martedì 30 marzo 2010

Di chi è la colpa?


Vorrei buttarla sul ridere, ma non ci riesco. Sarebbe facile fare dell'ironia sul neo-governatore del Piemonte Cota, che fino a qualche giorno fa ignorava totalmente i confini della regione che si appresta a governare, che bucherà la montagna senza nemmeno chiedere il permesso ai valsusini, che riaprirà le centrali nucleari. Già sento le proteste della gente che non le vuole: pensarci prima, forse?
Potrei scherzare su Formigoni, che si prepara a completare un Ventennio degno del periodo fascista, in barba alle regole. E quante risate potrei farmi, nell'apprendere che il plurimaturato Renzo Bossi, figlio d'arte, siederà al consiglio regionale, dall'alto delle sue 12.000 preferenze.
Che dire di Zaia, travolto letteralmente da un'inondazione di voti? Lavorerà part-time, mezza giornata a Roma Ladrona e mezza giornata a Venezia. Già pronto un progetto per collegare queste due città, una Tav per agevolare il lavoro del ministro. Naturalmente un doppio impiego comporta un doppio stipendio, e non uno stipendio part-time, ci mancherebbe altro. Poverino, sarà costretto a nutrirsi di McItaly, per fare in fretta. L'attaccamento al lavoro va premiato, senza dubbio.
Infine, vogliamo parlare della vittoria della Polverini? Il popolo votante ha dato fiducia ad una coalizione incapace persino di rispettare le scadenze, figuriamoci del resto.
Purtroppo non c'è niente da ridere, in tutto questo. L'unica cosa che mi riesce, in questo momento, è provare a darmi delle risposte, all'unica domanda sensata da porsi: di chi è la colpa?
Innanzitutto, la colpa è del Pd, della sua politica miope e autoreferenziale. Questa sconfitta parte da lontano, da quel secco no alla candidatura di Grillo alla segreteria del partito. Da allora Bersani ha inanellato una sconfitta dietro l'altra, una su tutte, sembra un paradosso dirlo, la vittoria di Vendola in Puglia. Una politica delle alleanze scriteriata e totalmente dettata dall'alto (leggi D'Alema) ha dato come unico risultato un forte scontento da parte dell'elettorato Pd, che ha preferito starsene a casa o dirottare il suo voto. Spero sia ironico, Bersani, quando afferma che in fondo non è andata così male, ma credo che non lo sia, e denota la mancanza totale di una visione politica. E' troppo facile dare la colpa al Movimento 5 Stelle, adesso. Invece di arroccarsi attorno ad una classe politica che ha perso ormai ogni credibilità, il Pd dovrebbe aprire le porte ai nuovi movimenti, freschi, vitali (uno tra tutti, il Popolo Viola). Senza questa forte presa di coscienza e posizione, il Pd non farà molta strada.
Secondo punto: il Movimento 5 Stelle. Ho pensato seriamente di votarlo, ma qualche episodio poco trasparente mi ha fatto cambiare idea. Questo partito è un formidabile contenitore di idee che condivido, ma ho paura che, in sede di consiglio, andrà a scagliarsi contro la politica, quella in cui bisogna votare sì o no, quella in cui, se si vuole provare a cambiare qualcosa, si deve per forza scendere a qualche compromesso. E' triste ma è così, ed è un discorso che vale in Italia come in Francia, in Germania come negli Stati Uniti. Obama è riuscito a far approvare la sua riforma sanitaria dopo un travagliatissimo lavoro di smussamento, pagando tra l'altro un caro prezzo in termini di popolarità. Questa è la politica, che piaccia o no, e quando leggo nel programma del Movimento "Blocco immediato della Tav in Val di Susa" mi viene da sorridere. Anche avesse preso il 50%, il Movimento pensa che sarebbe riuscito davvero a bloccare tutto, immediatamente? In realtà è tutto molto più difficile. Per cui ben venga il Movimento, sono curioso di vederlo all'opera, ma spero non si trasformi in semplice guastafeste, che intasa il consiglio con interpellanze e interrogazioni a non finire, soltanto per dimostrare di esserci. Inoltre, di questo Movimento non capisco l'assoluta mancanza di pragmatismo. E' tanto bello dichiarare di essere diversi, di essere nuovi, ma alla fine ci si scontra con la realtà, in cui ottenere un consigliere o due è un grandissimo risultato. Perché non sfruttare, quindi, la possibilità del voto disgiunto? E non mi si venga a dire, per favore, che Cota e la Bresso sono uguali. Non sono uguali, anche se fa comodo dirlo per motivi elettorali. Già mi immagino tagli alle spese superflue (spese sociali, volontariato, iniziative culturali, eccetera eccetera), crociate antiabortiste degne del miglior Formigoni, e altro ancora. Mi spiace ma no, non sono uguali, e per fronteggiare l'arrogante pochezza di questa maggioranza alzare le barricate non serve a nulla, se non a rimanere più soli.
Per finire, il terzo problema, magistralmente spiegato da Daniele Luttazzi: l'inerzia totale del popolo italiano. L'Italia è allo sfascio, sta letteralmente franando sotto il peso della corruzione, di scandali, di un Parlamento bloccato a causa dei capricci del padrone, del più totale disprezzo delle regole, di un razzismo ormai endemico, e il popolo premia il principale responsabile di tutto questo. L'informazione di regime ha prodotto questo effetto, smentendo ancora una volta chi sostiene che il controllo dei media non sposta voti. Insomma, la fase 3 dell'inculata sta proseguendo, e chissà quando finirà.
Ma forse sono io a sbagliare, o meglio, ad essere sbagliato, in questo paese.

