lunedì 31 maggio 2010

Con me o contro di me?

Qualcuno mi bollerà come antisemita, ne sono sicuro. Succede sempre, quando qualcuno tenta di sollevare una minima critica nei confronti dello stato israeliano. Basta questo per scatenare reazioni sdegnate, in cui la parola "odio" si spreca, in cui l'Olocausto viene sventolato con indecenza per giustificare tutte le azioni israeliane, anche le più nefande. Benissimo, fate pure. Datemi dell'antisemita. Io so di non esserlo, ho la coscienza pulita.
Il problema è proprio questo. L'odio nazista che ha ucciso milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale, invece di servire da punto di partenza per costruire un mondo nuovo, privo finalmente di discriminazioni religiose, ha generato solamente altro odio, più sotterraneo, ma estremamente più pervasivo e velenoso. Israele in sessant'anni di storia ha tracciato una nettissima linea di demarcazione tra buoni e cattivi. I pochi uomini di buona volontà che hanno tentato di superare questa feroce contrapposizione (vedi Rabin) hanno fatto una brutta fine. Israele costringe continuamente il mondo a schierarsi: sei con me o contro di me? Una domanda che non prevede compromessi, a cui il mondo occidentale dà costantemente un'unica risposta. D'altra parte, avere l'alleanza di una potenza militare e nucleare come Israele può portare molti vantaggi ed effetti collaterali trascurabili, sciocchezze come due decine scarse di uomini uccisi perché tentavano di portare aiuto ai segregati di Gaza. Morti di fronte a cui tutti paiono balbettare, chiedere spiegazioni a mezza voce, di fronte a cui la prima cosa che può passare per la testa è che in fondo gli israeliani erano stati provocati dalle intenzioni esageratamente pacifiche di quella nave. Naturalmente non sono così ingenuo da credere che bene e male siano nettamente separati, soprattutto in una questione complessa come quella mediorientale, ma provo una gran rabbia nel costatare per l'ennesima volta l'incapacità dell'uomo di imparare dai propri errori, e come il ricordo delle ferite subite, troppo spesso, si indurisca fino a diventare un'arma per ricambiare ferite ancora più profonde, in una monotona ripetizione dell'orrore.

mercoledì 26 maggio 2010

Svegliati Italia

I miei genitori hanno un distributore di benzina. Nel periodo in cui i barili di petrolio costavano oltre cento dollari, e il prezzo della benzina lievitava come il pane, erano costretti a sorbirsi le lamentele, peraltro comprensibili, dei clienti. "Noi non ci possiamo fare niente", dicevano i miei genitori. Il cliente quasi sempre annuiva e concludeva il suo ragionamento: "Tutta colpa del Mortadella", riferendosi all'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Oggi i barili di petrolio costano decine di dollari in meno, la benzina costa ancora di più di allora, e nessuno fiata. Va tutto bene. C'è il Salvatore al governo.
Il quale Salvatore oggi annuncia una manovra finanziaria mostruosa, precisando che è tutta colpa della sinistra. La stessa sinistra che aveva aumentato la tracciabilità dei contanti, chiesto la revisione dei catasti per smascherare le speculazioni su compravendite e affitti, tentato di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie e diminuire quella sui conti correnti. Insomma, la sinistra che voleva la "polizia tributaria", le cui idee sono oggi saccheggiate dal fautore della finanza creativa Tremonti, folgorato sulla via di Damasco. Ebbene sì, bisogna combattere l'evasione fiscale, la vera piaga di questo paese! Applausi in sala.
Ma basta leggere i provvedimenti per capire che si tratta della solita, colossale, presa per il culo. Dai tagli sono esclusi Presidenza del Consiglio e Protezione Civile. Vengono condonate le "case fantasma". Nel frattempo stop ai turn-over, vengono congelati gli insegnanti di sostegno, e la cassa integrazione tira avanti grazie all'offerta libera delle istituzioni. Insomma, la schizofrenia è tale per cui la finanziaria si contraddice da sola. Non c'è che dire, la creatività di Tremonti è insuperabile: solo lui poteva inserire un ossimoro in una legge finanziaria. In fin dei conti costruire case senza dire niente a nessuno è un'"innocente evasione", per dirla alla Battisti. Per cui state tranquilli, elettori del Pdl. Tu, gioielliere, continua imperterrito a dichiarare 15.000 euro all'anno. Tu, barista che vendi birra annacquata a 6 euro a bicchiere, continua pure a dimenticarti di battere lo scontrino. E tu, cassaintegrato, disoccupato, casalinga, pensionato, che aspetterai ancora di più per un'ecografia, che porterai tuo figlio in classi di trenta alunni e pagherai di tuo pugno gessetti e carta igienica, e ti ritroverai la tassa sui rifiuti aumentata, continua a vivere tranquillo. Continua a dare la colpa al Mortadella, pace all'anima sua. E continua allegramente a farti fottere.

