giovedì 28 gennaio 2010

Colpa dei funghi


Rimango sempre stupito dalla capacità dell'informazione, soprattutto quella televisiva, di deformare, se non ribaltare, la più banale delle verità. Domenica a Milano ci sarà il blocco totale del traffico stradale, a causa del costante sforamento dei limiti di Pm10. Sai che novità, penserete, con la marea di auto che si muove (o meglio, tenta di muoversi) quotidianamente nella capitale lombarda. E invece no: per il Tg5 parte della responsabilità è da attribuirsi all'uso esagerato delle stufe a fungo all'esterno dei locali pubblici. Segue un'approfondita inchiesta che parla dell'eventuale uso irregolare di questi simpatici oggetti d'arredo, con tanto di spiegazioni dettagliate riguardo alle regole da rispettare. Per carità, in parte sarà anche vero, ma mi pare un tantino esagerato dedicare addirittura un'inchiesta giornalistica a questo annoso problema. E' come dire che il riscaldamento globale è causato dalle migliaia di accendini che scattano all'unisono a San Siro durante un concerto di Vasco, quando parte Albachiara. Ogni persona dotata di un minimo di senso logico può fare questo banalissimo ragionamento, ma io mi immagino il classico cittadino medio italiano, quello che crede che Pm10 sia il nome di una macchina giapponese, esclamare: "E' proprio vero, ce ne sono troppi, di quegli affari", per poi caricare il figlio sul Suv nuovo di pacca e portarlo alla scuola che sta a 500 metri da casa. Forse non si rende conto che il suo macchinone, sommato a tutti gli altri, sta ai funghi come lo Shuttle sta ad una 500. Quel che è certo che la sua coscienza è pulita, perfettamente lavata e asciugata grazie al solito scaricabarile, uno sport molto diffuso in Italia, e che un'informazione scorretta non fa che alimentare.

mercoledì 27 gennaio 2010

Voglio vivere su Pandora

Ebbene sì, sono stato contagiato dalla febbre cinematografica del momento, e d'altra parte c'era da aspettarselo, da un appassionato di storie magiche e fantascientifiche, da Star Wars al Signore degli Anelli, da Matrix a Harry Potter. Le aspettative erano molto alte, anche per quanto riguarda l'esperienza 3d, ma non sono state per nulla deluse.
I trailer che precedono il film aiutano lo spettatore vergine, come il sottoscritto, a familiarizzare con questa tecnologia. L'impatto è sconvolgente: i fucili puntati sono a pochi centimetri dal tuo naso, le scritte in sovraimpressione sembrano fluttuare sulla testa degli spettatori davanti a te, e così via. Il 3d è davvero 3d, la pubblicità non è ingannevole.
Finalmente inizia il film, senza preamboli e titoli. Fin dall'inizio è chiara l'intenzione del regista di far dimenticare al pubblico di essere al cinema. Per quanto mi riguarda, obiettivo centrato al 100%.
Che dire? Il primo tempo è una meraviglia. Il protagonista, nei panni del suo Avatar, esplora il pianeta Pandora, inizia a conoscerlo e ad amarlo, e noi con lui. In questo film forse si svela finalmente la reale potenzialità degli effetti digitali e del 3d. Paesaggio, flora, fauna, i Na'vi: tutto è incredibilmente vero, vivo e pulsante. Ci si dimentica in fretta di essere di fronte ad un mondo totalmente virtuale. In tutto questo il 3d è fondamentale, permette di cogliere ogni aspetto di questo mondo, dalla profondità vertiginosa di uno strapiombo al dettaglio più piccolo di un fiore luminescente. Si ha davvero la sensazione di essere dentro Pandora, e solo questa vale il prezzo del biglietto.
Certo, la storia non è delle più intricate, e durante il secondo tempo si ha uno sviluppo della trama molto lineare, con tanto di battaglia finale, che comunque non è tirata eccessivamente per le lunghe. Ma credo che la semplicità della storia non sia un difetto, tutt'altro. Il messaggio ecologista e anti-colonialista che lancia non è banale, ed è proprio la meraviglia di Pandora a non renderlo banale. Soltanto la stupidità umana, che sta consumando la Terra, potrebbe concepire la sottomissione di un luogo come Pandora. Basta un briciolo davvero minimo di sensibilità e di amore per la bellezza, per amarlo e difenderlo.
Molti hanno detto che questo film rivoluzionerà la storia del cinema. Forse non sarà così, ma di certo Avatar è un momento da cui il cinema futuro non potrà prescindere. Di certo Pandora merita un posto in prima fila tra i mondi più belli che l'immaginazione umana abbia creato, a braccetto con la Terra di Mezzo.

