mercoledì 28 aprile 2010
Buonanno, uno e trino (anzi, quadrino)
Sto guardando Ballarò, e un'improvvisa apparizione mi folgora. Dietro alle spalle di Cota fa capolino una faccia che non mi è nuova. Commenta, sghignazza, a volte suggerisce le risposte al novello Presidente. Non ci posso credere, non può essere lui. La telecamera si sposta, ma il dubbio si scioglie definitivamente alla successiva inquadratura: è lui, l'onorevole Gianluca Buonanno. Una grande carriera, quella di Buonanno, costruita grazie alle sue bizzarre trovate e ad una parlantina svelta ed efficace, tanto da risultare simpatico anche ad esponenti di diverse fazioni politiche. Prima sindaco di Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli, poi il salto di qualità con Varallo Sesia e l'ingresso nella Lega Nord. Roma Ladrona, inizia a gridare, e la gente lo segue fedelmente. A questo punto, però, accade qualcosa di incredibile: l'onorevole Buonanno si moltiplica come un batterio nel suo terreno di coltura. Deputato. Vicepresidente della Provincia di Vercelli fino al 2009, anno in cui diventa vicesindaco del Comune di Borgosesia (VC). Consigliere regionale della Regione Piemonte dalle ultime elezioni. Non due, non tre, ma quattro incarichi. Nel frattempo il Buonanno si diverte ad insultare trans e musulmani a Domenica 5, dove ormai dà del tu alla D'Urso.
E stasera a Ballarò, in qualità di suggeritore di Cota. Non ci posso credere. Come fa a fare tutto? Le teorie sono molteplici: lavora a giorni alterni, compresi sabato e domenica? Si è fatto clonare da Rael per essere dappertutto contemporaneamente? Ricicla la geniale idea dei vigili di cartone piazzando sue effigi nelle sedi in cui non può presenziare, tanto nessuno si accorge della differenza? Paga dei sosia? Oppure piglia i soldi da Roma Ladrona e se ne frega, tanto nessuno dice niente e la gente fessa lo vota lo stesso?
Io un'idea ce l'avrei.
domenica 25 aprile 2010
Il partigiano Sahid
Qualcuno, esattamente un anno fa, annunciava trionfante lo sdoganamento della Festa della Liberazione quale evento da celebrare tutti assieme, senza distinzioni politiche. Qualcuno, sempre un anno fa, celebrava la nascita di un nuovo statista, cerimonia officiata sulle macerie di Onna. Chi avesse sollevato dubbi su queste due verità inconfutabili era il solito comunista. Grazie, per me è un grande onore essere fregiato di questo titolo.
Oggi, ad un anno di distanza, abbiamo la dimostrazione che quei dubbi avevano ragione di esistere. La Festa della Liberazione non è la festa di tutti, ed è ben lungi da esserla. Oggi molte forze vogliono cancellare questa ricorrenza. Oggi il fascismo, declinato nelle sue varie componenti, è un atteggiamento radicato, che permea la società in ogni suo ambito, ed è frutto di un'opera di degradazione morale e culturale messa in atto al puro scopo di controllare, sottomettere.
Ma qualcuno non si sottomette. Il boom di tesseramenti Anpi, soprattutto da parte dei giovani, è la dimostrazione più viva di questa nuova Resistenza. Mentre qualcuno vorrebbe eliminare i Partigiani dalla storia, nuovi Partigiani nascono. Perché essere Partigiano non significa sparare ai fascisti. E' qualcosa di più profondo, che ha a che fare con la vita di tutti i giorni, con i valori su cui si fonda il nostro Paese. Sono i valori che si vogliono negare silenziando una canzone partigiana. Ma se credono che basti, si sbagliano. Qualcuno continuerà a cantare, qualcuno continuerà a raccontare. Chissà, forse un ragazzo che fa Sahid di nome, che fa lo spazzino e di notte dorme in una stanza pagata 600 euro al mese. Uno che non molla mai. Un nuovo Partigiano.
venerdì 23 aprile 2010
Ho paura
Ieri, ad Annozero, il sindaco di Adro e i suoi concittadini lo ripetevano come un mantra, ad ogni spron battuto: "Io non sono razzista". Hanno ragione, in un certo senso. Loro non sono razzisti, o meglio, non si sentono razzisti. Non ne hanno consapevolezza. Il loro razzismo è talmente profondo, talmente insito nel loro animo, da rendere le loro dichiarazioni assolutamente candide, genuine. Non possono mentire nemmeno a loro stessi, questi individui. Bastava guardarli negli occhi, per rendersi conto del vuoto totale che ci sta dietro. Un buco nero ha risucchiato tutto, anche i valori in cui questi individui dicono di credere, trascinando dietro di sé anche l'umanità. Perché non c'era nessuna umanità, negli occhi degli abitanti di Adro. Non c'era etica, non c'era moralità, e "solidarietà" è diventata una parola strana, pericolosa, da evitare per non scottarsi la lingua e la coscienza.