lunedì 24 maggio 2010

C'è vita e vita


A volte le gerarchie ecclesiastiche sfoggiano un umorismo involontario degno di Berlusconi. La cellula con DNA artificiale creato dai laboratori di Craig Venter "è un ottimo motore, ma non è vita", secondo il cardinale Bagnasco. Ma allora cosa potrebbe essere? Si riproduce autonomamente, e il suo DNA, dal punto di vista chimico, è indistinguibile dal DNA prelevato da una qualsivoglia cellula "naturale". Per cui dal punto di vista biologico è vita, indubbiamente.
Ma a questo punto qualcosa non torna, e vorrei capire quale sia la definizione di "vita" adottata dalla CEI. Se non è solamente un insieme di reazioni chimiche finalizzate ad una riproduzione indipendente, può essere definita "vita" quella dei batteri? Quella delle piante? Quella degli ovuli fecondati? Certo che sì. Ma allora qual è l'elemento fondamentale per determinare la presenza di vita? La scintilla divina, l'anima, o la consapevolezza di sé? Chi lo sa. Sono molto confuso, al contrario della CEI, che ha le idee chiare nel considerare una donna meno viva di un embrione di due giorni, o di un corpo forzato ad assumere sostanze nutritive ed a respirare da decenni, in cui la vita è diventata ormai una reiterazione automatica di reazioni chimiche. Un motore al pari della cellula di Venter, ma un motore azzoppato, totalmente dipendente dal funzionamento di una macchina. Probabilmente questo punto punto di vista è troppo laico per i credenti, al limite della blasfemia, ma io credo che la "scintilla divina" che risiede nell'uomo emerga proprio nel momento in cui riesca a distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male, secondo "scienza e coscienza", e non aggrappandosi superficialmente ed acriticamente a dogmi superati e contraddittori, alla luce del progresso della conoscenza. Ma purtroppo mi pare che la Chiesa stia proseguendo imperterrita lungo questa strada.