sabato 23 gennaio 2010

Una tesi di laurea sul Governo Italiano


Mio Dio, sarà che mi sto barcamenando tra un esame di psichiatria appena superato, ed uno di neuropsicofarmacologia in corso d'opera, ma mi pare di trovare soggetti psichiatrici ovunque. C'è un luogo, in particolare, che assomiglia pericolosamente ad un manicomio. Ovviamente mi riferisco al Parlamento italiano. Restringendo il campo al Consiglio dei Ministri, però, si nota che la densità di potenziali pazienti aumenta vertiginosamente. Un suggerimento agli aspiranti psichiatri: se non avete ancora trovato un argomento di tesi, vi do un'idea io. Il titolo potrebbe essere: Patologie Psichiatriche nel Governo Italiano. Ecco i casi più clamorosi.
-Da chi partire, se non da Lui, il nostro Presidente del Consiglio? Ci troviamo di fronte ad un tipico caso di Disturbo Narcisistico di Personalità. I criteri diagnostici combaciano alla perfezione.
-Bonaiuti, il fido portavoce: chiarissimo esempio di Disturbo Dipendente di Personalità. Anche in questo caso, la diagnosi è semplicissima.
-Il Ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta: Disturbo Borderline di Personalità, caratterizzato da un'esagerata instabilità emotiva e relazionale, che porta il soggetto ad assumere comportamenti sconvenienti e contro ogni convenzione sociale.
-Ministro dei Beni Culturali Bondi: altro caso limpidissimo di Disturbo Dipendente di Personalità.
-Infine, il soggetto più clamoroso, il Ministro dell'Economia Tremonti: c'è il forte sospetto di essere di fronte ad un caso di Schizofrenia. Dietro ai suoi continui cambi di opinione per quanto riguarda la crisi economica in Italia (non c'è, è finita, c'è, sta finendo, il peggio è passato, deve ancora arrivare, siamo nel momento peggiore), deve esserci per forza un disturbo dissociativo del pensiero. Altrimenti verrebbe da pensare che l'illustre Ministro ogni volta rigiri la frittata a suo beneficio, ma non sia mai che si metta in dubbio la buonafede di questi signori, ci mancherebbe altro!
Ho dimenticato sicuramente qualcuno, ma credo che questi siano i casi più evidenti. Inoltre penso che la malattia più diffusa, in questo orrido governo, non abbia niente a che fare con la psichiatria, ma con qualcosa di più pericoloso. Le vere malattie di questo governo si chiamano Demagogia, Razzismo, Xenofobia, Ignoranza, Incompetenza, Conflitto d'Interessi, e sono decisamente peggiori di qualsiasi patologia psichiatrica.

