martedì 24 marzo 2009

I voli leggiadri del Papa

Quando vedo il Papa parlare, alla finestra o seduto sul suo trono, durante i suoi tour, mi pare di vedere un alieno, un'entità totalmente ignara dell'esistenza di questo misero pianeta, e soprattutto della vita dei suoi abitanti. Sembra arrivato l'altro ieri sulla Terra, da un misterioso mondo, e sicuramente il suo deve essere un mondo meraviglioso. Il Papa deve avere molta nostalgia del suo pianeta natale, perché non pare davvero interessarsi a questo, di mondo. Lui vola, plana su tutti noi, con le mani e gli occhi che non si smuovono dal suo leggio, e mentre levita con leggiadria parla del suo mondo fantastico, continuamente. Non atterra mai. Lui sente i boati delle folle che lo accolgono, quando atterra di tanto in tanto, ma senza mai toccare terra. Senza mai metterci piede. Lui non vede mai oltre le folle, i bambini magri e gonfi, malati da sempre, dal concepimento fino alla "morte naturale". Non vede le suore che regalano i preservativi alle coppie, perché in fondo servono. Non vede ma parla. E quando qualcuno che sia qualcosa di più di un insignificante essere umano prova a scuoterlo, a strattonarlo, a fargli vedere questa Terra devastata, lui si stupisce, si indigna, si offende, e con lui tutti i luogotenenti della sua astronave che non atterra mai, indistruttibile, irraggiungibile. Tutti sentono, molti ascoltano, pochi capiscono. Ma tanti, purtroppo, obbediscono. E affondano, assieme ai loro figli malati, perché qualcuno gli ha detto che quel dannato palloncino "non è la soluzione".
E intanto l'alieno riparte, per dispensare, in qualche altro luogo disgraziato, perle della sua aliena saggezza.

lunedì 2 marzo 2009

Nessuna linea all'orizzonte


Due parole, proprio due, sul nuovo disco degli U2, dato che sul web le "recensioni" si sprecano. Dico "recensioni", ma sarebbe meglio parlare di "opinioni", molto diverse le une dalle altre, a volte totalmente discordanti. C'è chi grida al capolavoro, chi parla di un bel disco, chi di una schifezza totale. Chi ha ragione? Bella domanda, ma credo che: 1) chi grida al capolavoro sia un fanatico sperticato degli U2 che troverebbe fantastica una scoreggia di Bono; 2) chi parla di schifezza detesti gli U2 con tutto il suo cuore, e sicuramente parli senza aver ascoltato il disco. Allora la verità qual è?
A me gli U2 piacciono molto, ma gli ultimi due dischi sono stati francamente bruttini. Soprattutto l'ultimo, How to dismantle an atomic bomb. Alla fine del primo ascolto ti dici: "Va be', la prima volta è sempre così, i dischi belli li devi sentire più volte", ma se gli ascolti sono sempre più forzati, più faticosi, continui a guardare quanto manca alla fine di una canzone, allora proprio non va. Forse anche per questo le aspettative su questo disco erano altissime, alimentate anche dalle continue voci, probabilmente create ad arte. Quando ho sentito il singolo Get on your boots sono rimasto perplesso. Una canzone bizzarra, stratificata, ben arrangiata ma niente di che. E finalmente arriva il disco, trascinato da questo poco promettente singolo.
Allora com'è questo No line on the horizon? Bello, brutto, così così? La confezione è curatissima, e ci mancherebbe altro. Mare e cielo si incontrano nella copertina, a suggerire l'infinito. Copertina azzeccatissima, perché alla fine del disco ho pensato: è già finito? Infatti io trovo questo disco fantastico, magnificent, come il titolo della seconda canzone. Io credo che a un appassionato di bunona musica non possa non piacere un disco così, cantato e suonato benissimo, arrangiato alla perfezione. Non spenderò parole inutili per descrivere le canzoni una per una. Dico solo che è impossibile non rimanere stupefatti di fronte ai 7 minuti e passa di Moment of surrender, forse una delle canzoni più strazianti che gli U2 abbiano mai scritto. Anche il singolo è più apprezzabile all'interno dell'album, sebbene sia uno degli episodi più deboli.
Allora è un capolavoro degno dei migliori album degli U2? Ascoltatelo e datevi una risposta da soli. Io so solo che non riesco a smettere di ascoltarlo, dall'inizio alla fine. Non mi capita molto spesso.