sabato 22 maggio 2010

Amore al primo ascolto


Spesso i grandi amori arrivano in maniera totalmente inaspettata. Avviene nella vita, ed io ne ho la diretta conferma, ed avviene anche nella musica. Ci sono dischi che richiedono molti ascolti per essere apprezzati, dischi che sono piacevoli fin dal primo ascolto ma che scadono in fretta, e dischi che ti folgorano, letteralmente. Boxer dei National appartiene all'ultima categoria. Come al solito si tratta di un gruppo americano totalmente sconosciuto in Italia, arrivato quest'anno al quinto album, con High Violet. Nel 2007 sono usciti con Boxer, il loro quarto album, e attirato dalle buone recensioni e da presunte parentele con Joy Division, Interpol e Leonard Cohen (un bell'intruglio, non c'è che dire), me lo sono procurato. Ed è stato colpo di fulmine.
L'introduzione è una delle più belle ed emozionanti che abbia sentito negli ultimi anni. Fake Empire parte con un piano in controtempo su cui si posa l'incredibile voce del cantante Berninger, suadente, vellutata. Sembra davvero di ascoltare Leonard Cohen trapiantato in una band indie-rock. Stai pensando: "Wow, che canzone", quando il batterista Devendorf dà un'incredibile scossa al brano, inventandosi una ritmica perfetta, imprevedibile, strabordante. Che spettacolo di canzone. Una cosa del genere vale un disco intero.
Ma il disco contiene altre undici canzoni, e la folgorazione continua, un innamoramento musicale lungo 43:23 minuti. Perché la prima traccia introduce una serie impressionante di perle, da togliere il fiato. Mistaken for Strangers è la canzone che gli Interpol non sono più riusciti a scrivere dopo il loro debutto, il capolavoro Turn on the Bright Lights. Brainy evoca notti solitarie, illuminate dalle luci della città, passate a correre in autostrada con i finestrini abbassati. Squalor Victoria è un pugno allo stomaco, con una ritmica convulsa degna dei Joy Division. Green Gloves è luce soffusa, abbracci davanti ad un camino acceso, una perla tra le perle. Questo disco è così, non un cedimento, non un punto debole. Come tutti i grandi gruppi i National mescolano cose vecchie e nuove per creare uno stile inedito, personale. E soprattutto, per creare canzoni memorabili.
Dopo aver ascoltato questo disco, sto pensando seriamente di rivedere la mia classifica dei migliori album del decennio. E se non vi ho convinto della bellezza di questo disco, provate ad ascoltare.

giovedì 20 maggio 2010

Rivoglio i miei soldi

Il governo difende gli agenti condannati per le violenze perpetrate durante il G8 del 2001. D'altra parte la condanna dimostra che hanno fatto il loro dovere.

Berlusconi sfrutta il piano-casa per ampliare Villa Certosa. Chi l'avrebbe mai detto.

Tremonti dichiara guerra ai corruttori e agli evasori fiscali. Consegnerà personalmente ai suoi colleghi di partito una lettera con scritto "LADVI", in pennarello.

Passa la legge sulle intercettazioni e sulla loro pubblicazione. Centomila persone firmano la protesta in rete. Firma anche Masi, ma la firma gli costerà svariati milioni di euro prelevati direttamente dalle tasche dei contribuenti. Santoro ha resistito fino all'ultimo, ma alla fine ha ceduto. Ha un mutuo da pagare, lui, così come i suoi figli, i figli dei suoi figli, i figli dei figli dei suoi figli. Ora però vorrei indietro i 2,50 € con cui ho contribuito a Rai per una notte. Non credo gli servano più.

martedì 18 maggio 2010

Pubblica resistenza contro il ddl intercettazioni

Alessandro Tauro, con un comunicato sul suo blog, ha dichiarato che non si conformerà al decreto anti-intercettazioni che il Parlamento si appresta ad approvare, ed invita tutti i blogger a seguire il suo esempio, diffondendo il testo del comunicato, che faccio mio dalla prima all'ultima riga:

«Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi,
in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".
Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.
Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.
Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.
Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.
»

A "Mattino 5" la Santanché ha dichiarato che registrare i colloqui tra i boss mafiosi e i loro familiari significa violarne la privacy. Forse queste poche parole sono più efficaci di qualunque discorso, per chiarire definitivamente il potenziale distruttivo di questa legge. Per questo bisogna fare quadrato. Tutte le gocce, anche le più insignificanti, devono unirsi ed opporsi a questa trovata degna di un regime.
E che provino ad arrestare tutti, poi.

lunedì 17 maggio 2010

È bastato un "copia e incolla"