Non è più ignoranza, non è nemmeno più il risultato del lungo lavorio operato dall'informazione berlusco-leghista. E' qualcosa di più e di peggio. Peggio del fascismo, in cui la difesa della razza era un'ideologia, discutibilissima, repellente, ma portata avanti con convinzione, con consapevolezza. Io ieri sera non ho visto niente di tutto questo. Non ho visto esseri umani, ma un branco di maschere vuote. Una massa di involucri alieni, che parla una lingua diversa dalla mia. Quante volte mi sono detto: ma io non sono come loro, noi non siamo come loro. Quante volte ho provato un senso di gelo, nello scorgere quell'abisso dietro i loro sguardi.
E quante volte provo paura, nel pensare che forse siamo noi, la razza in via d'estinzione.
Non è più ignoranza, non è nemmeno più il risultato del lungo lavorio operato dall'informazione berlusco-leghista. E' qualcosa di più e di peggio. Peggio del fascismo, in cui la difesa della razza era un'ideologia, discutibilissima, repellente, ma portata avanti con convinzione, con consapevolezza. Io ieri sera non ho visto niente di tutto questo. Non ho visto esseri umani, ma un branco di maschere vuote. Una massa di involucri alieni, che parla una lingua diversa dalla mia. Quante volte mi sono detto: ma io non sono come loro, noi non siamo come loro. Quante volte ho provato un senso di gelo, nello scorgere quell'abisso dietro i loro sguardi.
E quante volte provo paura, nel pensare che forse siamo noi, la razza in via d'estinzione.
giovedì 22 aprile 2010
Tra i due litiganti il terzo gode
Il terzo, ovviamente, è Umberto Bossi, che si sarà goduto il litigio in diretta, sfregandosi le mani. Ammetto di essermi divertito, oggi, ad assistere a questo clamoroso battibecco, e sarà ancora più divertente vedere con quali acrobazie retoriche il Minzo-Cinegiornale di stasera tenterà di annacquarlo. Parlerà di un "dibattito aperto nel Pdl", dell'ampia maggioranza con cui è stato approvato il ridicolo documento finale, in cui si dice in soldoni che Silvio ha sempre ragione, e del "dialogo aperto sulle riforme". Insomma, uno spasso autentico, ai limiti del grottesco.
Il problema è che, al di là delle facili battute, il panorama è inquietante. La Lega, in questo quadro, spadroneggerà ancora di più. Un partito che rappresenta una delle tante anomalie italiane, che rivendica con orgoglio la logica dell'orticello, che si pulisce letteralmente il culo con il senso dello Stato, tiene in pugno lo Stato. Imporrà un federalismo che sbrindellerà l'Italia, concorsi regionali per professori, medici e quant'altro, getterà gli immigrati in un stato di ghettizzazione ancora più profondo di quello attuale. L'unità d'Italia, a pochi mesi dal suo centocinquantesimo anniversario, ha crepe sempre più profonde. Chissà se l'opposizione, di fronte a questa devastante prospettiva, riuscirà per una volta a costruire una barricata solida, compatta, che non lasci il minimo spiraglio. Con questa gente non si dialoga, non si fanno bicamerali, non si fanno "riforme". I "tentativi di dialogo" hanno portato l'Italia a questo punto. Vogliamo capirlo sì o no?
domenica 18 aprile 2010
Grazie al cazzo
I volontari di Emergency sono liberi. Prostriamoci di fronte alla fermezza del nostro governo, soprattutto nella figura del Ministro degli Esteri, che fin dal primo momento ha mostrato il muso duro al governo afghano, e grazie al notevole credito che il nostro paese vanta in giro per il mondo è bastata una letterina per risolvere questa incresciosa vicenda. Tutto questo nonostante l'imbarazzante intralcio di Gino Strada, e delle centinaia di migliaia di persone che hanno osato mettere in dubbio, con inaccettabili insinuazioni, l'assoluta trasparenza dell'operato del governo, per non parlare di quella del governo afghano. Che riprendano pure a cucire le ferite talebane, a noi non interessa. Noi siamo il partito dell'amore. Grazie, Franco. Grazie, Ignazio. Grazie, Silvio.
