martedì 29 dicembre 2009

Il cerchio si chiude



E infine, siamo arrivati. L'incessante lavorio di questi quindici anni ha portato al risultato sperato. La strada intitolata a Craxi apre definitivamente le porte alla riscrittura totale della Storia: Mani Pulite non è mai esistita, le monetine lanciate al grande statista erano cioccolatini al latte, la montagna di banconote con cui erano imbottiti i divani di Poggiolini era un mucchio di soldi del Monopoli. Nei dizionari la parola "latitanza" verrà sostituita con "esilio", "corrotto" con "statista", "omertà" con "eroismo". I pochi che si permetteranno di dissentire (leggi Di Pietro) saranno ridotti al minimo, disossati a colpi di dichiarazioni e titoli di giornale: un suggerimento al Capo dello Stato diventa un "attacco", l'esposizione della verità nuda e cruda si trasforma in un "insulto". Siamo arrivati, o per meglio dire, tornati al principio. Ora siamo pronti a ripartire, la strada davanti a noi è spianata. Quel grande posto di blocco chiamato Memoria è stato infine rimosso. L'Italia riparte, smemorata e contenta, verso l'ennesima autodistruzione.

lunedì 28 dicembre 2009

Un embrione congelato

13 giugno 2005: il referendum abrogativo della legge 40 sulla fecondazione assistita fallisce. Uno degli articoli della legge impedisce l'utilizzo degli embrioni congelati per la ricerca scientifica. Una legge controversa, ma 4 anni dopo la discussione è ferma, e gli embrioni sono sempre sotto ghiaccio.
Chissà, saranno contenti di questa situazione?


Nonostante tutto questo parlare, nessuno ha chiesto il mio parere…
Forse nessuno capisce la mia lingua. Deve essere così, perché sono qui da un bel po’ di tempo, e nessuno mi ha mai parlato. Nessuno ha tentato di parlarmi, nonostante avessi molte cose da dire, e ne ho ancora adesso! Soprattutto adesso!
Bel modo di trattare un essere umano…
Il fatto è che qui si muore dalla noia. Anzi, peggio, non si muore dalla noia. Si sta qui e basta, senza fare niente, senza vivere, senza morire. Sono qui – siamo qui – immobilizzati in gabbie come i leopardi (giusto, vero? Mi rivolgo ai miei eventuali ascoltatori: correggetemi se sbaglio. Non sono molto esperto del mondo di fuori) allo zoo. Non possiamo nemmeno dialogare tra di noi. Queste gabbie sono terribili, trasparenti come sono. Riusciamo a vederci tutti… oddio, non proprio tutti. Siamo troppi, migliaia, anche decine di migliaia, credo. Forse più.
Trasparenti, dicevo. E impenetrabili. Le nostre voci sono troppo flebili perché noi si possa comunicare. Eppure sarebbe un gran bel vantaggio – mal comune mezzo gaudio. E poi il freddo… il freddo fa davvero male. Ci blocca. Siamo tutti fermi, nessuno si muove. Soltanto la mente si muove, e pensa.
Cosa pensa? Cosa penso, io? Quasi sempre penso a una vita fuori di qui, una vita normale. Mi piacerebbe tanto crescere e cavalcare una bicicletta e sporcarmi la mia futura bocca di cioccolata. Quasi sempre vorrei piangere, ma non posso farlo. So che non accadrà mai. Non potrà mai più accadere.
Provo dolore, ma non rabbia, come può pensare qualcuno. Nessuno qui conosce questo sentimento, tanti conoscono a malapena la parola. Qualche tizio grande e grosso ci ha mollati qui, chissà perché. Per qual motivo non ce lo chiediamo, il perché?, direte voi. Non dimenticate, gente, che abbiamo poche ore di vita. Ok, c’è sempre qualcuno precoce (modestamente parlando), ma non pretendete troppo, per favore…
Io non so provare rabbia. Non ne sono capace, come nessun bambino è capace. Io so che sono qui per un motivo, come tutti a questo mondo, a questo universo.
Io so che sono qui perché qualcuno ha bisogno di me. Tutti nasciamo perché qualcuno ha bisogno di noi, e tutti lo sappiamo, quando siamo lunghi pochi centimetri e non sappiamo parlare. Poi con l’età questa consapevolezza viene sotterrata da miriadi di idee, concetti, preconcetti, pregiudizi. E troppi dimenticano.
Ma io so. So che una decina d’anni fa ho donato un rene a un bambino di dieci anni. So che un secolo fa sono affogato per salvare mio fratello, so che mille anni fa sono stato ucciso a cinque anni, forse meno, per nascondere un adulterio. Il mio corpicino è stato sotterrato, e lì è cresciuta forse una bella sequoia. È in piedi ancora adesso.
Io so che qualcuno avrà bisogno di me. Forse non i miei genitori, o meglio, quelli che mi hanno concepito, ma di certo qualcun altro, qualcuno che forse non conoscerò mai direttamente. Qualcuno che forse non saprà mai che io sono esistito, ma la cui vita sarà legata indissolubilmente alla mia. Così io non sarò morto, ma vivrò in qualcun altro, come un cuore trapiantato vive in un’altra persona.
D’altronde, perché sono stato concepito? Io di certo non avevo bisogno di niente e di nessuno. Semmai i miei “genitori”, allora, ritenevano di aver bisogno di me. Salvo poi cambiare idea.
Qui non servo a niente. Sono solo un sofisticato soprammobile. Forse a qualcuno potrei essere utile, magari anche in un lontano futuro, ma a nessuno importa, evidentemente, perché sono destinato al… gabinetto, giusto? È strano, perché mi sembra che gli stessi che a parole mi difendono siano gli stessi che poi tireranno lo sciacquone. Sinceramente la cosa non mi turba particolarmente. Tornerei alla madre terra, molto più accogliente di questa provetta. E forse farei da concime al pascolo di un simpatico pastore, con tante belle pecore che faranno tanto buon latte per tanti agnellini. Ma allo stesso tempo mi rammaricherei, e il mio istinto di essere umano ne sarebbe parecchio dispiaciuto. Quando scivolerò sull’acqua di una fogna sentirò distintamente quel qualcuno che aveva bisogno di me. Mi spiace, amico, non ho potuto far niente. Prenditela coi grandi, sono loro che comandano.