Aggiornamento: a quanto pare Zaia si dimetterà da ministro. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

venerdì 26 marzo 2010

L'Italia spiegata da Daniele Luttazzi

Per chi se lo fosse perso, pubblico l'intervento di Daniele Luttazzi a Rai per una notte. Una descrizione dell'Italia acidissima, eccessiva, a tratti volgare, e proprio per questo perfettamente calzante. Un altissimo momento di televisione ed informazione.


giovedì 25 marzo 2010

Un tetto agli obiettori


Il Fatto di oggi pubblica un articolo molto istruttivo, che riporta numeri inquietanti: in Italia il 70% dei ginecologi si rifiuta di praticare l'interruzione di gravidanza, e in alcune regioni la percentuale arriva al 90%. Formigoni, in particolare, ha indetto in Lombardia una vera e propria crociata antiabortista, tagliando drasticamente i fondi per i consultori pubblici, a favore di quelli privati, ed inserendo una norma che dà la possibilità ai consultori familiari privati di "escludere dalle prestazioni rese quelle previste per l'interruzione volontaria di gravidanza". Ovviamente questi provvedimenti medievali non fanno altro che aumentare il mercato degli aborti clandestini, praticati con farmaci reperibili senza ricetta in ogni farmacia, con rischi enormi per la vita della madre.
Ho discusso molte volte di questo problema con diversi amici di medicina, tentando di sottolinearne l'immensa ipocrisia. Lo Stato che da una parte ti permette di praticare un'interruzione di gravidanza in maniera sicura e totalmente controllata, dall'altra te lo impedisce, a causa di politiche bigotte e retrograde e di un numero spropositato di obiettori di coscienza in ambito pubblico. O meglio, lo impedisce ai soliti poveracci che non possono permettersi il pagamento di una clinica privata (in cui magari, con un extra, si chiude un occhio sui limiti di tempo), mettendone così a repentaglio la vita. Tutti sono d'accordo nel dire che questa è una situazione intollerabile, ma non appena lancio un'idea che potrebbe risolvere in parte il problema, subito si leva un coro di critiche. L'idea è nata come semplice provocazione, grazie anche al contributo del fantastico Ministro dell'Istruzione Gelmini, ma più ci penso e più mi convinco che potrebbe essere la soluzione giusta, se non l'unica, che potrebbe porre un freno a questo schifo. Il provvedimento è semplice: un tetto agli obiettori di coscienza in ambito pubblico. Poniamo, che so, che su 10 ginecologi di un ospedale, 7 debbano essere disposti a praticare un aborto. A me pare banalissimo: se io vado in un ospedale pubblico per abortire (e la legge me lo consente), l'ospedale pubblico deve mettermi nelle migliori condizioni per farlo, e queste condizioni esistono se esistono medici disposti a praticarlo. La legge prevede che un ginecologo possa obiettare: benissimo, lo faccia, ma nel suo studio privato. Se la coscienza individuale di un ginecologo ostacola, quando non impedisce, il diritto ad abortire di una donna in ambito pubblico, possiamo fare della legge 194 carta straccia. D'altra parte, è quello che succede quotidianamente in moltissimi ospedali italiani.
Vi pare così campata in aria quest'idea? Discrimina gli obiettori? O è semplicemente un provvedimento che favorirebbe l'esercizio di un diritto riconosciuto per legge? Ditemi voi.

mercoledì 24 marzo 2010

Non ho niente contro i gay, però...