giovedì 15 aprile 2010
Musica da decantare

Ecco un disco strano. Osannato dalla critica e dalla blogosfera come uno dei migliori dischi del 2009, Veckatimest dei Grizzly Bear ha impiegato davvero molto, per scalfire le mie dure orecchie. Forse a trarmi in inganno è stato il singolo Two Weeks (usato anche come jingle nella pubblicità di un'auto): una canzoncina pop fresca, elegantissima, condita di virtuosismi vocali degni dei migliori Beach Boys. Insomma, mi aspettavo un disco gradevole, poco invasivo, qualcosa che al mattino potesse schiaffeggiarmi con garbo, davanti ad un incrocio intasato. E invece Veckatimest si rivela spiazzante, ostico. Le canzoni sembrano giocare a nascondino, scappano verso direzioni che non riesci mai ad afferrare. Ti arrabbi perché non capisci se questi Grizzly Bear ti stiano prendendo per i fondelli, dissimulando la loro scarsa ispirazione dietro ad un'aura "colta" e "difficile". Parecchie volte ho stoppato il disco a metà, facendomi questa domanda, e pensando che probabilmente questo "non è il mio genere".
Ma come ho detto già altre volte, mai fidarsi delle prime impressioni. Un giorno mi sono ritrovato ad ascoltarlo, per caso, e in un colpo ne ho scoperto la bellezza. Chissà cos'era successo, nel frattempo. Stato mentale, umore, congiunture astrali, chi lo sa. Fatto sta che Veckatimest, ora posso dirlo, è un disco splendido, elegante, dal gusto profondo e complesso, come un bicchiere di buon vino, o di cognac, o di whisky, fate voi. La sua magia consiste nell'utilizzare strumenti classicissimi, e quasi prettamente acustici, per costruire una musica nuova, dall'architettura ardita e complessa, ma perfettamente stabile in tutte le sue parti. Una musica incredibilmente bella. Un disco del genere non può suonare bene fin dal primo ascolto, richiede pazienza e meditazione, come un buon liquore, per l'appunto. E se proprio non ce la fate a proseguire con l'ascolto, fate come me, lasciatelo decantare per qualche tempo. La pazienza verrà ripagata. Ho letto molte recensioni di ascoltatori che, riscoprendo questo disco dopo averlo accantonato per molto tempo, si sono chiesti: "Ma come faceva a non piacermi, prima?". L'ennesima conferma che le cose belle vanno sempre conquistate.
lunedì 12 aprile 2010
Sono un berlusconiano travestito
Sono passate due settimane dalle elezioni regionali che hanno sancito la nascita definitiva della Padania, ma la rabbia brucia ancora, anzi, è ravvivata giorno dopo giorno dalle esternazioni che leghisti e non rilasciano quotidianamente. Esternazioni, tra l'altro, prevedibilissime: la battaglia contro la Ru486 lanciata da Cota e Zaia appena due giorni dopo la loro vittoria (il vero problema dell'Italia, altro che crisi economica), Berlusconi che riprende a parlare di "riforme" (una parola che eliminerei dai dizionari) come fa da 20 anni a questa parte dopo ogni vittoria; Napolitano che annuncia di essere "sereno" per quanto riguarda l'attuazione delle suddette riforme (beato lui); l'opposizione che si dice "disposta al dialogo", salvo cambiare idea dopo l'ennesimo attacco del Sire ai magistrati comunisti ed al Presidente della Repubblica. In queste due settimane giornalisti, politici, opinionisti, blogger grandi e piccoli, hanno riversato un torrente di parole anarchico, confuso, straripante di sfaccettature. Nel mio piccolo ho contribuito anch'io, alla formazione di questo fiume, evidenziando da una parte la mancanza di credibilità del Pd, soprattutto nei confronti del suo potenziale elettorato, e dall'altra il poco realismo di una battaglia, quella condotta dal Movimento 5 Stelle, che non so quali risultati riuscirà a conquistare. Per questo motivo ho ottenuto l'invidiabile risultato di essere criticato da entrambe le parti.