lunedì 14 dicembre 2009

Causa ed effetto


Quello che sta succedendo in Italia ha la stessa, fredda logica di un'elementare legge fisica, in un paese - il nostro - in cui tutto, a partire dai fondamenti stessi della nostra democrazia, è diventato fragile, in cui persino il rispetto delle leggi viene messo in discussione. Quello che è successo ieri pomeriggio, in particolare, si può spiegare, senza troppi giri di parole, con una semplicissima logica causa-effetto: ad ogni azione corrisponde una reazione, uguale e contraria. Per questo motivo, leggendo la notizia, non ho provato il minimo stupore. Temevo da tempo che, prima o poi, sarebbe successo qualcosa del genere. E infatti, più prima che poi, è successo, purtroppo.
Leggendo la notizia ho provato molta tristezza, e un senso di rassegnazione e frustrazione. Ho iniziato a pensare all'Italia, a tutta la sua storia, dal periodo fascista fino ad oggi, ed è impossibile non vedere quanto sia impregnata di sangue e violenza, fino al midollo. Il sangue dei partigiani, il sangue di Mussolini in piazzale Loreto; sangue di sindacalisti, politici, magistrati, giornalisti, imprenditori, soldati. Il sangue di Berlusconi è l'ultimo della lista. Per carità, il caro premier si rimetterà presto, ma le immagini del suo volto insanguinato hanno una carica simbolica impressionante. Grazie a quelle immagini ho capito che in Italia vale solamente la logica causa-effetto, una legge non scritta che sovrasta tutte le altre, persino la Costituzione. E' una legge disumana, perché non prevede il libero arbitrio, non prevede la libertà di scelta, ma in un paese come l'Italia, privo di una coscienza civile ferma e radicata, è l'unica legge possibile.
La storia di Berlusconi è emblematica. Dopo Mani Pulite, dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, occorreva un salvatore, un leader forte ed illuminato, che tirasse fuori l'Italia dal baratro in cui era finita. Berlusconi era l'effetto, la reazione. Ma poi cos'è successo, in questi quindici anni? Berlusconi si è rivelato essere il frutto malato di quel periodo. Il suo immenso conflitto d'interessi ha sdoganato quel miscuglio tra affari e politica che aveva fatto crollare la Prima Repubblica. A quel punto, una coscienza civile forte si sarebbe ribellata, avrebbe frenato l'ascesa politica di Berlusconi, e invece nulla è accaduto. L'opposizione si è rattrappita dietro a impossibili tentativi di dialogo, e Berlusconi è cresciuto, cresciuto, sorretto dalla stessa massa popolare che aveva lanciato le monetine a Craxi. Una massa idolatrante, che ha permesso a Berlusconi di porsi al di sopra di tutto, persino della legge. Una massa incapace di reagire alla violenza verbale che Berlusconi esprime ormai quotidianamente, incapace di indignarsi per il razzismo di Bossi e per le sue assurde chiamate alle armi. Ecco così che causa ed effetto si mescolano, si intersecano, come in un serpente che si morde la coda. Personaggi come Grillo e Di Pietro non sono altro che la reazione, in un sistema privo di qualsivoglia controllo. La statuetta in faccia a Berlusconi non è altro che la reazione squilibrata ad un potere squilibrato.
Il vero problema, però, sta nel mezzo, sta in tutta quella gente che non si capacita di tutto questo orrore. Gente che si indigna nel vedere Berlusconi sanguinante, ma che si indigna allo stesso modo nel sentirlo sbraitare contro la Costituzione, contro il Capo dello Stato, contro qualsiasi voce critica; gente che non si capacita di vedere il Parlamento trattato come il consiglio di amministrazione di Mediaset, ad uso e consumo del padrone; gente costantemente bollata come sovversiva, giustizialista, forcaiola, solo perché pretende una giustizia uguale per tutti. Berlusconi probabilmente governerà ancora a lungo (grazie anche a questa aggressione), ma prima o poi cadrà dal trono, spinto giù dalla stessa massa che adesso lo venera. Inizierà così la Terza Repubblica, in cui tutto si ripeterà daccapo, un orrido eterno ritorno che sembra impossibile interrompere.
L'unica salvezza sta negli abitanti del nostro Paese. Non li chiamo italiani perché non lo sono, non ancora. Soltanto quando il popolo diventerà davvero Italiano, riconoscendo i diritti e doveri che questo comporta, l'Italia diventerà davvero un paese democratico, diventerà un paese civile. Solo allora pseudo-dittatori come Berlusconi dovranno cercare casa altrove. Solo allora quest'Italia sanguinante potrà guarire, dalle vecchie e profonde ferite che quindici anni di berlusconismo non hanno fatto altro che riaprire.