Ieri sera sono andato a vedere Mine vaganti, l'ultimo film di Ozpetek. Tommaso, un ragazzo di Lecce interpretato da Scamarcio, decide di confessare davanti a tutti, in occasione di una "riunione di famiglia", la propria omosessualità e la propria vocazione letteraria, a dispetto della famiglia che lo crede ottimo studente di economia e commercio. Sarà il fratello, interpretato da Alessandro Preziosi, a scombinargli i piani. Il film è bellissimo, forse il migliore di Ozpetek, e ne consiglio la visione a tutti.
Ma non voglio fare una recensione del film. Non sono un esperto e la mia opinione vale ben poco. Vorrei dire due parole sul pubblico. In genere i film di Ozpetek richiamano una fascia precisa della popolazione: persone di una certa cultura, che molto spesso si definiscono di sinistra, o perlomeno progressiste. Chissà, forse la presenza di Scamarcio ha richiamato anche qualche signorina ben poco interessata alle tematiche del film (e posso immaginarne la delusione, nello scoprire che in questo film interpreta un omosessuale), ma non ho visto molti elementi del genere, tra il pubblico di ieri sera. Da parte di una platea del genere, quindi, ci si aspetterebbe una mentalità aperta, libera dai pregiudizi che un tema come l'omosessualità fa affiorare con estrema facilità. E invece...
L'omosessualità di Tommaso è tra le più vere che abbia mai visto in un film, spogliata com'è di tutti gli stereotipi che l'immagine del gay richiama (stereotipi che, tra l'altro, il film sbeffeggia in alcune scene esilaranti). L'amore di Tommaso per il suo ragazzo è tangibile dagli sguardi, dalle poche frasi che i due si scambiano per telefono. Tutto molto bello, alla platea piace questo sentimento profondo, ma poco visibile, se non ad uno sguardo attento. Ma basta un'unica scena di pochi secondi, il bacio appassionato che i due si scambiano dopo settimane di lontananza (e chi è fidanzato penso possa capire, quanto sia dura la lontananza), per suscitare reazioni schifate da parte del pubblico. Qualcuno esclama "basta, basta", e viene subito accontentato, perché la scena è davvero molto breve. Ecco il pubblico progressista. Sono quelli che finiscono le frasi con "però": "Io non sono razzista, però..." "Io non ho niente contro i gay, però..." Queste frasi manifestano un'intolleranza forse peggiore di quella leghista o ultracattolica. E' un intolleranza codarda, tipica dei cosiddetti "radical-chic", che si riempiono la bocca di tante belle parole, riguardo ai diritti civili, all'integrazione, ai diritti sul lavoro, ma che vengono tragicamente smentiti dal loro stesso atteggiamento nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, da un "basta!" urlato alla vista di un bacio omosessuale.
Purtroppo sono molti i soggetti "di sinistra", politici e non, ad esprimere questa fastidiosa doppiezza. Forse un giorno sarà finalmente superata, e sarà un gran giorno, perché da quel momento in poi sarà possibile costruire un'alternativa credibile all'orrida parodia di regime che la destra ha costruito. Sarà il giorno in cui l'Italia, dopo anni di regressione economica, culturale e morale, finalmente riprenderà a crescere.

lunedì 22 marzo 2010

Più ostie per tutti


Cari signori della Cei, ho una domanda da farvi: ma perché non fondate un partito tutto vostro? Lo dico per voi, sul serio. Non pensate a tutti i problemi che vi levereste? Avreste una sigla e un simbolo tutti vostri (già bell'e che pronti, tra l'altro), presentereste i vostri candidati, fareste i vostri volantini. Adesso fate davvero pena, poverini, costretti a fare campagna elettorale per chi promette di elemosinarvi qualche privilegio e qualche poltrona nei posti che contano, in cambio del vostro voto. E' faticoso fare campagna elettorale in questo modo, senza poter fare nomi, tentando di mascherarla con la solita omelia buttata lì. Non siete molto bravi, per la verità. La vostra indicazione di voto non potrebbe essere più chiara. Da cui la domanda di partenza: perché non risparmiarvi la fatica, fondando un partito tutto vostro?
Ah già, libera Chiesa in libero Stato. Il Concordato. La Laicità dello Stato. Ma potreste tranquillamente fregarvene. Sono solo parole, no? Lo sono sempre state, almeno per voi. Non vi siete mai fatti problemi a dire la vostra, ad appendere crocifissi ovunque, a chiamare assassini padri disperati, a farvi togliere l'Ici sugli alberghi di lusso di vostra proprietà, a farvi "pareggiare" le scuole, pagate profumatamente, a quelle statali. A infiltrare con i vostri uomini ospedali pubblici, rendendo l'interruzione di gravidanza una surreale corsa contro il tempo (e contro gli obiettori di coscienza). Per cui suvvia, cara Conferenza Episcopale Italiana, candidati! Porta le tue liste! Certo, la par condicio a cui dovrai attenerti è un piccolo prezzo da pagare, ma sono sicuro che l'amico Augusto, nel suo Tg1, ti concederà comunque uno spazio, subito dopo il pistolotto di un quarto d'ora del vostro amico comune Silvio. Il rapporto costi/benefici non regge in alcun modo: doppi e tripli incarichi (dopo il "presidente operaio", il "vescovo ministro"), stipendi da favola, impunità assoluta per ogni tipo di reato (e di questi tempi, è un vantaggio da non disdegnare, vero?). No, il confronto non regge davvero.
Vi suggerisco uno slogan: "Più ostie per tutti". E' più simpatico di "Un voto per la vita", ed è un affettuoso omaggio all'amico Silvio. Siete ancora in tempo a candidarvi. E per la presentazione delle liste non c'è problema: siete o non siete in missione per conto di Dio? E quando uno è in missione per conto di Dio, non c'è ritardo o irregolarità che tenga.
Andate, e candidatevi. Sarà un un trionfo, in quest'Italia mafiosa e bigotta, vigliacca e generosa, casta e zoccola. Insomma, non potete fare altro che vincere, in un paese come l'Italia.

domenica 21 marzo 2010

Trovate le differenze

Ieri, passeggiando tra le vie di Genova, mi sono imbattuto in una grossa bancarella, specializzata nella compravendita di ogni genere ludico: videogiochi, libri, videocassette, cd. Al banco stavano appesi diversi cartelli, ad indicare la disponibilità dell'ambulante ad ogni tipo di trattativa, anche a domicilio. Fogli A4, anonimi, protetti da un involucro di plastica. Buttata lì, mescolata tra gli altri carrelli, stava anche un'importante precisazione: "Questo è un banco italiano", scritta tutta in maiuscolo, punto esclamativo finale.
Vi prego di trovare le differenze dalla seguente immagine:


