lunedì 26 ottobre 2009

Sigh No More


Per un appassionato di musica come me, Internet è qualcosa di meraviglioso. Saltando da un blog all'altro può accadere di imbatterti, all'improvviso, nel video di un gruppo sconosciuto, e di rimanerne folgorato. Scopri che i Mumford & Sons - questo è il nome del gruppo, proveniente da Londra - hanno appena pubblicato il loro primo disco, dal titolo Sigh No More, e te lo procuri al più presto, due click dopo. Cosa aspettarti, da un gruppo del genere, una band che all'esordio sviluppa una meravigliosa cavalcata folk, capace al contenpo di farti battere il piede a terra e piangere dalla gioia? Tutto il meglio possibile, ovviamente.
E infatti il disco è tutto il meglio possibile, e anche di più. L'intero album, dalla prima all'ultima traccia, è un saliscendi vertiginoso di emozioni, a cui anche il più duro di cuore non può resistere. La prima traccia, Sigh No More, è già un colpo da K.O.: chitarra e voce corale, emozionante, liturgica. Tutto fa pensare ad una lenta, maestosa preghiera, ma proprio quando il pezzo sembra esaurirsi, lasciandoci la pelle d'oca sulla schiena, ecco l'esplosione, e il pezzo assume un tono epico, diventa un'invocazione gioiosa lanciata dal banjo e le percussioni verso l'infinito. Il pezzo finisce lasciando dietro di sé un miscuglio inspiegabile di gioia ed emozione. Questo strano connubio si arricchisce, traccia dopo traccia, assume nuovi colori, tocca punte altissime di pathos (I Gave You All), si rinnova ascolto dopo ascolto. E ascolto dopo ascolto sarà sempre più difficile togliere le cuffie o spegnere lo stereo.
Consiglio questo disco a tutti gli amanti della bella musica, ma soprattutto ai tristi e ai depressi. Ho l'impressione che le emozioni che questo disco può regalare possano fare molto, ma molto bene.

sabato 24 ottobre 2009

Due parole magiche

Chissà se il signor Minzolini pensa che la vicenda del governatore Marrazzo sia solamente gossip. Non è una domanda retorica, perché è pressoché impossibile non notare il peso che i telegiornali stanno dando a questa notizia. Oggi il Tg2 è iniziato con un ampio servizio, ha scavato nelle storie dei carabinieri che sembra abbiano ricattato il governatore del Lazio. Ha infine sottolineato l'opinione sempre più diffusa che Marrazzo debba rassegnare le dimissioni. Insomma, una cronaca dettagliata della vicenda, e ci mancherebbe altro! Un governatore regionale costretto a pagare un gruppo di carabinieri che minacciano di rivelare i suoi rapporti con un transessuale: è forse un fatto privato, questo? Direi proprio di no. Non mi importa niente dei gusti sessuali di Marrazzo, mi importa che questa storia l'abbia portato a mentire di fronte all'opinione pubblica, dichiarando che l'intera ricostruzione "è una bufala", salvo poi confessare l'esatto contrario di fronte agli inquirenti. Di questo mi importa. Questo non è un fatto privato. Marrazzo è ormai un soggetto vulnerabile, non più credibile agli occhi dell'opinione pubblica, pensando al ruolo che ricopre, ed è per questo che deve dimettersi, a prescindere dal rilievo penale che potrebbe avere questa storia. E sempre a prescindere dal rilievo penale, è una storia che va raccontata. Infatti i Tg la raccontano, senza remore, senza badare al pubblico e al privato. Sembra quasi che l'informazione in Italia sia tornata accettabile. In realtà basta applicare una semplice regola, una legge non scritta che vale per tutta l'informazione, soprattutto televisiva: ci sono due paroline magiche, ma proprio due, che se comparissero da qualche parte in questa vicenda, la farebbero sparire, immediatamente. In pratica, le storie senza queste due parole magiche si possono raccontare, le altre no. Credo possiate arrivarci da soli, a quali possano essere le due parole, ma vi do un piccolo suggerimento: la prima inizia per S, la seconda per B.
E' una regola infallibile. Provare per credere.