domenica 13 dicembre 2009

The Sleeper


Non so quanto i Leisure Society ne siano consapevoli, ma il loro primo, bellissimo disco, sembra scritto apposta per l'inverno. Ascoltandolo, è facile immaginare certe giornate di gennaio, abbacinanti e freddissime, in cui la luce del sole, cadendo sulla neve, si scompone in innumerevoli diamanti. Sono giornate in cui l'aria sembra più pura e leggera, giornate capaci di scaldarti, nonostante il gelo. Proprio come questo The Sleeper. La sua musica è dolce ma mai melensa, delicata come un fiocco di neve, ma capace di penetrare a fondo. Dal punto di vista prettamente tecnico è un disco perfetto: la grande varietà di strumenti messa in gioco, grazie ad un arrangiamento curatissimo, si amalgama alla perfezione, dando una sensazione di grande omogeneità, senza per questo essere monotono. A tutto questo si aggiunge una voce, quella del leader Hemming, suadente e profonda. Ascoltando We Were Wasted, è impossibile non pensare a Leonard Cohen, al suo canto avvolto dal fumo di migliaia di sigarette, alla sua chitarra malinconica e nervosa. Ma se in Cohen tutto è pervaso da una disperata rassegnazione, nei Leisure Society, alla fine, sempre e comunque, il sole brilla, quel sole invernale dalla capacità unica di scaldare i cuori.
Siamo in periodo di regali, per cui voglio sponsorizzare con tutto il cuore questo disco. Difficilmente lo troverete nei centri commerciali, pieni zeppi delle soliti, inutili, raccolte natalizie. Ma se deciderete di regalare The Sleeper al posto dell'ennesimo greatest hits, chi scarterà il regalo ve ne sarà grato. Forse storcerà un po' il naso, all'inizio, ma poi non potrà fare altro che ringraziarvi, per avergli fatto scoprire questo piccolo grande gioiello sconosciuto.

giovedì 10 dicembre 2009

Mi vergogno di essere italiano

Lo ha detto oggi questo signore, alla lettura della sentenza:


E sinceramente, guardando l'ennesimo show di quest'altro signore,



come dargli torto?
Guardateli bene, questi due signori. Due facce della stessa medaglia, due modi diversi di esprimere lo stesso valore: l'unica cosa che conta è il potere. Tutto il resto non conta un cazzo.
E se la stragrande maggioranza degli italiani la pensa come loro, siamo davvero finiti. Non ci rimane nient'altro che la vergogna.