Ai vincitori regalo un immigrato clandestino, che potrete torturare a piacimento (legittima difesa!), secondo quanto stabilito dalla Carta Padana dei Diritti dell'Uomo. L'articolo 1, la colonna portante della Carta, recita: "L'immigrato clandestino non è un uomo".
Allora, avete trovato le differenze?

venerdì 19 marzo 2010

La paura fa paura

La paura è un sentimento potentissimo, si sa. Dal punto di vista puramente biologico, è la sensazione di pericolo imminente a far scattare nell'animale (uomo compreso) la reazione di fuga o di attacco. La paura, però, presenta anche una faccia della medaglia pericolosa, perché può portare a prendere decisioni totalmente irrazionali, fuori controllo, di cui in futuro ci si pentirà, nella maggior parte dei casi.
La paura è alla base delle dittature e delle guerre, siano esse calde o fredde. Un governante assennato dovrebbe saperlo, e di conseguenza dovrebbe fare di tutto per smorzare questo sentimento, che attecchisce con una facilità disarmante. Troppo spesso, invece, accade che i governi alimentino la paura, ci soffino sopra, semplicemente per nascondere le proprie responsabilità. Chissà, forse lo fanno in maniera inconsapevole, ignari del pericolo che stanno correndo. Quel che è certo è che, se non smettono di soffiare, prima o poi si arriverà ad un punto di non ritorno, oltre al quale pentirsi non servirà più a nulla.
Ieri il sindaco di Milano Moratti ha chiesto al ministro Maroni un decreto che inserisca l'immigrazione clandestina tra i reati per cui è possibile fare irruzione negli appartamenti senza mandato. Oggi leggo, nel blog di Daniele Sensi, che ad Arezzo la Lega Nord distribuisce bustine di sapone liquido, con l'invito ad utilizzarle dopo aver toccato un immigrato. Insomma, l'Italia avanza a grandi falcate verso lo squadrismo, e verso i film, di hilteriana memoria, che inneggiano allo "sporco immigrato". L'Italia sta morendo di paura, e questa gentaglia non fa che accelerarne lo sfaldamento, la disgregazione sociale, per puri scopi elettorali. Sono molto pericolosi, questi signori, impregnati fino all'osso di arroganza ed ignoranza. Stanno sfasciando il paese, ma la colpa è sempre del nemico. Preferiscono scatenare una guerra, pur di salvarsi il culo.
C'è da avere paura, questo è certo, ma non dei cinesi o degli zingari. Bisogna avere paura di loro. Conviene tenerlo a mente, nella cabina elettorale.

martedì 16 marzo 2010

Chiamata alle armi

Il blog Voglioscendere.it rivela che nei giorni scorsi, tra i cellulari dei parlamentari Pdl, è rimbalzato il seguente sms: “Comunicazione urgente da parte di Bondi, Verdini, La Russa. Il 20 manifestazione in piazza San Giovanni. Chiediamo di interrompere anche la campagna elettorale e di aiutare a riempire i pullman che riuscirete a organizzare le cui fatture saranno saldate dalla sede nazionale del partito”.
Questa è la piazza che piace a Silvio. Un esercito di cloni radiocomandati che si muove ad uno schiocco di dita del padrone, pettinatissimo, sventolante bandiere fresche di stampa gentilmente fornite con il "kit del perfetto Papi-boy", che intona cori prefabbricati e caricati nella memoria del clone, durante le sessioni di rincoglionimento forzato chiamate "corsi di formazione politica"*. Un esercito richiamato non dal desiderio di esprimere un'idea o un valore, ma dalla promessa di un cospicuo rimborso spese. Tutto è secondario, rispetto alla volontà del padrone, anche la campagna elettorale. E di conseguenza, anche le elezioni.
Soltanto i regimi organizzano piazze del genere. Manifestazioni pretestuose, senza un bersaglio preciso (il Tar? i Radicali? Bersani? Travaglio? la procura di Trani? il panino di Milioni?), il cui unico scopo è quello di celebrare e legittimare il regime stesso. Una piazza ad uso e consumo dei Tg, che provvederanno a montarla e gonfiarla senza alcun pudore. In genere le manifestazioni sono un esempio di vitalità della democrazia, ma in questo caso, purtroppo, è esattamente il contrario. Se il maggiore partito politico di maggioranza decide mostrare i muscoli in piazza, con l'unico scopo di far passare le proprie mancanze come l'ennesimo complotto planetario, c'è davvero qualcosa che non va. E davvero non riesco a capacitarmi di come moltissima gente ancora non si renda conto della gravità della situazione. Cos'altro deve succedere? Qualcuno me lo dica, per favore.





* Ho il sospetto che, scostando i capelli dalla nuca di un qualsivoglia soggetto fresco di "formazione", si possa trovare una pratica presa USB, per caricare inni e slogan con ancora più rapidità.

