tasse? Come si può dire che un comune berluschino è sommerso dai rifiuti? Che trauma subirebbero i cittadini italiani che hanno votato Silvio perché ha ripulito Napoli dalla monnezza?
Ma chissà, forse sono in malafede. Forse qualcosa diranno, tanto ci sono i Mondiali e nessuno presta attenzione. In fondo lasciare i rifiuti per strada, a pensarci bene, è un ottimo modo per responsabilizzare i cittadini, per spingerli a produrre meno scarto. In fondo è colpa degli addetti alla nettezza urbana che non fanno il loro dovere. Ed in fondo i rifiuti a Palermo non puzzano poi così tanto. Sono i nasi catastrofisti e giustizialisti a sentire odore di marcio dappertutto.
lunedì 14 giugno 2010
Un meraviglioso tuffo nell'oceano
Ocean Songs dei Dirty Three non è un disco di musica. È l'oceano, semplicemente. Parlare di generi, tracce, strumenti, non serve a nulla. Perché questo disco è inspiegabile, un mistero che si ripete ad ogni ascolto. Come può un trio (uno "sporco trio", per l'esattezza) possedere una tale capacità immaginifica? Come è possibile che tre semplici strumenti - batteria, chitarra, violino - riescano ad evocare il sapore salmastro sulle labbra, la risacca lenta e costante, l'impetuosità delle onde gonfiate dal vento? È un mistero, o più semplicemente è una magia. Ed è vero, è tutto vero. Non ci credevo, leggendo le recensioni, ma mi sono ricreduto immediatamente. Ho premuto "play" ed ho sentito le onde, ho sentito l'ammaliante canto della sirena. Mi sono ritrovato su una zattera in mezzo al blu, in balia di una tempesta. Sono affondato per poi riaffiorare, a rivedere le stelle. Tre strumenti, nemmeno un filo di voce. Un flusso sonoro da subire ad occhi chiusi, senza opporre resistenza. Un disco commovente, romantico, travolgente, indimenticabile. Un disco che insegna a non sottovalutare mai la magia della musica.
giovedì 10 giugno 2010
Discorsi sull'Italia e sulla dittatura
Chi guarda il Tg1 non noterà la differenza, ma da oggi l'Italia è un po' meno democratica. Al culmine di questa tetra giornata svetta senza ombra di dubbio l'intervento di Gasparri (quello vero, non l'imitazione di Marcoré), che ha accusato la sinistra di non rispettare le istituzioni, al che mi è tornata in mente una battuta di Spinoza.it, terribilmente divertente e terribilmente tragica, nella sua realtà: "Gasparri negativo al test antidroga: cade anche l'ultima possibile attenuante".
Stiamo rapidamente riavvolgendo il nastro, non è ancora abbastanza chiaro? Mussolini definì il Parlamento "un'aula sorda e grigia". Fa forse differenza da un Berlusconi che definisce "infernale" il rispetto della Costituzione? E cos'è diventato il Parlamento grazie a Berlusconi, se non un'aula sorda e grigia, un fastidioso ostacolo da rimuovere?
Io non ci sto, naturalmente. Io mi incazzerò e mi indignerò come e più di ieri. Che se lo mettano nel culo, l'obbligo di rettifica. Ma è difficile tenere la barra dritta. La rete è popolata di gente che si informa, che si ribella, che nel proprio piccolo tenta di smuovere la devastante lobotomia dell'italiano medio. Ma una volta usciti dalla rete, cosa si trova? Un popolo imbruttito, ignorante, egoista, tutto sorrisi e pacche sulle spalle ma pronto a fare il furbo non appena gli si presta l'occasione, pronto a mettertelo nel culo senza nemmeno guardarti in faccia. Un'Italia stracolma di fustigatori morali, che disquisiscono di etica e di morale in discorsi all'insegna del "Sono tutti uguali, è tutto uno schifo", senza rendersi conto (oppure rendendosi perfettamente conto), di essere loro stessi l'emblema dell'uguaglianza, l'emblema dello schifo. Li trovi a tutti i livelli, questi personaggi, nella vita di tutti i giorni. Al lavoro, in università, dappertutto. Piccoli moralisti berlusconizzati che probabilmente formeranno la nuova classe dirigente italiana. È uno spettacolo desolante, un'Italia in cui non mi riconosco. Chissà, forse hanno ragione loro. Fare le cose per bene costa troppa fatica, meglio farsi furbi e chi se ne frega del resto. Ma non ce la faccio a dar loro ragione. È più forte di me. Sarebbe una violenza troppo forte contro me stesso. Per cui vado dritto per la mia strada, sempre incazzandomi ed indignandomi per tutto ciò che va contro la mia coscienza. Sperando che questa mia incazzatura possa contagiare qualcun altro.