«Sarò sincero, a costo di sembrare cinico: l'unico sentimento che questo attentato suscita in me è rabbia. Non provo compassione, non provo tristezza, ma solo ed esclusivamente una grande rabbia, per una serie di motivi. Per la retorica, innanzi tutto. La trovo stomachevole. Abbiamo le orecchie piene di parole grandiose, che ci rassicurano e ci fanno commuovere. Parole come "libertà", "democrazia", "eroi", "pace". Ma quali eroi? Quei poveri ragazzi sono morti sul posto di lavoro. Ragazzi del Sud, che forse avrebbero voluto fare ben altro, nella vita. Ragazzi che forse hanno visto nella carriera militare l'unico sbocco lavorativo, con molti rischi ma ben remunerato. Ragazzi che diventano improvvisamente "eroi italiani" se saltano in aria in Afghanistan, e non più i terroni portatori di mafia che erano fino al giorno prima.
Quale "missione di pace"? In Afghanistan non c'è nessuna pace, non c'è mai stata. Che la smettano di parlarne. In Afghanistan è in corso una guerra, punto e basta, e in guerra devi sparare prima che sparino a te. Per cui chiedo alla politica - tutta la politica, da sinistra a destra, fino al capo dello Stato - di finirla di parlare di "missione di pace". È un inganno, e un insulto nei confronti di chi quella guerra la vive sulla propria pelle. La politica dica pubblicamente che l'Italia è un paese in guerra, con tutto ciò che ne consegue.
Siamo andati in Afghanistan per "esportare la democrazia". Ma che significa? La democrazia cresce se c'è una presa di coscienza da parte del popolo, se nasce una Resistenza nei confronti dei totalitarismi, degli estremismi religiosi. Questa presa di coscienza in Afghanistan ancora non c'è, e credo che forzare la mano dall'esterno, proclamando un presidente corrotto con delle elezioni palesemente truccate, non possa che peggiorare la situazione. Tentare di esportare la democrazia non solo è sbagliato dal punto di vista concettuale, ma anche tremendamente dannoso, è una manovra che allontana la democrazia, invece che avvicinarla.
La morte di due connazionali è un fatto doloroso, non può che essere così, per tutte le persone di buon cuore. Ma provo un'immensa rabbia a sentire frasi fatte come: "Questo è il momento del dolore, non delle polemiche". Ma quale polemica? Qualcuno si chiede perché i nostri soldati stiano morendo in Afghanistan e subito questa semplice domanda diventa una "polemica"? È proprio questo il momento di parlarne, perché la memoria è molto, molto corta. Adesso si struggono tutti dal dolore, ma quanto durerà, prima che cali di nuovo il silenzio? Una settimana? Due? E allora ci saranno altre morti, altre "polemiche", e di nuovo silenzio.
Ma non si può andare avanti così all'infinito. Io mi chiedo: quanti altri ancora dovranno morire, prima di capire che stiamo lottando per qualcosa che non esiste? Il Vietnam non ha insegnato proprio nulla? Evidentemente no, la memoria è davvero troppo corta.
Un sacrificio può essere richiesto solo se c'è qualcosa per cui valga la pena lottare. In caso contrario non c'è nessun sacrificio, ma soltanto morti inutili in una guerra inutile, e per questo ancora più raccapriccianti e dolorose.»

Ho copiato e incollato queste parole dal post del 19 settembre 2009. Ho dovuto solamente cambiare il numero delle vittime. Per il resto è tutto drammaticamente, schifosamente, vergognosamente uguale.