Un disco da isola deserta


Spiegare perché Remain in Light dei Talking Heads sia uno dei dischi più importanti della storia della musica, un disco che, fossi costretto a scegliere tra dieci da portare in un'isola deserta, rientrerebbe sicuramente nel podio, è una bella grana. Perché questa band non si impegna per nulla, a farsi piacere. La copertina è oggettivamente inguardabile, e ad introdurre gli impavidi che riescano a superarne la repulsione, troviamo una selva di suoni in preda all'anarchia, con batteria, basso e chitarra che sparano scombinate scintille sonore, su cui si arrampica la voce sgangherata e declamante del leader David Byrne. Tutto questo è Born under Punches, la traccia introduttiva, e una volta arrivati alla fine di questi sei minuti inspiegabili, la domanda che ci si pone è: "Cosa ho ascoltato?".
Andando avanti la situazione non migliora. Remain in Light cambia faccia ad ogni canzone, scivola in una notte fredda ed agitata (The Overload), ma l'ascoltatore non se ne accorge, troppo preso a cogliere le mille sfaccettature che ogni pezzo produce: dopo decine di ascolti non sono ancora riuscito a decifrare l'impressionante gioco di rimbalzi vocali in The Great Curve, il terzo pezzo. Non è solo questione di ottima produzione (e d'altra parte, con uno come Brian Eno vai sul sicuro), perché questo disco, all'apparenza un guazzabuglio inestricabile di sonorità innovative, rileva, ascolto dopo ascolto, una compattezza ed un'abilità compositiva fuori dal comune. Dal caos emerge magicamente l'ordine, un cui tutto sta dove deve stare, compresi gli stralunatissimi versi di Byrne. Spuntano linee melodiche che mai ci saremmo aspettati. Ecco allora che Remain in Light diventa un'opera geniale, in cui strumenti vecchi e nuovi danno vita ad un nuovo tipo di musica, folle, schizzatissima, ma perfettamente coerente e compiuta. E soprattutto, un disco che, a trent'anni dalla sua uscita, dà lezioni di modernità a quasi tutta la musica contemporanea.
Mi rendo conto di non aver dato un'idea molto chiara di questo disco, ma è impossibile avere le idee chiare, quando si parla di Remain in Light. L'unica cosa da fare è ascoltarlo, con pazienza. La voglia di cambiare musica sarà forte, all'inizio, ma quando la sua bellezza vi si schiuderà, ascolto dopo ascolto, Remain in Light diventerà una droga.
Un disco da isola deserta, appunto.

martedì 9 marzo 2010

Gli affetti, la salute, la musica

In questi giorni, chiunque abbia un minimo di amore per la giustizia e per il rispetto delle regole sta soffrendo come un cane. Penso soprattutto all'enorme schiera di uomini e donne che ogni giorno suda e fatica ore su ore, chi sul posto di lavoro, chi per trovarlo, un lavoro. Tutti, però, sono accomunati da una battaglia ancora più sfibrante, una battaglia che ha mille facce: ore di coda davanti ad uno sportello, per poi sentirsi dire che occorre un certificato rilasciato in un ufficio dall'altra parte della città; duelli durissimi per farsi rilasciare un mutuo da quelle bestie succhiasangue, camuffate da banchi di beneficenza, chiamate banche; le schermaglie continue con il capo, che cascasse il mondo se paga lo stipendio puntuale, per una volta; gli infiniti ostacoli che il baronato universitario contrappone agli sfigati che mai e poi mai chiederanno una raccomandazione, mai e poi mai leccheranno il culo al professorino di turno per scavalcare gli altri. Questa parte d'Italia, in questi giorni, è sconfortata più che mai, si chiede se valga la pena continuare a difendere e praticare valori come l'onestà, il rispetto, il massimo impegno in qualsiasi attività si compia. Questa domanda ha un'unica risposta: vale sempre la pena, ed in questi giorni ancora di più. Inoltre credo sia importante crearsi dei piccoli rifugi, in cui acquattarsi nei momenti più difficili. Gli affetti e la salute, prima di tutto, e da questi punti di vista io sono davvero molto fortunato. Ma per chi non avesse queste fortune esistono altri modi per portare un briciolo di serenità nella propria vita. Uno di questi è la musica. Non migliora la situazione del conto in banca, ma io credo che non ci sia niente di meglio per ripulire la mente, ogni tanto, per massaggiarla e rinvigorirla, dopo tutte le percosse che quotidianamente subisce.
Non bisogna mollare, mai. E adesso musica.