sabato 17 ottobre 2009

Made in Padania


Qualche giorno fa, girovagando in rete, ho scoperto una notizia incredibile. Non è niente di che, una sciocchezzuola, ma credo che esprima al meglio il livello della nostra classe dirigente. Parliamo in particolare della Lega Nord, il partito che qualche anno fa chiedeva a Berlusconi se fosse un mafioso (domanda innocente, altro che le 10 domande di Repubblica), il partito della Roma ladrona e della bandiera italiana usata come carta igienica. Ebbene, questo partito ha caldamente sponsorizzato il film Barbarossa, uscito una settimana fa nelle sale italiane. Parla della mancata presa di Milano da parte di Barbarossa, appunto, grazie all'eroico intervento di tale Alberto da Giussano. Un film, insomma, che parla della riconquistata libertà del popolo padano, che nessun popolo invasore potrà mai soggiogare. Per la Lega i Barbarossa del terzo millennio sono gli immigrati clandestini, gli extracomunitari, specialmente di origine islamica, e i famigerati rumeni, una new entry degli ultimi tempi.
Fino a qui niente di nuovo. La notizia incredibile è che Barbarossa, per abbattere i costi di produzione (nonostante abbia ricevuto cospicui finanziamenti statali), non è stato girato in Italia. Provate a indovinare in quale paese europeo sono state effettuate le riprese.
Ci avete pensato? Non ci credete? Eppure è proprio così: Barbarossa è stato girato interamente in Romania! I terribili Rom sono stati addirittura assoldati come comparse in diverse scene. Chissà, magari tra le file degli eroici padani, i soldati di Alberto da Giussano, si nasconde qualche malefico stupratore...
Solo una raccomandazione: non ditelo agli ingenui leghisti che andranno a vedere il film. Loro credono che tutto sia "made in Padania", che Barbarossa sia realmente un prodotto nato per difendere la loro terra. Sarebbe davvero brutto distruggere in questo modo le loro pie illusioni. Forse inizierebbero a porsi qualche domanda sconveniente, riguardo alla coerenza dei loro rappresentanti. Viva Milano, viva la libertà.

martedì 13 ottobre 2009

Papà, perché quelli ci passano davanti?


Ed eccoci finalmente a Gardaland, il regalo che mio figlio desiderava da molto tempo. Ho deciso di sacrificare qualche soldo per donargli, una volta tanto, una giornata felice e spensierata. L'anno scorso, dopo la gita con i suoi compagni di scuola, le finanze domestiche erano agli sgoccioli, e quando mi ha chiesto quando saremmo potuti andare in quel posto dove tutti i suoi amici erano già andati con i loro genitori, ho dovuto rispondere: "Mi spiace, adesso proprio non possiamo". Dare quella risposta è stato molto, molto difficile.
Ma eccoci qui, adesso. Mio figlio è silenzioso, gli si legge la felicità negli occhi spalancati che non sanno dove posarsi. Gli chiedo: "Allora, dove vuoi andare?". Prima mi dice che vuole andare sulle montagne russe, ma poi cambia idea, ha un po' paura. Finalmente si decide: "Andiamo sui tronchi dove si esce tutti bagnati, il Colorado Boat!". Benissimo, è una giornata di sole caldissima, un po' d'acqua non farà sicuramente male.
Prima di entrare l'ho preparato. "Guarda che ci sarà tanto da aspettare, c'è tanta gente", gli ho detto. Mi ha risposto: "Lo so, ma è bello aspettare, è come la vigilia di Natale".
La coda, ovviamente, è lunghissima. Il cartello dice che ci sarà da aspettare un'ora. Per fortuna ho portato da casa acqua e panini, per cui sopportare l'attesa sotto questo sole sarà meno pesante. Mio figlio è tranquillo, guarda i tronchi piombare in mezzo all'acqua ed esclama: "Wow, sono proprio tutti bagnati!".
Dopo mezz'ora inizia a lamentarsi. Lo incoraggio, siamo ormai a metà strada. Poi uso un'arma infallibile: "Guarda gli altri bambini, sono tutti in coda qui con noi, non dicono mica niente, loro". Mio figlio sorride.
30 minuti dopo ci affacciamo ai cancelletti, finalmente. Davanti a noi si fermano i tronchi, da cui escono tutti zuppi e sorridenti. Dovrebbe toccare a noi, ma il cancelletto non si apre. Giusto, dimenticavo che ci sono quelli del Gardaland Express, quelli che hanno pagato 10 € in più a testa per saltare le code. Hanno una corsia preferenziale, arrivano e cinque minuti dopo se ne vanno via, tutti bagnati. Per un secondo ho pensato di pagare anch'io quell'extra, ma poi mi sono immaginato saltare tutta quella coda, passare davanti a quei bambini sudati per l'attesa, ed ho provato una profonda vergogna. Adesso però mio figlio mi chiede: "Papà, perché quelli ci passano davanti?", ed io non so cosa rispondere. Alla fine gli dico semplicemente la verità. "Loro hanno pagato di più e possono passare prima. Ma non sanno cosa si perdono saltando la coda, vero?".
Mio figlio risponde senza esitare: "Eh sì! E' proprio come la vigilia di Natale!".
Un giorno gli spiegherò per bene perché gli ho fatto patire tutto questo caldo, e sono convinto che lui capirà. Spero tanto che che nel frattempo il mondo non si sarà imbruttito a tal punto da rendere questo piccolo insegnamento totalmente inutile.