giovedì 13 maggio 2010

L'importante è non farsi vedere

Il questore di Trieste Francesco Zonno ha lanciato una curiosa campagna antidroga, divulgando un'ordinanza in cui si esortano i poliziotti a controllare "le persone magre e con tatuaggi, anche senza o con pochi denti e con scarsa igiene orale per vedere se hanno precedenti penali". Per cui mi permetto di dare qualche consiglio a chi si volesse fare un tiro in santa pace, senza spiacevoli scocciature:
-lavatevi i denti dopo i pasti, e se proprio non ce la fate, masticate un paio di Daygum Protex.
-Gargarismi quotidiani con Tantum Verde disinfettano e mantengono l'alito accettabile.
-Mantenetevi in carne andando a mangiare tutti i giorni da McDonald's. Diventerete obesi, ma snifferete tranquilli. Quando mai si è sentito un grassone drogato?
-Vestitevi bene, in giacca e cravatta, e potrete tenervi in tasca tutte le bustine di coca che volete. Evitate accuratamente maglie e magliette rosse, non sia mai che qualche tutore dell'ordine vi scambi per un ultrà e vi massacri di botte così, senza motivo (consiglio valido anche per i non drogati).
-Se avete tatuaggi molto grandi ed appariscenti, consiglio uno spesso strato di cerone per coprirli, oppure vestiti molto coprenti anche d'estate. D'altra parte, avete una grave malattia alla pelle che vi impedisce di esporvi al sole! Una motivazione del genere stende anche il poliziotto più diffidente.
Naturalmente esiste anche la possibilità estrema di starsene chiusi in casa, limitando le uscite al minimo, solamente per procurarvi la roba. Così facendo potrete distruggervi il naso e le vene tutto il giorno, tanto nessuno vedrà. Potranno cadervi tutti i denti e non avrete bisogno di nessun dentista, tanto nessuno vedrà. Perché in Italia funziona così, se non l'avete ancora capito: l'importante è non farsi vedere. Drogatevi, andate a puttane, rubate, frodate, ma non fatevi beccare.
A meno che non occupiate un posticino in un qualsivoglia centro di potere. In questo caso fate pure tutto alla luce del sole, tanto nessuno vi fermerà, e se qualcuno ci proverà tirate fuori la storia del "complotto" e della "gogna mediatica". Funziona sempre.

lunedì 10 maggio 2010

Grazie Forza Nuova

Notizia: a Massa, durante un convegno sulla Ru486 a cui ha partecipato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, alcuni fascisti hanno urlato: "Stupratele, che tanto abortiscono", rivolti ad un gruppo di donne che stava contestando Fiore.
Fine della notizia. Sta rimbalzando da un blog all'altro (tra cui Metilparaben e La Piccola Bottega degli Orrori), senza ulteriori commenti, perché una notizia del genere lascia poco spazio a riflessioni. Di primo acchito affiorano alla mente gli insulti più fantasiosi, mentre scuoti la testa ed esclami: "Non ci posso credere".
Il peggio però arriva dopo, a mente fredda. Perché se dai sostenitori di Forza Nuova ci si può aspettare di tutto - anche l'idea che lo stupro sia il lecito contrappasso per una donna a favore della libertà di scelta - io sono pronto a scommettere che anche una larga parte della fascia cosiddetta "moderata" produca pensieri del genere. Certo, forse non arrivano a giustificare lo stupro, ma temo che non ci vadano poi così lontano. Anche se non lo ammetteranno mai, è l'atteggiamento a parlare per loro. Qualche giorno fa mi sono ritrovato in un blog di destra a discutere di aborto e di pillola abortiva, sostenendo le mie convinzioni nel modo più misurato possibile. Dati alla mano, nelle regioni in cui la legge 194 funziona bene, gli aborti diminuiscono. Al contrario, nelle regioni in cui si portano avanti campagne antiabortiste, in cui l'obiezione di coscienza è la prassi, aumentano gli aborti clandestini. Questo era il succo del mio commento. La risposta dell'autore del blog è un esempio strepitoso di come la disinformazione e l'ottusa osservanza di un'ideologia, sia essa politica o religiosa, possano produrre un cocktail micidiale. Purtroppo tutta la discussione, in perfetto stile fascio-berlusconiano, è stata rimossa dall'autore, tralasciando un paio di commenti della stessa risma, ma l'argomentazione di questo signore si può riassumere in un'unica frase: "Se poi una decide di abortire clandestinamente [...], sono anche affaracci suoi, e lo fa a suo rischio e pericolo, e dovrà risponderne a chi di dovere e sinceramente non mi fa nemmeno pena." Testuali parole. Al che ho sospirato ed ho gettato la spugna. Ma questa frase orripilante, di una bassezza morale e culturale avvilenti, mi è tornata in mente proprio leggendo la simpatica esclamazione dei neofascisti, perché alla base sta la stessa idea medievale che la donna sia sempre e comunque colpevole. È stata stuprata? Se l'è cercata. È rimasta incinta? Doveva pensarci prima. Vuole avere un figlio tramite fecondazione assistita? È un'egoista che pretende qualcosa che non può avere. Abortisce? Uccide una vita innocente. Tiene il figlio? È un'irresponsabile. Dà il figlio in adozione? È un'egoista che non vuole prendersi responsabilità. Un'idea del genere in un paese civilizzato e moderno non dovrebbe essere nemmeno pensata, ma in Italia, nel 2010, sotto al denso strato di ipocrisia che infiniti discorsi sulla condizione femminile creano, è ancora molto radicata. Per cui forse dovremmo ringraziare i militanti di Forza Nuova, per aver rivelato in maniera chiara quello che pensa realmente molta gente in Italia, forse la gran parte. Almeno loro non difettano in schiettezza.