sabato 6 marzo 2010

Due appelli


Non sono abituato a fare campagna elettorale, ma credo che il momento lo richieda a gran voce. Questa notte si è consumato il delitto più vergognoso che una democrazia possa subire. Speravo che il Presidente della Repubblica avrebbe posto un freno a questo schifo inaccettabile, ma ancora una volta Napolitano mi ha deluso. Di Pietro ha parlato addirittura di impeachment. Forse esagera, ma è chiaro che ormai non ci sono più certezze, le regole sono paletti di burro, plasmabili a piacimento dal più prepotente, e se anche il Presidente della Repubblica, il baluardo estremo della democrazia, si piega a questa prepotenza, allora nemmeno la Legge di tutte le Leggi, la Costituzione, è al sicuro, diventa anch'essa un cavillo burocratico che il dittatorucolo di turno potrà cambiare, se non eliminare, a proprio gusto.
L'indignazione sta correndo lungo tutta l'opposizione, dall'Udc ai Movimenti 5 Stelle di Grillo. Anche parte della maggioranza vede in questo provvedimento un precedente gravissimo. Si invocano manifestazioni in piazza, iniziative, proteste eclatanti. Tutto giustissimo, ma in questo momento, in cui i pilastri della democrazia traballano come non mai, esiste un solo modo di protestare: il voto. Per cui rivolgo il mio appello a tutti quelli che vogliano porre un freno a questa rovina. Chiunque ritenga Berlusconi, e la sua cricca di satrapi arroganti e totalmente incompetenti, un danno, se non un pericolo, per l'Italia, vada a votare. Anche se non vuole andarci, anche se non trova nessuno che lo rappresenti veramente, anche se alla fine, come al solito, bisognerà scegliere il "meno peggio". Ve lo dice uno da sempre ligio al voto, ma che ha pensato seriamente di marinare queste regionali, stanco di dover scegliere tra una maggioranza delinquenziale e una finta opposizione, e soprattutto sfiduciato da un'Italia che puntualmente, ad ogni elezione, si fa incantare dal mafioso di Arcore e la sua cosca. Gli ultimi eventi sono stati una secchiata d'acqua fredda, un imperativo al voto senza se e senza ma. Ed è lo stesso imperativo che rivolgo a chiunque legga queste righe: andate a votare, vi prego. Se vogliamo fermare questo disfacimento, serve una sonora mazzata a Berlusconi, per dimostrare che possono cambiare tutte le regole che vogliono, ma che non serve a nulla, se nel paese c'è una Resistenza, che creda ancora nelle regole della democrazia. Loro denunceranno i brogli, invocheranno il complotto come hanno sempre fatto. Chiederanno infiniti riconteggi delle schede, ma la Resistenza sarà strenua. L'Italia antiberlusconiana, a quel punto, sarà pronta a ribattere, colpo su colpo.
Rivolgo un appello anche ai potenziali elettori del centrodestra: fossi in voi sarei profondamente indignato, preso per il culo da una classe dirigente mediocre (per usare un eufemismo). Molti di voi avranno sicuramente dedicato molto del loro tempo per questa campagna elettorale, per fare le cose per bene. In un solo colpo questo impegno è stato cancellato, dichiarato totalmente inutile, per colpa di una dirigenza che non ha nessun rispetto di voi, ancor prima di tutti gli altri. Sarebbe bastato un gesto di umiltà, per risolvere le cose senza clamore: chiedere scusa dell'errore a tutti, ma soprattutto al loro elettorato, ai militanti che hanno bistrattato in così malo modo. Questo gesto non è mai arrivato. Hanno gridato al complotto, hanno organizzato manifestazioni fallimentari, con la solita arroganza, senza un briciolo di umiltà. Fossi in voi, cari elettori, scenderei in piazza, ma contro la vostra dirigenza, l'unica responsabile di questo casino. Siete voi le prime vittime di tutto questo, e dovete far sentire la vostra voce, senza filtri da parte dei megafoni della propaganda. Basta dare un'occhiata ai vostri forum, per capire che siete in tanti, a provare questa indignazione. Per cui fatevi sentire, senza slogan preconfezionati, senza le pubblicitarie chiamate alle armi a cui vi ha abituato il vostro capo. Il bello della democrazia è questo. Vogliamo forse dimenticarlo? O, peggio ancora, che gli altri ce lo facciano dimenticare?

venerdì 5 marzo 2010

Il razzismo del vicino è sempre più verde

In questi giorni i media italiani hanno dato molto peso all'exploit che il Pvv, partito olandese di estrema destra, ha avuto nel corso delle ultime elezioni amministrative. Questo partito ha basato la sua campagna elettorale sul pericolo di islamizzazione che, a parere del leader Wilders, l'Europa sta correndo. Questo simpatico signore è arrivato a definire il Corano peggiore del Mein Kampf di Hitler. I telegiornali hanno riportato con dovizia di dettagli la "preoccupazione" di Napolitano e dell'Europa intera, per l'ascesa di un partito dall'attitudine spiccatamente "xenofoba" e razzista.
Non so voi, ma io trovo tragicomico questo improvviso risveglio dei Tg, che per una volta hanno avuto il buongusto di chiamare le cose con il loro nome. Bene, bravi, bis. Il problema è che i telegiornali non si sono mai accorti, o meglio non hanno mai voluto accorgersene, che in Italia esiste un partito chiamato Lega Nord, che ormai da parecchio tempo tiene per le palle Berlusconi imponendogli candidature e ministeri, e che in quanto a razzismo e xenofobia dà la polvere al Pvv. Come dimenticare le amabili iniziative "White Christmas" e "Rimbalza il clandestino"? Come dimenticare Borghezio, parlamentare europeo, che disinfetta le carrozze dei treni e istruisce i neofascisti francesi? Salvini che propone posti riservati ai milanesi nella metropolitana? I rastrellamenti casa per casa strombazzati dopo i tafferugli di via Padova a Milano? Per non parlare dei sobri manifesti elettorali che invitano a torturare gli immigrati clandestini ("E' legittima difesa!"), e della straordinaria invenzione del reato omonimo, che sicuramente il Pvv ci invidia. Insomma, possiamo dire con orgoglio che il razzismo made in Padania sta facendo proseliti in Europa. E' un vero peccato che i Tg non abbiano sottolineato con la dovuta attenzione la paternità tutta italiana di questa regressione culturale, ma si sa, il razzismo del vicino è sempre più verde, anche più verde delle camicie padane.

mercoledì 3 marzo 2010

Solo un ripasso di storia?