venerdì 4 giugno 2010
Un appello per Niki Aprile Gatti
Della storia di Niki Aprile Gatti non sapevo nulla, fino a poco tempo fa. Giornali e tv l'hanno ignorata con molta tranquillità, forse consapevoli del suo potenziale esplosivo.
Niki Aprile Gatti era un programmatore della Oscorp S.p.a., una società coinvolta nell'inchiesta Premium, un'indagine ad ampio spettro che riguarda movimenti sospetti di enormi quantità di denaro tra San Marino, Londra, e che riguarda società come Eutelia e Fastweb. Nell'ambito di questa indagine, Niki Gatti viene arrestato con l'accusa di frode informatica, il 19 giugno 2008. Fin da subito si mostra molto collaborativo, è l'unico arrestato disposto a fornire tutte le spiegazioni agli inquirenti. Ciò nonostante, a Niki viene confermata la custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza a Sollicciano, al contrario degli altri arrestati a cui vengono concessi gli arresti domiciliari. Il 24 giugno 2008 i suoi compagni di cella lo trovano morto. Le autorità dichiarano fin da subito che si tratta di suicidio. Sembra una storia già sentita, ma in realtà è molto più complessa, piena di coincidenze e punti oscuri degni di un poliziesco. Consiglio a tutti la lettura della sintesi di Alessandro Tauro, che mi ha permesso di conoscere questa sporca vicenda e che mette in evidenza come, con molta probabilità, il povero Niki sia rimasto invischiato in una storia molto più grande di lui, una storia in cui le sue parole avrebbero potuto scatenare un terremoto ai piani alti del potere. Le tante domande rimaste aperte, però, non hanno impedito al Gip di Firenze di archiviare le indagini sulla sua morte. Per questo motivo diversi blog, tra cui L'Incarcerato, il blog di Alessandro, L'Agora e No More Thieves, hanno lanciato un appello, una lettera rivolta ai giudici della Procura di Firenze, per chiedere risposte certe sulla morte di Niki. Per aderire basta mandare la lettera, riportata qui sotto, agli indirizzi procura.firenze@giustizia.it e segreteria.giustizia@gov.sm.
Mai tacere, mai smettere di chiedere giustizia.
"Gentilissimi Procuratori Canessa e Monferini,
Sappiamo che state indagando su una inchiesta molto complessa ed importante: l'inchiesta Premium.
Tale inchiesta coinvolge alcune società informatiche e telefoniche , tra cui la Sammarinese Oscorp.
All'interno di quella Società, incensurato e disposto a parlare per fornire ogni dettaglio utile alle indagini, c'era Niki Aprile Gatti il quale fu arrestato per truffa insieme ad altri appartenenti alla società Oscorp.
Egli fu l'unico ,fin dal primo istante, a voler collaborare con la Giustizia, avendo la coscienza pulita.
Ci sono, a mio avviso, molti elementi che indicano come questa morte sia strettamente connessa con l'inchiesta di cui vi state occupando. Inoltre, anche grazie a numerosi articoli di giornale, si evince l'ombra della criminalità organizzata.