Voglio che sia chiara una cosa: sono felicissimo di ricevere critiche, se queste sono dettate da un sincero desiderio di capire e di ragionare assieme. La maggior parte delle critiche ricevute, infatti, è stata costruttiva, ha permesso scambi d'opinione molto stimolanti. D'altra parte non ho mai preteso di avere la verità in tasca. Purtroppo, però, non tutte le critiche che ho ricevuto sono state di questa natura. Niente di terribile, nel fantastico mondo dei blog succede questo ed altro, ma fa male riceverle da un blogger che in teoria sta dalla tua stessa parte. Il blog "Il Russo" ha pubblicato una serie di post in cui, mescolando numeri ed insulti, la tesi finale è sempre la stessa: i grillini sono degli imbecilli, è grazie a loro che Cota ha vinto in Piemonte. Ho commentato tentando di spiegare perché, a mio parere, sia un errore attribuire la responsabilità della sconfitta al Movimento 5 Stelle, evitando di fare una seria autocritica. Ho tralasciato la mia personale opinione su un post privo di finalità, se non quella di insultare e denigrare l'"avversario", senza un briciolo di seria analisi politica, ma d'altra parte ognuno nel suo blog fa quello che vuole. In tutta risposta, mi sono sentito dire che non leggo i numeri, che il mio unico scopo è pubblicizzare il mio blog (come se ci guadagnassi qualcosa), e che in fondo sono "un elettore mancato di Berlusconi". Chi mi conosce personalmente, e chi passa di qui ogni tanto, sa che non mi si sarebbe potuto rivolgere un insulto peggiore, perlopiù da parte di chi dovrebbe condividere la mia idea politica. La discussione è proseguita a lungo, e terminerà così, senza vincitori, ognuno con le proprie idee inchiodate nel marmo, e guai a tentare di scardinarle un minimo, giusto per variare la prospettiva. Una splendida metafora della sinistra italiana, troppo impegnata a spaccare il capello in quattro, legata a doppio filo ad un'idea di politica che più berlusconiana di così non può essere, fatta di numeri, somme, sottrazioni, alleanze fatte senza uno straccio di programma in comune, salvo riprendere ad azzuffarsi il giorno dopo le elezioni, perché non c'è la capacità, economica e mediatica, di tenere insieme l'amalgama, come invece riesce al premier. Una sinistra che dà la colpa ai grillini, evitando di chiedersi perché gli operai ed i pensionati votino Lega Nord, e perché un terzo degli aventi diritto se ne stia a casa. Gli uomini e le donne davvero di sinistra, compreso il sottoscritto (con buona pace del Russo), vogliono solamente una cosa: unità, unità, unità, costruita su valori e idee assolutamente non negoziabili. Laicità, difesa del lavoro, solidarietà, rispetto delle regole, risoluzione del conflitto d'interessi: è sulla base di questi pochi pilastri che si devono costruire programmi e alleanze. Invece la sinistra in questo insegue il modello berlusconiano, in cui tutti i valori si possono svendere, pur di vincere. Siamo così diversi da Silvio, se per tentare di strappare una vittoria siamo disposti ad allearci con l'Udc? Per cui smettiamola, di dare addosso al capro espiatorio di turno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, altrimenti, tra 5 anni, questi Movimenti non prenderanno più il 4%, ma il 10, se non oltre.
Vogliamo chiederci il perché?
Voglio che sia chiara una cosa: sono felicissimo di ricevere critiche, se queste sono dettate da un sincero desiderio di capire e di ragionare assieme. La maggior parte delle critiche ricevute, infatti, è stata costruttiva, ha permesso scambi d'opinione molto stimolanti. D'altra parte non ho mai preteso di avere la verità in tasca. Purtroppo, però, non tutte le critiche che ho ricevuto sono state di questa natura. Niente di terribile, nel fantastico mondo dei blog succede questo ed altro, ma fa male riceverle da un blogger che in teoria sta dalla tua stessa parte. Il blog "Il Russo" ha pubblicato una serie di post in cui, mescolando numeri ed insulti, la tesi finale è sempre la stessa: i grillini sono degli imbecilli, è grazie a loro che Cota ha vinto in Piemonte. Ho commentato tentando di spiegare perché, a mio parere, sia un errore attribuire la responsabilità della sconfitta al Movimento 5 Stelle, evitando di fare una seria autocritica. Ho tralasciato la mia personale opinione su un post privo di finalità, se non quella di insultare e denigrare l'"avversario", senza un briciolo di seria analisi politica, ma d'altra parte ognuno nel suo blog fa quello che vuole. In tutta risposta, mi sono sentito dire che non leggo i numeri, che il mio unico scopo è pubblicizzare il mio blog (come se ci guadagnassi qualcosa), e che in fondo sono "un elettore mancato di Berlusconi". Chi mi conosce personalmente, e chi passa di qui ogni tanto, sa che non mi si sarebbe potuto rivolgere un insulto peggiore, perlopiù da parte di chi dovrebbe condividere la mia idea politica. La discussione è proseguita a lungo, e terminerà così, senza vincitori, ognuno con le proprie idee inchiodate nel marmo, e guai a tentare di scardinarle un minimo, giusto per variare la prospettiva. Una splendida metafora della sinistra italiana, troppo impegnata a spaccare il capello in quattro, legata a doppio filo ad un'idea di politica che più berlusconiana di così non può essere, fatta di numeri, somme, sottrazioni, alleanze fatte senza uno straccio di programma in comune, salvo riprendere ad azzuffarsi il giorno dopo le elezioni, perché non c'è la capacità, economica e mediatica, di tenere insieme l'amalgama, come invece riesce al premier. Una sinistra che dà la colpa ai grillini, evitando di chiedersi perché gli operai ed i pensionati votino Lega Nord, e perché un terzo degli aventi diritto se ne stia a casa. Gli uomini e le donne davvero di sinistra, compreso il sottoscritto (con buona pace del Russo), vogliono solamente una cosa: unità, unità, unità, costruita su valori e idee assolutamente non negoziabili. Laicità, difesa del lavoro, solidarietà, rispetto delle regole, risoluzione del conflitto d'interessi: è sulla base di questi pochi pilastri che si devono costruire programmi e alleanze. Invece la sinistra in questo insegue il modello berlusconiano, in cui tutti i valori si possono svendere, pur di vincere. Siamo così diversi da Silvio, se per tentare di strappare una vittoria siamo disposti ad allearci con l'Udc? Per cui smettiamola, di dare addosso al capro espiatorio di turno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, altrimenti, tra 5 anni, questi Movimenti non prenderanno più il 4%, ma il 10, se non oltre.