Ieri sera l'informazione libera ha segnato un punto importante. Sembra un paradosso dirlo, nel giorno in cui un provvedimento inquietante ha fatto riunire nella stessa piazza i pezzi grossi del giornalismo televisivo, da Santoro a Vespa, passando per Floris. Potrebbe sembrare questo, il punto di cui parlo. Certo, il fatto che, per la prima volta, giornalisti così distanti tra loro protestino all'unisono contro la censura preventiva, è molto indicativo dell'atmosfera che si respira.
Ma io parlo di un'altra storia. Qualcosa di piccolo, all'apparenza, ma che ai miei occhi cela un potenziale esplosivo, qualcosa che forse ha fatto riflettere molti spettatori, molto più di Ballarò, Annozero e Porta a Porta messi assieme.
Chi ieri sera si è sintonizzato su Rai Tre sa di cosa parlo. Al posto di Ballarò la rete ha mandato in onda una storia nota: la vita e la morte di un regime. Una storia semplice, che parte da un signore che costruisce il suo consenso grazie ad una propaganda efficacissima, capace di mostrare un'Italia tanto efficiente e produttiva quanto fasulla. La gente è entusiasta, piazze sterminate lo acclamano. Rimane qualche voce dissidente, che esorta a non credere alle fandonie propinate dal regime, ma in breve tempo spariscono, una ad una, silenziate subdolamente, con discrezione. Il signore accresce il suo potere, la propaganda continua a tessere il consenso, ma inizia ad aprirsi qualche crepa, da cui si intravede la verità. Le voci critiche salgono di tono, e questa volta la repressione è manifesta, palese. Crollano le strutture istituzionali, tutti devono piegarsi alla volontà del padrone. I giornali mostrano folle sterminate che acclamano l'unico signore, mentre una folla altrettanto sterminata riempie le carceri, per non aver chinato la testa. La storia finisce nel sangue, ma è soltanto l'inizio di una nuova epoca, in cui la memoria andrà preservata, in cui una coscienza civile forte potrà e dovrà riconoscere i segni e i sintomi di ogni malessere, anche i più piccoli, per evitare che la storia si ripeta di nuovo.
Sento già un coro di voci contrarie: paragonare l'epoca berlusconiana al Ventennio fascista può sembrare una provocazione prevedibile e scontata. Mi spiace, mi spiace davvero tanto, ma un Ministro della Repubblica che dichiara pubblicamente di essere "pronto a tutto", pur di far passare liste presentate in maniera irregolare, è un segno allarmante dello stato in cui versa la nostra democrazia.
Vogliamo forse che la storia si ripeta?

martedì 2 marzo 2010

Liberi tutti

Edizione straordinaria: per ovviare all'esclusione delle liste della Polverini e di Formigoni dalle elezioni regionali, a causa di fastidiosi disguidi burocratici (rispettivamente: pausa pranzo e firme tarocche), Berlusconi scrive di suo pugno e approva in un lampo la legge "Liberi tutti", che elimina in modo definitivo i "lacci e lacciuoli" burocratici che paralizzano il sistema Italia. Ecco in esclusiva alcune delle norme contenute.
- Possiamo dimenticare le code ad un qualsivoglia sportello. Niente più numerini come dal macellaio. Una volta arrivati allo sportello desiderato, sarà del tutto legittimo spintonare e farsi largo, previa autocertificazione ad alta voce della propria fretta e dell'improrogabilità dell'operazione da effettuare. Basta indossare tacchi alti, e gioielli pesanti e molto tintinnanti, per esprimere l'importanza dell'operazione da eseguire. Inoltre, nel caso in cui l'ottusità di quell'ostacolo burocratico chiamato "orario di apertura" ci impedisca di accedere allo sportello (traduzione: nel caso in cui arriviamo in ritardo), saremo assolti dall'obbligo di compiere l'operazione. Esempio: non riesco a pagare la bolletta? Mi giustifico dicendo che la posta era chiusa, e voilà, la bolletta risulta pagata, chiamando l'apposito Numero Verde (costo: 3 € ogni 30 secondi). Facile, no?
- Mutui in banca più facili! Per ottenere un mutuo consistente, ad esempio per pagarsi la casa, o la nuova spider rigorosamente a benzina, non occorrerà più dimostrare di avere un reddito sicuro e costante. Grazie alla nuova convenzione con Mediaset Premium, basterà acquistare un abbonamento dalla durata minima di 24 anni, per ottenere come gentile omaggio un mutuo a tasso agevolato (variabile, ma agevolato) presso la banca Mediolanum.
- Stop ai cavilli burocratici che frenano la tua corsa alla laurea. Da oggi sarà disponibile la "Laurea Express". Basta scaricare l'apposito modulo precompilato dal sito del Ministero dell'Istruzione, completarlo con il nome della facoltà, il corso di laurea e il voto finale, ed il gioco è fatto. Per dimostrare la correttezza dei dati inseriti, il laureando dovrà iscriversi ad una qualsivoglia università paritaria, ma frequenza ed esami saranno assolutamente facoltativi. E' possibile pagare la retta in un'unica soluzione, per ottenere la laurea con ancora più rapidità.
Giunge ora notizia che la Polverini ha già chiamato il Numero Verde, ed è riuscita a risolvere il problema delle liste alla modica somma di 126 €. Ha dovuto provare un po' di volte perché non c'era nessun operatore disponibile, ma alla fine l'ha scampata. Formigoni, invece, ha aggirato l'ostacolo delle 514 firme tarocche con una semplice alzata di spalle, la stessa reazione che ebbe quando gli fu fatta notare la sua ineleggibilità, avendo superato il tetto massimo di legislature. Gliene può fregare di meno?
Pare che Berlusconi stia già lavorando alla "Liberi tutti Bis", l'arma definitiva contro quella enorme palla al piede chiamata magistratura. Ma per quella non c'è fretta.
In fin dei conti, gli è mai importato qualcosa, del rispetto delle regole?

