
Egregio signor Presidente,
ho appena terminato la lettura della
lettera che Lei ha rivolto alla famiglia Craxi, e devo ammettere di aver provato un certo disagio, nel leggere le Sue parole. Il disagio e la preoccupazione originano non tanto dalla lettera in sé, quanto dal concetto di fondo che mi pare di intravedere. Per questo motivo mi rivolgo a Lei, il più alto rappresentante dello Stato, il detentore della saggezza costituzionale.
Io sono nato nel 1985, per cui non ho potuto seguire in prima persona il traumatico passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Per mia fortuna, però, sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato l'importanza della Storia, dei grandi insegnamenti che si possono ricavare dalla sua conoscenza. Soltanto conoscendo il passato si può costruire il futuro, ed io, nel mio piccolo, ho cercato di conoscere quella vicenda, uno snodo fondamentale per capire l'Italia in cui vivo. Ho provato a leggerne le varie sfaccettature, grazie anche alla potenza dei moderni mezzi di comunicazione (parlo del Web, naturalmente). Comprendo di avere a che fare con una serie di eventi molto complessa, ma posso dire di essermi fatto una certa idea riguardo all'accaduto, ed è proprio questa mia opinione che stride terribilmente con quella che sembra essere la Sua, di opinione.
Provo a mettermi nei panni di una persona totalmente ignara della vicenda, qualcuno che non ha mai sentito parlare di Mani Pulite. Io credo che se questo signore leggesse la Sua lettera, signor Presidente, si farebbe un'idea un po' bizzarra riguardo a Craxi: un grande politico che ha commesso degli sbagli, e che ha pagato troppo le colpe di un'intera classe politica. Questo è quello che Lei pensa, ancora prima di dire, ed è doloroso pensare che Lei, il Capo dello Stato, abbia questa opinione. Forse c'era da aspettarsela, dato che Lei ha fatto, anzi fa parte di quella classe politica, ma vederla esplicitata in questo modo segna un punto di svolta fondamentale, il segno definitivo che la Prima Repubblica, in realtà, non è mai finita, e che anzi sembra sprofondare sempre più, proprio a causa dei quel malefico intreccio tra politica ed interessi personali, intreccio che un Suo compagno di partito, il mai troppo compianto Enrico Berlinguer, aveva denunciato con grande fermezza. La sua denuncia, purtroppo, non è mai stata ascoltata.
Lei dice che Craxi è stato un grande statista, ed io rabbrividisco. Craxi è stato l'anti-statista per eccellenza, durante il suo governo il debito pubblico è decollato, per il quale ancora oggi paghiamo miliardi di euro di interessi ogni anno. Ma il problema fondamentale è che questo enorme debito è stato creato
consapevolmente. Basta questo dato per smantellare l'immagine di Craxi statista.
Lei dice che Craxi ha pagato troppo gli sbagli di un'intera classe politica. Penso che abbia ragione, ma per ragioni diametralmente opposte alle Sue. Craxi ha pagato troppo semplicemente perché è scappato, fornendo la prova definitiva della sua colpevolezza e della sua malafede. Ha pagato troppo perché è morto latitante, sottraendosi ad ogni possibilità di riscatto. Dico questo perché
quella classe politica, quel manipolo di corrotti e corruttori, di cui Craxi faceva parte, è ancora tutto qui. In ordine sparso, ha pian piano ricontaminato l'intero panorama politico. Se Craxi non fosse scappato, probabilmente ce lo saremmo ritrovato deputato (se non addirittura ministro) al soldo del neo-eletto Berlusconi. Bastava una legge
ad personam, la prima di una lunga serie. Perché è
questo il problema, caro Presidente. Questa rivalutazione postuma di Craxi, questa riconsiderazione delle sue azioni, ha come unico scopo quello di legittimare le azioni odierne, compiute dagli stessi personaggi di allora, o dai loro degni eredi. A
chi conviene, oggi, delegittimare l'azione della magistratura? A
chi conviene, oggi, rivalutare quella macabra commistione tra politica ed affari?
Le rivalutazioni storiche, signor Presidente, si possono fare a vicenda chiusa, e la vicenda Craxi non è chiusa per niente. La Prima Repubblica è presente più che mai, nella vita politica odierna. Per questo le Sue parole sono così pericolose.
La ringrazio per l'attenzione.