Vogliamo chiederci il perché?
mercoledì 7 aprile 2010
Sono grato agli ingrati
Mentre il regime celebra il miracolo abruzzese, la verità si fa largo in rete, divulgata da chi, quella notte, ha perso un pezzo della sua esistenza, e vuole recuperarlo con le unghie e con i denti, lottando addirittura con le forze dell'ordine che sequestrano le pale e le carriole. Il regime li chiama ingrati, esseri che dovrebbero baciare le scarpe del Sire, che dall'alto (?) della sua potenza ha ricostruito case, ha ridato vita alla città. Grazie, padrone, grazie. Non segnerò altro simbolo al di fuori del tuo, sulla scheda elettorale.
Matteo è un ingrato. Ecco il suo anniversario, preso dal suo blog Fuori dal coro:
Un anno fa ho provato a raccontare le mie sensazioni ma rimango dell'idea che certe esperienze non possono essere comprese da chi non le ha mai vissute. Vi auguro di non viverle mai. In ogni caso se qualcuno non avesse letto quello che ho scritto e volesse saperne di più, troverà molto da leggere.
Pensare che è passato un anno non è motivo di sollievo, perchè c'è ancora troppo da fare. Sapevo che sarebbe stata dura ma non mi aspettavo questa situazione: peggio di così non si può.
Un anno fa eravamo persone ferite, eravamo in tenda, in auto, in albergo, in camper. Noi siamo fortunati perchè la nostra casa è A e ci siamo potuti rientrare quasi subito, la salute è abbastanza buona. Però non sono riuscito ad esser menefreghista nei confronti di coloro i quali sono rimasti senza casa. Oggi tantissime persone sono fuori dal progetto C.A.S.E e M.A.P. mentre altri che hanno le case classificate B o C non possono rientrare: perchè? Dicono i potenti che è colpa della 'burocrazia'; ma la burocrazia sono LORO! Sembra un gioco a dare la colpa a qualcun'altro, uno sport in cui l'italiano medio è campione olimpico. Tanto questi signori in giacca e cravatta, col sorriso stampato sulla faccia, non hanno problemi perchè sono ricchi e di case ne hanno anche troppe. Non gliene frega se i comuni mortali soffrono. Le istituzioni locali si sono fatte commissariare dalla Protezione Civile sin dal primo giorno e ormai sapete tutti con quali risultati. Non i risultati del TG1 o del TG5: quelle sono favole che potete ascoltare ma fate attenzione perchè una menzogna raccontata bene e spesso, può diventare realtà. Non fatevi fregare. Venite a L'Aquila se potete, venite nei paesi distrutti e mai visitati dalle troupe televisive. [...]
Niente lustrini. Ieri sono stato in città, al centro. Sono stato al presidio dei 'carriolati' in piazza Duomo, ho firmato un registro per far vedere che c'ero e ci sono anch'io: un registro pieno di nomi. Sono i nomi della gente che non ci sta a passare per ingrata, non ci sta a farsi prendere per il culo. Se non fosse stato per la protestata delle carriole, tutte le macerie sarebbero ancora dov'erano il 6 aprile. Sono entrato nella chiesa delle anime sante, per la prima volta nella mia vita. Sono entrato nella basilica di Colle Maggio: lì i vigili del fuoco (gli unici che hanno davvero faticato per noi) hanno sostituito la cupola che era crollata con un enorme tetto di vetro. Un lavoro incredibile, come tutti quelli fatti dai vf in questi mesi. Strano entrare per la prima volta in 2 chiese conosciute in tutto il mondo proprio ad un anno dal terremoto, strano farlo da ateo. Ne sentivo la necessità, perchè anche quella è vita. Per molte persone la chiesa è tutto. E perciò credo che prtoprio gli uomini di chiesa dovrebbero fare qualcosa di concreto per la gente. In piazza Duomo pioveva ma c'era molta gente, anche turisti, i quali non mancano mai in luoghi 'macabri'. Intendiamoci, macabro per lo stato di abbandono che è evidente nel cuore della città; macabro perchè quelle pietre sono state macchiate di sangue. Un anno dopo i ricordi pesano, riaffiorano. Penso alle notti in cui non ho dormito, penso all'energia che trovavo non so come e dove, penso a tante cose. Sono vivo ma non posso adagiarmi nella mia condizione 'fortunata'. Nel mio paese è da settembre che stanno lavorando per i MAP e ancora non hanno finito: un ritardo mostruoso rispetto ai tempi di consegna previsti. Però qui non arrivano le telecamere: non esistiamo. Molte persone si lamentano ma non fanno nulla per migliorare la loro situazione. Io capisco il dolore ma non capisco la non-protesta. Solo manifestando si può ottenere qualcosa e i primi a doverlo fare sono proprio i più sfortunati. Non si può aspettare la manna, non si può aspettare lo champagne con dedica dello zio Silvio.