martedì 19 gennaio 2010

Lettera aperta al Presidente Napolitano


Egregio signor Presidente,
ho appena terminato la lettura della lettera che Lei ha rivolto alla famiglia Craxi, e devo ammettere di aver provato un certo disagio, nel leggere le Sue parole. Il disagio e la preoccupazione originano non tanto dalla lettera in sé, quanto dal concetto di fondo che mi pare di intravedere. Per questo motivo mi rivolgo a Lei, il più alto rappresentante dello Stato, il detentore della saggezza costituzionale.
Io sono nato nel 1985, per cui non ho potuto seguire in prima persona il traumatico passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Per mia fortuna, però, sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato l'importanza della Storia, dei grandi insegnamenti che si possono ricavare dalla sua conoscenza. Soltanto conoscendo il passato si può costruire il futuro, ed io, nel mio piccolo, ho cercato di conoscere quella vicenda, uno snodo fondamentale per capire l'Italia in cui vivo. Ho provato a leggerne le varie sfaccettature, grazie anche alla potenza dei moderni mezzi di comunicazione (parlo del Web, naturalmente). Comprendo di avere a che fare con una serie di eventi molto complessa, ma posso dire di essermi fatto una certa idea riguardo all'accaduto, ed è proprio questa mia opinione che stride terribilmente con quella che sembra essere la Sua, di opinione.
Provo a mettermi nei panni di una persona totalmente ignara della vicenda, qualcuno che non ha mai sentito parlare di Mani Pulite. Io credo che se questo signore leggesse la Sua lettera, signor Presidente, si farebbe un'idea un po' bizzarra riguardo a Craxi: un grande politico che ha commesso degli sbagli, e che ha pagato troppo le colpe di un'intera classe politica. Questo è quello che Lei pensa, ancora prima di dire, ed è doloroso pensare che Lei, il Capo dello Stato, abbia questa opinione. Forse c'era da aspettarsela, dato che Lei ha fatto, anzi fa parte di quella classe politica, ma vederla esplicitata in questo modo segna un punto di svolta fondamentale, il segno definitivo che la Prima Repubblica, in realtà, non è mai finita, e che anzi sembra sprofondare sempre più, proprio a causa dei quel malefico intreccio tra politica ed interessi personali, intreccio che un Suo compagno di partito, il mai troppo compianto Enrico Berlinguer, aveva denunciato con grande fermezza. La sua denuncia, purtroppo, non è mai stata ascoltata.
Lei dice che Craxi è stato un grande statista, ed io rabbrividisco. Craxi è stato l'anti-statista per eccellenza, durante il suo governo il debito pubblico è decollato, per il quale ancora oggi paghiamo miliardi di euro di interessi ogni anno. Ma il problema fondamentale è che questo enorme debito è stato creato consapevolmente. Basta questo dato per smantellare l'immagine di Craxi statista.
Lei dice che Craxi ha pagato troppo gli sbagli di un'intera classe politica. Penso che abbia ragione, ma per ragioni diametralmente opposte alle Sue. Craxi ha pagato troppo semplicemente perché è scappato, fornendo la prova definitiva della sua colpevolezza e della sua malafede. Ha pagato troppo perché è morto latitante, sottraendosi ad ogni possibilità di riscatto. Dico questo perché quella classe politica, quel manipolo di corrotti e corruttori, di cui Craxi faceva parte, è ancora tutto qui. In ordine sparso, ha pian piano ricontaminato l'intero panorama politico. Se Craxi non fosse scappato, probabilmente ce lo saremmo ritrovato deputato (se non addirittura ministro) al soldo del neo-eletto Berlusconi. Bastava una legge ad personam, la prima di una lunga serie. Perché è questo il problema, caro Presidente. Questa rivalutazione postuma di Craxi, questa riconsiderazione delle sue azioni, ha come unico scopo quello di legittimare le azioni odierne, compiute dagli stessi personaggi di allora, o dai loro degni eredi. A chi conviene, oggi, delegittimare l'azione della magistratura? A chi conviene, oggi, rivalutare quella macabra commistione tra politica ed affari?
Le rivalutazioni storiche, signor Presidente, si possono fare a vicenda chiusa, e la vicenda Craxi non è chiusa per niente. La Prima Repubblica è presente più che mai, nella vita politica odierna. Per questo le Sue parole sono così pericolose.
La ringrazio per l'attenzione.