E' per questa ragione che sono qui a chiedervi di considerare l'ipotesi di allargare gli orizzonti della vostra indagine anche sulla morte di Niki Aprile Gatti soprattutto alla luce del furto in casa di NIKI,per il quale il tribunale di Avezzano ha rinviato a giudizio la persona per appropriazione indebita: tra i beni sottratti ci sono anche i due Computer che il ragazzo possedeva.
Tutto questo, non solo per dare speranza di verità ad una madre affranta, ma proprio per stabilire la verità su una morte che troppo frettolosamente é stata archiviata come suicidio.
Con stima
Firma di chi ha scritto la mail."
Niki Aprile Gatti era un programmatore della Oscorp S.p.a., una società coinvolta nell'inchiesta Premium, un'indagine ad ampio spettro che riguarda movimenti sospetti di enormi quantità di denaro tra San Marino, Londra, e che riguarda società come Eutelia e Fastweb. Nell'ambito di questa indagine, Niki Gatti viene arrestato con l'accusa di frode informatica, il 19 giugno 2008. Fin da subito si mostra molto collaborativo, è l'unico arrestato disposto a fornire tutte le spiegazioni agli inquirenti. Ciò nonostante, a Niki viene confermata la custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza a Sollicciano, al contrario degli altri arrestati a cui vengono concessi gli arresti domiciliari. Il 24 giugno 2008 i suoi compagni di cella lo trovano morto. Le autorità dichiarano fin da subito che si tratta di suicidio. Sembra una storia già sentita, ma in realtà è molto più complessa, piena di coincidenze e punti oscuri degni di un poliziesco. Consiglio a tutti la lettura della sintesi di Alessandro Tauro, che mi ha permesso di conoscere questa sporca vicenda e che mette in evidenza come, con molta probabilità, il povero Niki sia rimasto invischiato in una storia molto più grande di lui, una storia in cui le sue parole avrebbero potuto scatenare un terremoto ai piani alti del potere. Le tante domande rimaste aperte, però, non hanno impedito al Gip di Firenze di archiviare le indagini sulla sua morte. Per questo motivo diversi blog, tra cui L'Incarcerato, il blog di Alessandro, L'Agora e No More Thieves, hanno lanciato un appello, una lettera rivolta ai giudici della Procura di Firenze, per chiedere risposte certe sulla morte di Niki. Per aderire basta mandare la lettera, riportata qui sotto, agli indirizzi procura.firenze@giustizia.it e segreteria.giustizia@gov.sm.
Mai tacere, mai smettere di chiedere giustizia.
"Gentilissimi Procuratori Canessa e Monferini,
Sappiamo che state indagando su una inchiesta molto complessa ed importante: l'inchiesta Premium.
Tale inchiesta coinvolge alcune società informatiche e telefoniche , tra cui la Sammarinese Oscorp.
All'interno di quella Società, incensurato e disposto a parlare per fornire ogni dettaglio utile alle indagini, c'era Niki Aprile Gatti il quale fu arrestato per truffa insieme ad altri appartenenti alla società Oscorp.
Egli fu l'unico ,fin dal primo istante, a voler collaborare con la Giustizia, avendo la coscienza pulita.
Ci sono, a mio avviso, molti elementi che indicano come questa morte sia strettamente connessa con l'inchiesta di cui vi state occupando. Inoltre, anche grazie a numerosi articoli di giornale, si evince l'ombra della criminalità organizzata.
E' per questa ragione che sono qui a chiedervi di considerare l'ipotesi di allargare gli orizzonti della vostra indagine anche sulla morte di Niki Aprile Gatti soprattutto alla luce del furto in casa di NIKI,per il quale il tribunale di Avezzano ha rinviato a giudizio la persona per appropriazione indebita: tra i beni sottratti ci sono anche i due Computer che il ragazzo possedeva.
Tutto questo, non solo per dare speranza di verità ad una madre affranta, ma proprio per stabilire la verità su una morte che troppo frettolosamente é stata archiviata come suicidio.
Con stima
Firma di chi ha scritto la mail."
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