Ci sono anche dati positivi, ad esempio quello sulle opere d'arte salvate, però ho l'impressione che si privilegi un'opera piuttosto che la vita umana. Molto ha fatto la provincia di Trento soprattutto ad Onna, i volontari di tutti i tipi e tutte le sigle. Abbiamo visto all'opera persone fantastiche. Però come sapete, c'era anche chi approfittava della disgrazia. Oggi in pochi sono rimasti a fare informazione (vera) da qui: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, L'Unità (che per qualche giorno ha sede proprio in piazza Duomo), Radio 2 (anche loro in piazza). Per il resto c'è qualche comparsata di 'giornalisti' di varie testate che si rendono conto della realtà, constatando che è il contrario di ciò che gli fanno dire quando stanno seduti in studio.
L’indagato per corruzione Guido Bertolaso si autocelebra: "A L’Aquila vinta sfida gigantesca". Ma un anno dopo il sisma 33 mila famiglie aspettano una casa. La città è un cantiere: in ogni vicolo c'è una gru, ci sono settori per le macerie, ci sono TIR. Le macerie dove vanno a finire? Quelle che devono essere recuperate dove sono? Non è dato saperlo. Per il G8 sono stati spesi soldi che potevano, anzi dovevano essere utilizzati per la ricostruzione. Soldi buttati e anche in questo caso sappiamo perchè.
Il 5 aprile di un anno fa ero una persona come tante, poi son diventato un terremotato, un profugo (secondo qualcuno), ho vissuto un'esperienza che ti porta a 'vedere' la morte.
Il 5 aprile eravamo già da mesi sotto stress per le continue scosse, però la commissione grandi rischi aveva rassicurato tutti. Io non mi fidavo: avevo ragione.
Ecco la verità. Rimbalza da un blog all'altro, diffonde in rete come un virus contagiosissimo. Gli ingrati fanno informazione, quella vera, senza alcun filtro, senza pannelli di cartone pubblicitari. Gli ingrati ci fanno aprire gli occhi, e sono in molti, ormai, ad essersi svegliati. Ma non basta ancora. Facciamo uscire questi pezzi di verità dalla rete, dai nostri schermi, stampiamoli, infiliamoli nei giornaletti di regime. E qualcun altro si sveglierà. Le facciate di cartone marciscono in fretta.
Matteo è un ingrato. Ecco il suo anniversario, preso dal suo blog Fuori dal coro:
Un anno fa ho provato a raccontare le mie sensazioni ma rimango dell'idea che certe esperienze non possono essere comprese da chi non le ha mai vissute. Vi auguro di non viverle mai. In ogni caso se qualcuno non avesse letto quello che ho scritto e volesse saperne di più, troverà molto da leggere.
Pensare che è passato un anno non è motivo di sollievo, perchè c'è ancora troppo da fare. Sapevo che sarebbe stata dura ma non mi aspettavo questa situazione: peggio di così non si può.
Un anno fa eravamo persone ferite, eravamo in tenda, in auto, in albergo, in camper. Noi siamo fortunati perchè la nostra casa è A e ci siamo potuti rientrare quasi subito, la salute è abbastanza buona. Però non sono riuscito ad esser menefreghista nei confronti di coloro i quali sono rimasti senza casa. Oggi tantissime persone sono fuori dal progetto C.A.S.E e M.A.P. mentre altri che hanno le case classificate B o C non possono rientrare: perchè? Dicono i potenti che è colpa della 'burocrazia'; ma la burocrazia sono LORO! Sembra un gioco a dare la colpa a qualcun'altro, uno sport in cui l'italiano medio è campione olimpico. Tanto questi signori in giacca e cravatta, col sorriso stampato sulla faccia, non hanno problemi perchè sono ricchi e di case ne hanno anche troppe. Non gliene frega se i comuni mortali soffrono. Le istituzioni locali si sono fatte commissariare dalla Protezione Civile sin dal primo giorno e ormai sapete tutti con quali risultati. Non i risultati del TG1 o del TG5: quelle sono favole che potete ascoltare ma fate attenzione perchè una menzogna raccontata bene e spesso, può diventare realtà. Non fatevi fregare. Venite a L'Aquila se potete, venite nei paesi distrutti e mai visitati dalle troupe televisive. [...]