lunedì 1 marzo 2010

La verità vi fa male, lo so

Domandina: ma se io venissi colto in flagrante mentre sto tranciando con un tronchese la catena con cui è legata una bicicletta, cosa succederebbe? Semplice, verrei denunciato e arrestato, in attesa del processo che deciderà la condanna definitiva. Probabilmente la difesa mi suggerirebbe di ammettere la colpa, per spingere il giudice ad essere indulgente con me. Si potrebbe tentare una difesa accampando scuse puerili (la bici era mia ma avevo rotto la chiave, quella bici è lì da un sacco di tempo ecc.), ma verrebbero smontate in un nanosecondo. Mai e poi mai verrebbe in mente, ad una difesa assennata, di mettere in dubbio l'obiettività del fatto compiuto.
Questo ragionamento è all'apparenza molto banale, ma assume un'importanza straordinaria, quando ad essere coinvolto è il potente di turno. In questo caso, infatti, il fatto compiuto, la flagranza di reato non conta più nulla. La difesa inizia a parlare di complotto, di "giustizia sommaria", invoca a gran voce la "presunzione di innocenza", tutto questo mentre il signorotto riceve attestati di solidarietà e ammirazione a destra e a manca, che scorreranno ancora più copiosi nel caso il cui il potentato decida di "mettersi da parte", facendo passare quello che è un atto dovuto come qualcosa di commovente, straordinario, un gesto davanti al quale ci si deve inchinare. In pratica, si ha il ribaltamento totale della realtà, emerge il doppio binario su cui scorre non solo la giustizia, ma anche il senso che il popolo italiano ha della giustizia.
Dico tutto questo perché, due giorni fa, mi sono ritrovato a leggere, in quella sorta di cyber-fogna che è diventata Facebook, gli attestati di solidarietà rilasciati, da parte dei cittadini, a Renzo Masoero, presidente della provincia di Vercelli e sindaco di Livorno Ferraris, arrestato con l'accusa di concussione, mentre incassava migliaia di euro in contanti da un imprenditore. Il suo arresto è il risultato di un lungo lavoro d'indagine, a cui ha contribuito in maniera determinante l'intercettazione delle conversazioni che Masoero intratteneva con politici ed intermediari. Lui dice di aver sbagliato, di essere stato un ingenuo, ma di essere assolutamente in buona fede. Ovviamente il Pdl ha subito avviato una campagna pro-Masoero a tappeto, e su Facebook sono comparsi diversi gruppi a suo favore. Scorrendo i messaggi in bacheca ha iniziato a fumarmi il cervello: è tutto un parlare di "diffamazione", di "piccola macchia che non intacca lo splendido operato di Masoero". Si spinge addirittura a scrivere il suo nome sulla scheda elettorale, per ribadire che il popolo vuole lui. Chissenefrega se estorce denaro, chissenefrega se l'hanno beccato con le mani nel sacco, chissenefrega se le mazzette vanno ad ingrassare il debito a carico dei cittadini onesti che pagano le tasse. Insomma, in un impeto di rabbia mi sono iscritto al gruppo, unicamente per esprimere la mia indignazione, il mio sconcerto di fronte ad un sovvertimento così radicale dei fatti. Ovviamente le risposte non si sono fatte attendere: sarà la magistratura a valutare, tu non puoi esprimere giudizi, io sono fiero di essere suo amico, e così via. Dopo aver controreplicato mi sono cancellato dal gruppo, e come per magia il mio intervento è sparito, come si può ben vedere. D'altra parte me l'aspettavo: se non hai argomenti con cui rispondere, l'unica cosa che puoi fare è eliminare, sopprimere, come si può tranquillamente eliminare una "piccola macchia" dalla fedina penale del signorotto locale, per lasciarne intonso lo "splendido operato".
Forse ho sbagliato, non lo so. Forse questa mia incursione non è servita a niente, ma non potevo stare zitto, rimanere indifferente. Perché se si lascia correre, come purtroppo sta accadendo in Italia, allora tutto è concesso, ed anche le verità più evidenti diventano dicerie, se non menzogne. E il popolo beve, beve, felice e contento, senza rendersi conto che l'auto in cui viaggia sta sbandando di brutto.
Ma forse non è ancora troppo tardi, per evitare lo schianto.