venerdì 7 maggio 2010

Il burqa fa audience


Cossato è il secondo comune della provincia di Biella, quindicimila anime radunate in una cittadina tranquilla, quasi sonnolenta. La vita scorre senza grandi terremoti, e la battaglia politica degli ultimi cinque anni è stata combattuta avendo come oggetto principale i famigerati parcheggi a pagamento, con cui l'opposizione di centrodestra ha occupato pagine su pagine dei quotidiani locali. Per cinque anni questi signori hanno accusato l'amministrazione di centrosinistra di mettere in ginocchio l'economia cossatese con i parcheggi blu, fingendo di dimenticare che la gente non compra perché non ha soldi, e non perché deve pagare venti centesimi di parcheggio. Per il resto non ci sono grossi problemi, né sociali, né di ordine pubblico. Questo grazie ad una rete di servizi ed assistenza piuttosto efficiente.
Alle ultime amministrative il centrosinistra ha perso, dopo sessant'anni di dominio incontrastato. Una campagna pubblicitaria asfissiante e una certa debolezza del centrosinistra hanno permesso la vittoria della Lega Nord anche a Cossato. Per vincere l'attuale amministrazione non ha avuto bisogno di presentare un programma. Come suo solito la Lega ha battuto sulla paura, e l'elettorato si è fatto convincere, l'ha premiata credendo di avere problemi che in realtà non esistono, e dimenticandosi di problemi che in realtà esistono eccome.
È passato quasi un anno dall'elezione di Corradino, il sindaco attuale, e l'amministrazione si è particolarmente distinta per inettitudine e pressapochismo. Alla gente però sembra non importare, perché questi qui mandano gli immigrati a casa loro, vuoi mettere? Insomma, la giunta vivacchia, senza troppi scossoni, quando un bel giorno il sindaco si sveglia e decide di diventare famoso, seguendo le orme del collega di partito Buonanno. E cosa c'è di meglio, in questo periodo, di una roboante quanto inutile campagna anti-burqa? Nell'ordinanza non viene citato direttamente - e d'altra parte non credo sia possibile farlo - ma l'intenzione è palese. È uno spot a risonanza nazionale, dato che la notizia è comparsa sui principali siti d'informazione. Un nuovo paladino della giustizia, un fiero crociato contro le invasioni barbariche, balza agli onori della cronaca. Padroni a casa nostra.
Voglio precisare una cosa: per me il burqa è solamente una barbarità. È assurdo parlare di tradizioni o di usanze, o di libertà religiosa, perché questa gabbia di stoffa è la negazione stessa della libertà, ancora più odiosa perché imposta in nome di Dio. Ma l'unico scopo della Lega nel proporre queste ordinanze non è quello di liberare le donne dal burqa e favorirne l'integrazione (tra l'altro, la legge già punisce chi impedisca il proprio riconoscimento in pubblico). Al contrario, questi signori sono ben contenti di avere a disposizione un'arma formidabile per guadagnare consensi. Inventano un problema inesistente (non credo di aver visto mai un burqa a Cossato) per nascondere i problemi veri (qualcuno ha detto crisi? fabbriche che chiudono una dopo l'altra?), e chissà che così facendo, prima o poi, non se li ritrovino davvero i burqa, per strada. Ma quel che conta è il risultato immediato, uno slogan di cartone che basta ad ammansire il popolo. Questi sì che sono furbi, dice. Questi sì che fanno rispettare le regole. Tanto basta alla Lega per dominare, e basterebbe un minimo soffio di vento, per smascherare il nulla che si nasconde dietro alla facciata. Per cui soffiamo, soffiamo, a pieni polmoni, e non stanchiamoci mai.