Niente lustrini. Ieri sono stato in città, al centro. Sono stato al presidio dei 'carriolati' in piazza Duomo, ho firmato un registro per far vedere che c'ero e ci sono anch'io: un registro pieno di nomi. Sono i nomi della gente che non ci sta a passare per ingrata, non ci sta a farsi prendere per il culo. Se non fosse stato per la protestata delle carriole, tutte le macerie sarebbero ancora dov'erano il 6 aprile. Sono entrato nella chiesa delle anime sante, per la prima volta nella mia vita. Sono entrato nella basilica di Colle Maggio: lì i vigili del fuoco (gli unici che hanno davvero faticato per noi) hanno sostituito la cupola che era crollata con un enorme tetto di vetro. Un lavoro incredibile, come tutti quelli fatti dai vf in questi mesi. Strano entrare per la prima volta in 2 chiese conosciute in tutto il mondo proprio ad un anno dal terremoto, strano farlo da ateo. Ne sentivo la necessità, perchè anche quella è vita. Per molte persone la chiesa è tutto. E perciò credo che prtoprio gli uomini di chiesa dovrebbero fare qualcosa di concreto per la gente. In piazza Duomo pioveva ma c'era molta gente, anche turisti, i quali non mancano mai in luoghi 'macabri'. Intendiamoci, macabro per lo stato di abbandono che è evidente nel cuore della città; macabro perchè quelle pietre sono state macchiate di sangue. Un anno dopo i ricordi pesano, riaffiorano. Penso alle notti in cui non ho dormito, penso all'energia che trovavo non so come e dove, penso a tante cose. Sono vivo ma non posso adagiarmi nella mia condizione 'fortunata'. Nel mio paese è da settembre che stanno lavorando per i MAP e ancora non hanno finito: un ritardo mostruoso rispetto ai tempi di consegna previsti. Però qui non arrivano le telecamere: non esistiamo. Molte persone si lamentano ma non fanno nulla per migliorare la loro situazione. Io capisco il dolore ma non capisco la non-protesta. Solo manifestando si può ottenere qualcosa e i primi a doverlo fare sono proprio i più sfortunati. Non si può aspettare la manna, non si può aspettare lo champagne con dedica dello zio Silvio.
Ci sono anche dati positivi, ad esempio quello sulle opere d'arte salvate, però ho l'impressione che si privilegi un'opera piuttosto che la vita umana. Molto ha fatto la provincia di Trento soprattutto ad Onna, i volontari di tutti i tipi e tutte le sigle. Abbiamo visto all'opera persone fantastiche. Però come sapete, c'era anche chi approfittava della disgrazia. Oggi in pochi sono rimasti a fare informazione (vera) da qui: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, L'Unità (che per qualche giorno ha sede proprio in piazza Duomo), Radio 2 (anche loro in piazza). Per il resto c'è qualche comparsata di 'giornalisti' di varie testate che si rendono conto della realtà, constatando che è il contrario di ciò che gli fanno dire quando stanno seduti in studio.
L’indagato per corruzione Guido Bertolaso si autocelebra: "A L’Aquila vinta sfida gigantesca". Ma un anno dopo il sisma 33 mila famiglie aspettano una casa. La città è un cantiere: in ogni vicolo c'è una gru, ci sono settori per le macerie, ci sono TIR. Le macerie dove vanno a finire? Quelle che devono essere recuperate dove sono? Non è dato saperlo. Per il G8 sono stati spesi soldi che potevano, anzi dovevano essere utilizzati per la ricostruzione. Soldi buttati e anche in questo caso sappiamo perchè.
Il 5 aprile di un anno fa ero una persona come tante, poi son diventato un terremotato, un profugo (secondo qualcuno), ho vissuto un'esperienza che ti porta a 'vedere' la morte.
Il 5 aprile eravamo già da mesi sotto stress per le continue scosse, però la commissione grandi rischi aveva rassicurato tutti. Io non mi fidavo: avevo ragione.
Ecco la verità. Rimbalza da un blog all'altro, diffonde in rete come un virus contagiosissimo. Gli ingrati fanno informazione, quella vera, senza alcun filtro, senza pannelli di cartone pubblicitari. Gli ingrati ci fanno aprire gli occhi, e sono in molti, ormai, ad essersi svegliati. Ma non basta ancora. Facciamo uscire questi pezzi di verità dalla rete, dai nostri schermi, stampiamoli, infiliamoli nei giornaletti di regime. E qualcun altro si sveglierà. Le facciate di cartone marciscono in fretta.