lunedì 18 gennaio 2010

Fantasy Black Channel


Questo disco è goduria musicale allo stato puro. E' uscito due anni fa, ad opera degli esordienti Late Of The Pier, ma l'ho scoperto soltanto di recente, e credo che sarà molto difficile scrollarmelo di dosso. Un disco del genere va sempre tenuto a portata di mano. In certe situazioni può risultare indispensabile, come una birra ghiacciata a Ferragosto: quando vi svegliate con la luna storta, per esempio, o quando siete inchiodati al traffico delle sette e mezza, e state insultando il mondo intero. Sparare Fantasy Black Channel a palla, in quei casi, può essere meglio di un antidepressivo.
Certo, il primo ascolto è stordente. Questa banda di giovincelli inglesi suona un pop-rock schizofrenico, pieno di strumenti e cambi di ritmo. Nel corso di una traccia di tre minuti i Late Of The Pier riescono a frullare percussioni tribali, assoli di sintetizzatore e acidissimi riff chitarristici. L'ascoltatore è sballottato come un punch-ball in questo marasma di suoni, ogni canzone è un collage impazzito di frammenti, intuizioni melodiche che si accavallano, ma il risultato non risulta per niente caotico, anzi! La grande capacità di questo gruppo sta proprio nel riuscire a gestire alla perfezione questa immane densità sonora. Per far questo ci vuole tecnica, ci vuole ispirazione, e a quanto pare i Late Of The Pier abbondano di entrambe.
Parlare delle singole tracce è inutile, l'intero disco è un flusso musicale ininterrotto ed irresistibile, che può piacere a chiunque: dal discotecaro più accanito, che non potrà fare a meno di saltare come un ossesso, al rocker duro e puro, che ne apprezzerà la complessità sonora e l'infinità di virtuosismi strumentali e trovate imprevedibili e geniali. Tutti gli altri, gli ascoltatori "medi", ci troveranno semplicemente uno dei dischi più divertenti e "sballosi" degli ultimi anni, una scarica elettrica di grande musica, assolutamente priva di effetti collaterali.

mercoledì 13 gennaio 2010

Casa Minzolini, via Bettino Craxi n° 1



Dopo questo editoriale, il titolo di Residente Onorario della nuova Via Craxi non potevi che essere tu. Ti faremo avere al più presto le chiavi.
Ah, dimenticavo, troverai una piccola sorpresa nella tua nuova abitazione. E' un piccolo promemoria che abbiamo sistemato all'ingresso, per te, ma soprattutto per chi verrà a trovarti. Se un giorno verrai colpito da una funesta crisi d'identità, ti sarà molto utile. Sono sicuro che ti farà piacere.
Un consiglio: non sfregare troppo le scarpe, prima di entrare. Sarebbe un peccato sporcare la tua bella faccia pulita così, su due piedi...

martedì 12 gennaio 2010

Il Salvatore



Ecco l'Italia. E' tutta qui, in questo gruppo di persone, che dovrebbe marciare unito, ma che si ritrova diviso, ancora una volta. In quello striscione ripiegato c'è la sconfitta totale dello Stato, tutto intero, dalle istituzioni fino alla società civile. Troppo ingenui, quei ragazzi, desiderosi di esprimere la loro sete di giustizia, di onestà, di uguaglianza, nel modo più semplice, più candido che si possa immaginare: noi sappiamo qual è la causa di tutto questo. Noi lo sappiamo, come lo sanno tutti, qui. Noi lo sappiamo, e vogliamo dimostrarlo così. Senza filtri, senza giri di parole. Noi non siamo così. Noi vogliamo cambiare. Ma era troppo. Troppo sovversiva, quella frase. Troppo sconveniente, troppo vera per poter essere mostrata. Qualcuno potrebbe arrabbiarsi. Non sapete cosa state facendo, ragazzi miei? Lasciamo che siano i negri, a ribellarsi. Tanto non hanno niente da perdere. Non hanno nome, non hanno diritti a cui appoggiarsi. Noi esistiamo, loro non esistono. Ci sono ma non esistono. Ci sono ma non dovrebbero esserci, e noi non possiamo tollerarlo. Che si prendano loro la colpa. Che se la prendano tutta, poveri negri che pretendono di esistere. Per cui, ragazzi, toglietelo, quello striscione, perché non sapete cosa state dicendo.
Dopo aver visto questo filmato ho pensato a una cosa sola: un giorno forse l'Italia si riscatterà, ma non saranno gli italiani a salvarla. Di certo non questi italiani. Il Salvatore sarà uno di quei "bingo-bongo", che ancora una volta pretenderanno di esistere ed alzeranno la voce, per rivendicare il rispetto di valori che questo paese ha dimenticato, quasi del tutto.