sabato 5 dicembre 2009

Coincidenze

Ma tu guarda, il caso. Proprio nel giorno in cui centinaia di migliaia di persone manifestano contro il nostro amato premier, vengono arrestati due superlatitanti di Cosa Nostra. Minzolini avrà tirato un sospiro di sollievo. Me lo immagino, seduto alla sua scrivania, mentre smonta e rimonta la scaletta del Tg1 delle 20, infilando notizie farlocche qui e là per far scivolare la manifestazione verso i titoli di coda. Me la immagino, la sua faccia di bronzo, mentre registra il suo ennesimo editoriale, tanto per occupare un paio di minuti in più. Sta per concludere la sua filippica contro la manifestazione, quando la Divina Provvidenza, per mano di un'ultima ora, schiaccia in un sol colpo la patata bollente. Una notizia così è proprio quello che ci vuole, per dimostrare che nessuno, ma proprio nessuno, ha fatto meglio di Silvio, contro la mafia. Perché è merito suo, ovviamente, sempre e solo merito suo. Con le forze dell'ordine decimate dai continui tagli, e la magistratura comunista che non pensa ad altro che farlo fuori, qualcuno forse osa mettere in dubbio il merito pressoché totale di Silvio? Ripeto, qualcuno osa, a parte quei quattro gatti comunisti che sfilano a Roma?
Nessuno deve osare.

martedì 1 dicembre 2009

Partito Dormiente

Di che partito sono, io?
Questa domanda mi mette seriamente in crisi. Sull'orientamento politico non ho il minimo dubbio, ci mancherebbe altro. Sono sempre stato di sinistra e lo sarò sempre. Ma alla domanda iniziale non ho una risposta. Sono in piena crisi d'identità partitica.
Non credo di essere l'unico in questa situazione. La sinistra in Italia ha sempre avuto una forte connotazione partitica, una caratteristica che è sempre stata la sua forza e, allo stesso tempo, la sua debolezza. La politica si faceva nei circoli, nelle sezioni, per strada, sul posto di lavoro. Era strettamente intrecciata con la vita quotidiana di ognuno, e ognuno si sentiva in dovere di partecipare attivamente, alla vita politica. L'uomo di sinistra si sentiva a casa, nel proprio partito. Queste caratteristiche hanno permesso alla sinistra di vincere molte battaglie, civili e politiche, perché c'era un'unità di intenti formidabile, per quanto riguarda i valori da portare avanti.
Ecco, i valori. Io credo che debbano essere punti fermi, nella vita di una persona. Possono evolversi, assumere facce diverse con il trascorrere nel tempo, ma non possono cambiare. Non si possono svendere. Il compromesso non esiste, quando si parla di valori. Ed è proprio per questo motivo che il Partito Democratico non può in nessun modo essere definito un partito di sinistra, nonostante abbia come segretario un ex comunista.
Non voglio stare a parlare degli ennesimi, squallidi, maneggi di partito, grazie a cui ci ritroviamo sempre i soliti noti ai piani alti. Bersani non è di certo l'uomo giusto per porre fine a questa brutta abitudine. Il problema è che il Pd mi pare assolutamente privo di quello che dovrebbe essere il valore fondamentale, per un un partito di sinistra italiano, vale a dire l'anti-berlusconismo.
Già mi sembra di sentire le proteste: l'anti-berlusconismo non può essere un valore, ma solamente un disvalore, qualcosa che distrugge invece che costruire. Ma per favore. Un partito che promuova l'uguaglianza sociale, la meritocrazia, l'onestà, il rispetto delle istituzioni, che porti avanti non solo l'osservanza delle leggi, ma anche un'etica del vivere civile, non può che essere antiberlusconiano, con tutte le sue forze. E' la gente a chiederlo al Partito Democratico, è tutta quella società civile che non si riconosce nei "valori" con cui Berlusconi ha infettato l'Italia, devastandola. Sabato sarà quella gente a manifestare: persone comuni, di tutte le età, che non sopportano più la vista della nostra bella Italia miseramente sfaldata, che smarrisce, giorno dopo giorno, tutti quei valori per cui migliaia di persone sono morte, e continuano a morire. Il Pd non dovrebbe esitare, a schierarsi con quella parte di Italia, dovrebbe gridare: "Potete contare su di noi". E invece latita. Non c'è. Bersani usa astuti giochi di parole per motivare l'assenza del Pd, concede benevolmente ai militanti di partecipare, se volessero. Organizza frettolosamente la manifestazione "1000 piazze", rigorosamente di partito. Ma il Pd, sabato, non ci sarà. E sinceramente mi chiedo se ci sarà mai, un giorno. Per ora il Partito Democratico dorme nella grossa, e non mi pare intenzionato a svegliarsi.