martedì 4 maggio 2010

Il Colosseo a scacchi

Si è dimesso. Tanto meglio, ma al suo posto metteranno un altro ladro, e lui la farà franca, come è già successo nel 2001, dopo il G8 di Genova. La farà franca, perché le dimissioni diventeranno "un grande gesto di responsabilità istituzionale", e costui batterà giornali, telegiornali e talk show per raccontare la "sua verità", in lunghi monologhi ininterrotti dalla benché minima parvenza di domanda. Dirà di di essere in buona fede, di non aver mai saputo di quella piccola "donazione" di 900.000 euro. Dirà che mai si sarebbe aspettato che una casa di 180 metri quadri con vista sul Colosseo potesse costare più di un milione di euro. Povero ingenuo Scajola.
Non credo che sconterà pene. Non credo nemmeno che la sua vita politica finirà qui. Rientrerà dalla porta di servizio, facendosi eleggere al Parlamento Europeo, usata come discarica dalla politica italiana, o in qualche sottosegretariato. Per cui c'è davvero poco da festeggiare. Ma io in fondo rimango un sognatore, e sogno l'onorevole Scajola dietro alle sbarre dorate della sua umile dimora capitolina, da cui possa godersi il Colosseo a scacchi, con l'obbligo di firma quotidiano. Sogno l'onorevole Scajola battagliare con le banche per farsi concedere un mutuo vantaggioso, per poter completare il pagamento della sua bellissima prigione, senza aiutini fuori busta da parte di Anemone e company. Un mutuo di 30 anni, 40, 50, così che possa provare l'ergastolo quotidiano vissuto da decine di migliaia di famiglie, derise ed umiliate da questa storia schifosa. Probabilmente chiedo troppo, ma in Italia anche pretendere la normalità è chiedere troppo.

lunedì 3 maggio 2010

La Perfezione



Lateralus dei Tool non è un album per tutte le orecchie. Questo quartetto americano costruisce un suono mostruoso, fatto di tempi dispari e riff ossessivi, che trascinano l'ascoltatore in una spirale devastante. Ma è un disco perfetto. Anzi, è il disco perfetto.
Spiegarne il perché è difficile. Si potrebbe tirare in ballo la straordinaria abilità tecnica del gruppo, in cui spicca il mostruoso batterista Danny Carey, capace di trasformarsi in alcuni brani in una sorta di divinità indiana con dieci braccia e sei gambe (Ticks & Leeches), e il cantante Maynard James Keenan, una voce sciamanica, diabolica, assolutamente devastante. Si potrebbe descrivere la perfetta geometria dei brani, che all'alba del ventunesimo secolo riesce a far convivere il progressive anni '70 con la musica industriale, il metal, l'elettronica. Infine, si potrebbe evidenziare la produzione eccelsa, curatissima, capace di dare il giusto spazio a tutti i componenti.
Si potrebbe ma non serve. Parlare di tecnica, in un disco come Lateralus, è un esercizio inutile. Al di là della perfezione formale, qui abbiamo la descrizione geometrica, quasi scientifica, di un viaggio nella mente umana. Un viaggio scurissimo, allucinato, ipnotico, in cui si scivola nei recessi più reconditi per poi ascendere verso l'illuminazione, descritta nella scalata ascetica di Reflection. Alla fine di questo viaggio, infernale e celestiale assieme, sarà davvero difficile pensare a Lateralus come a un bel disco. Piuttosto, si avrà la sensazione di aver compiuto un'esperienza devastante ma necessaria, da ripetere infinite volte per coglierne anche il sapore più nascosto. La Perfezione richiede dedizione, ma ripaga ampiamente. E difficilmente la mollerete, una volta vissuta.
Disco assolutissimamente da isola deserta, accanto a Remain in Light dei Talking Heads.