sabato 9 gennaio 2010

PROPOSTA: esame di diritto costituzionale per i parlamentari

Fabio Pari, nel suo blog, fa una proposta che condivido volentieri. Proviamo a farla girare, magari riusciamo a farci sentire...


Vorrei avanzare una proposta che ovviamente non avrà seguito, considerata la modesta portata di questo blog e la riluttanza da parte delle Istituzioni di prendere seriamente in considerazione proposte di bassa provenienza, come quella popolare.

Propongo l'introduzione di un esame preliminare per tutti i parlamentari, prima dell'insediamento, di Diritto Costituzionale. Le modalità sarebbero sostanzialmente quelle di un comune esame di giurisprudenza, esame che tra l'altro si sostiene normalmente durante il primo anno di corso: un libro con nozioni e significati degli articoli, la storia della Costituzione e la giurisprudenza più rilevante della Corte Costituzionale.

Come ben sapete i nostri parlamentari, depositari della funzione legislativa, cioè di quel potere/dovere di creare il corpo normativo del nostro Paese, vengono eletti da un po' di tempo a questa parte senza il democratico sistema delle preferenze. Gli elettori votano un partito, il quale si accaparra delle "quote di seggiole" in Parlamento in proporzione ai voti ottenuti, sulle quali disporrà arbitrartiamente, senza nessuna legittimazione popolare diretta, i soggetti che più gli aggradano. Aggiungendo la tanto invocata immunità paralamentare, che verrà ripristinata di qui a poco, e i lauti compensi che i nostri "rappresentanti" percepiscono, mi sembra più che legittimo chiedere una piccola garanzia per il popolo della competenza e della serietà di queste persone. Una sorta di "condicio sine qua non" valida sia per poter accedere ad una vita di privilegi (compresa la pensione), sia per fornire sufficienti garanzie democratiche. Non mi sembra irragionevole.



Il post originale si trova qui.