Repetita iuvant
Lettera pubblicata nel Vanity Fair di aprile:
Sono insegnante in un Istituto tecnico commerciale. Tempo fa, in un tranquillo zapping da domenica sera, finisco su Raitre, trasmissione Presa diretta, tema della puntata "La scuola fallita". Si parla di contributi pubblici alle scuole paritarie, adesso non si chiamano più private, così è tutto meno chiaro. Si entra in questi istituti modello, in Lombardia, che vantano aule pulite, grandi laboratori, palestre, mense, piscine. Il tutto pagato dai genitori, con rette annuali da seimila euro in su, salvo scoprire che la Regione Lombardia offre un contributo annuale di 1.050 euro alle famiglie che ne fanno richiesta, indipendentemente dal reddito: parliamo di redditi dai 42 mila ai 198 mila euro annui; poi scopri ancora che lo Stato italiano ogni anno versa alle scuole paritarie una cifra doppia rispetto a quella che versa alle scuole pubbliche. Ci si sposta in Sicilia, agli antipodi: istituti pubblici che cadono a pezzi, laboratori inagibili, classi senza aula, bambini di scuola materna in classe con il cappotto perché il riscaldamento non funziona, bambini con grave handicap che si sono visti togliere l'insegnante di sostegno. Spero che il ministro Gelmini, quando fra un po' d'anni accompagnerà la sua bambina in una di quelle scuole d'élite, provi ogni mattina, varcando il cancello, una leggera fitta al petto, verso sinistra, dove di solito sta il cuore, che le ricordi che il diritto all'istruzione nel nostro Paese non è uguale per tutti, e che sua figlia entra in quella scuola fantastica con i soldi del popolo italiano, sottraendoli ai bambini costretti a stare in aula col cappotto.
Un film già visto. Tutto saputo e risaputo, per chi si informa, evitando come la peste i bollettini di Minzolini, ma questa lettera mi ha colpito, penetra nel cuore dello scempio con rara efficacia. In fondo, repetita iuvant. E chissà, qualche italiano un po' assopito, anzi, ipnotizzato dalle parole con cui la Mariastella si riempie la bocca (tolleranza zero, condotta, meritocrazia, e così via), potrebbe improvvisamente svegliarsi, in un sussulto di civiltà. Io ci spero sempre.
Sono insegnante in un Istituto tecnico commerciale. Tempo fa, in un tranquillo zapping da domenica sera, finisco su Raitre, trasmissione Presa diretta, tema della puntata "La scuola fallita". Si parla di contributi pubblici alle scuole paritarie, adesso non si chiamano più private, così è tutto meno chiaro. Si entra in questi istituti modello, in Lombardia, che vantano aule pulite, grandi laboratori, palestre, mense, piscine. Il tutto pagato dai genitori, con rette annuali da seimila euro in su, salvo scoprire che la Regione Lombardia offre un contributo annuale di 1.050 euro alle famiglie che ne fanno richiesta, indipendentemente dal reddito: parliamo di redditi dai 42 mila ai 198 mila euro annui; poi scopri ancora che lo Stato italiano ogni anno versa alle scuole paritarie una cifra doppia rispetto a quella che versa alle scuole pubbliche. Ci si sposta in Sicilia, agli antipodi: istituti pubblici che cadono a pezzi, laboratori inagibili, classi senza aula, bambini di scuola materna in classe con il cappotto perché il riscaldamento non funziona, bambini con grave handicap che si sono visti togliere l'insegnante di sostegno. Spero che il ministro Gelmini, quando fra un po' d'anni accompagnerà la sua bambina in una di quelle scuole d'élite, provi ogni mattina, varcando il cancello, una leggera fitta al petto, verso sinistra, dove di solito sta il cuore, che le ricordi che il diritto all'istruzione nel nostro Paese non è uguale per tutti, e che sua figlia entra in quella scuola fantastica con i soldi del popolo italiano, sottraendoli ai bambini costretti a stare in aula col cappotto.
Anna Maria Boldrini
Un film già visto. Tutto saputo e risaputo, per chi si informa, evitando come la peste i bollettini di Minzolini, ma questa lettera mi ha colpito, penetra nel cuore dello scempio con rara efficacia. In fondo, repetita iuvant. E chissà, qualche italiano un po' assopito, anzi, ipnotizzato dalle parole con cui la Mariastella si riempie la bocca (tolleranza zero, condotta, meritocrazia, e così via), potrebbe improvvisamente svegliarsi, in un sussulto di civiltà. Io ci spero sempre.
Iscriviti a:
Post (Atom)