venerdì 8 gennaio 2010

Le perle nere dei Joy Division


Mai fidarsi della prima impressione. E' un suggerimento semplice, forse un po' scontato, ma credo sia fondamentale, in tutti gli ambiti della vita di una persona. Stimola il dubbio, la curiosità, lo spirito critico, scacciando il rischio, sempre presente, della superficialità.
Questa regola vale anche nella musica, soprattutto per quella musica che vuole essere qualcosa di più di un ritornello da canticchiare sotto la doccia. Quasi tutte le canzoni che passano in radio hanno unicamente questo obiettivo. Sono gradevoli, con un ritornello il più possibile orecchiabile ed appiccicoso, fatto apposta per essere accattivante sin dal primo ascolto. Non c'è nulla di male in tutto questo, ma quasi sempre quella musica invecchia rapidamente, bastano pochi ascolti a farci perdere ogni interesse nei suoi confronti, a renderla addirittura fastidiosa, in alcuni casi.
La musica dei Joy Division non rientra sicuramente in questa categoria. Questo quartetto di ragazzi inglesi, formatosi alla fine degli anni '70 dopo un concerto dei Sex Pistols, è vissuto poco più di due anni, riuscendo a pubblicare due soli album, Unknown Pleasures e Closer, considerati capolavori assoluti da tutta la critica musicale. Quando li ascoltai la prima volta, però, non ci trovai niente di speciale, anzi. La voce greve e sgraziata del leader Ian Curtis è sorretta da un suono spigoloso, aspro, convulso. Ritenni che la prima impressione, non propriamente positiva, mi bastasse, per cui i due album rimasero a prendere polvere in un angolo dell'hard disk per molto tempo.
E' stato un film a farmi cambiare idea. Control, di Anton Corbijn, racconta la vita di Ian Curtis, la cui tragica vicenda umana ha influito enormemente sulla musica dei Joy Division. Soffriva di epilessia, su cui sentiva di non possedere il controllo, nonostante l'enorme quantità di farmaci assunta. Durante i concerti si agitava come un indemoniato, per esorcizzare l'arrivo, sempre imprevedibile, delle crisi. Il suo malessere era profondo, inesorabile, incomprensibile per le persone che gli erano vicine, che tentavano di farlo uscire dall'abisso. Il suicidio di Ian, avvenuto a 24 anni non ancora compiuti, era l'unico epilogo possibile della sua inarrestabile discesa. Ho ripreso in mano i dischi dopo aver guardato il film, e solo allora ho scoperto la loro oscura bellezza. Ho sentito la tristezza di quel ragazzo magro, che macinava una sigaretta dopo l'altra, e allo stesso tempo ho sentito la rassegnazione per un destino ormai ineluttabile. La sua voce non può essere diversa da quella che è, il suono non può essere diverso da quello che è. In questo senso i Joy Division inventano un suono irripetibile, perfetto nella sua imperfezione. In questo senso la musica dei Joy Division è vera Arte, riuscendo a distillare in una manciata di canzoni la tenebra più profonda in cui un uomo possa precipitare.
Ascoltare i Joy Division può essere doloroso, ma alla fine del viaggio, da Disorder fino a Decades, è impossibile non essere grati a Ian, per averci resi partecipi della sua sofferenza, regalandoci due immense opere d'arte, perle nere di una bellezza abbacinante.

domenica 3 gennaio 2010

Piccolo uomo



Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo,
troppo vicino al buco del culo.


Chiedo venia a Mia Martini e Fabrizio De André, per essermi permesso di usare frammenti dei loro capolavori, nel riferirmi al nostro Ministro della Pubblica Amministrazione, ma credo che non esistano parole più adatte per descriverlo. Un signore di qualità infima, che si permette di criticare l'articolo primo della Costituzione su cui ha giurato, e in nome della quale riceve uno stipendio esagerato, versato dai cittadini italiani onesti che pagano le tasse. Un signore senza ritegno, totalmente privo di coerenza, forte con i deboli e debole con i forti, appartenente al partito di maggioranza più fannullone di tutta la storia repubblicana. Il Parlamento di cui fa parte lavora la bellezza di 8 ore alla settimana. Le scolaresche in visita a Montecitorio trovano l'aula costantemente semideserta. In questo il signor Brunetta è perfettamente coerente: che senso ha lavorare, se il concetto costituzionale di "lavoro" non ha senso? Che senso ha sudare, guadagnarsi il pane onestamente, se il pilastro fondamentale della nostra economia, e quindi della nostra democrazia, può essere messo in discussione da chiunque?
Mi piacerebbe molto rivolgerle personalmente queste domande, signor Ministro. Mi piacerebbe sentire dalla sua voce le risposte, anche fossero un insulto. Mi piacerebbe che lei, in un sussulto di quella dignità che non possiede, rassegnasse le dimissioni, annullando così il giuramento sulla Costituzione che lei trova così indegna. Mi piacerebbe vederlo in cerca di quella cosa che lei trova un concetto privo di senso, in un'agenzia interinale, vederlo elemosinare un contratto a progetto pur di avere qualche soldo in tasca. Mi piacerebbe moltissimo osservarlo mentre attraversa un tornello, l'arma infallibile contro i fannulloni. Ha mai pensato di installarne qualcuno anche in Parlamento, Ministro?
Io sono un suo datore di lavoro, signor Ministro. Perché non posso licenziarla? Perché noi non possiamo licenziarvi?