giovedì 8 ottobre 2009

Ai parlamentari Pdl

È andata come doveva andare. La Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano, e Berlusconi è tornato sulla Terra, dove lo attendono le aule di tribunale. Le reazioni politiche sono state prevedibilissime: da una parte un Partito Democratico sempre più impalpabile, a cui si contrappone un'Italia dei Valori dai toni, a mio parere, esagerati e controproducenti; dall'altra un Popolo della Libertà quadrato attorno al suo Signore, con l'unica, importante voce discordante di Fini. Insomma, niente di nuovo sotto il sole.
Ciò che colpisce però è la violenza, forse mai vista prima, con cui questa reazione è avvenuta. Ormai dovremmo essere abituati a certe esternazioni, ma Berlusconi riesce sempre a stupirci, a oltrepassare limiti che ritenevamo invalicabili. Credo che guardare il video della reazione a caldo del premier valga di più di mille parole:



Mi pare evidente che Berlusconi abbia qualche problema. La bocciatura del lodo Alfano non ha fatto altro che gonfiare ulteriormente l'egocentrismo e la paranoia del Presidente del Consiglio. Mi pare altrettanto evidente che Berlusconi sia ormai del tutto inadeguato alla guida di un partito e di un governo, a prescindere dai suoi problemi giudiziari e non. Un Presidente del Consiglio che si scaglia con tale cattiveria e violenza contro le istituzioni fondamentali del nostro paese, che fanno capo alla Costituzione a cui ha giurato fedeltà, non può più essere tollerato. Per questo motivo mi rivolgo ai parlamentari del Pdl, al suo partito. Io credo che tra di loro ci sia qualcuno che non digerisce questa situazione. A questi signori chiedo: non è forse il momento, da parte vostra, di dimostrare che il Pdl è un partito vero, e non un semplice strumento con cui attuare le volontà di Berlusconi? Non è forse il momento di invitare il premier a farsi da parte? Perché la maggioranza degli italiani non ha votato Berlusconi, ma il Parlamento italiano. Berlusconi ha ottenuto l'incarico dallo stesso Presidente della Repubblica che oggi insultate. Non credete che per attuare il programma, che la maggioranza degli italiani ha votato, occorra una guida credibile, con un alto senso dello Stato? Secondo voi è Berlusconi questa persona?
Gli sputi di Berlusconi sulle istituzioni stanno facendo danni sempre più profondi. Non capite che il suo atteggiamento sta distruggendo anche il vostro partito? Non capite che il Pdl, in questo modo, non potrà sopravvivere in nessun modo al suo creatore? Dovete diventare dei politici, dovete assumervi la responsabilità di guidare un paese, e dovete smetterla di ripetere a manovella le dichiarazioni che il capo vi detta, anche le più farneticanti. Siete esseri pensanti, non delle dita che votano sì all'ennesimo voto di fiducia. Chi sarà a muovervi la mano, quando non ci sarà più Berlusconi? Per carità, forse vincerete ancora molte elezioni, ma quanto potrete durare, se alla base non c'è una mentalità politica forte, coesa, con un grande senso delle istituzioni, al posto della dittatura che Berlusconi ha instaurato all'interno del vostro stesso partito?
Provate a pensarci su, per il bene vostro, ma soprattutto per il bene dell'intero paese. Non possiamo più sopportare a lungo.

domenica 4 ottobre 2009

L'escort in prima serata

Sabato 3 ottobre 2009, ore 20 e 20 circa. Dopo il servizio sulla manifestazione per la libertà di stampa - a cui, secondo il Tg1, hanno partecipato "diverse decine di migliaia di persone" -, il direttore Minzolini si sente in dovere di dire la sua:



Ecco il servizio pubblico italiano. Berlusconi ha querelato Repubblica e l'Unità perché hanno avuto l'ardire di porgli delle domande (a cui non ha mai pensato di rispondere), ma il signor Minzolini dimentica di citare questo piccolo particolare. Inoltre emerge un meraviglioso paradosso, di cui il direttore non sembra accorgersi: le poche parole che il Tg1 ha dedicato alle beghe quotidiane di Berlusconi sono arrivate quasi esclusivamente proprio da lui, e sempre in difesa del suo datore di lavoro. Io non credo a certe coincidenze. Più semplicemente credo che, dopo una notizia che sarebbe stato troppo spudorato ignorare, in un'orrida logica di par condicio, il direttore abbia pensato bene di riequilibrare il tutto: l'ultima parola alla voce del padrone, senza diritto di replica. Ecco l'idea che il nostro Presidente del Consiglio ha del servizio pubblico italiano, ed ecco il vero regime mediatico di cui parla il suo escort di penna Minzolini. Le sue parole hanno sottolineato una volta di più i giganteschi problemi che affliggono la libertà di stampa in Italia.
Un'ultima domanda: ma Berlusconi si sarà indignato, a beccarsi nel bel mezzo della cena (anzi, nel bel mezzo del telegiornale) un'escort così, senza preavviso?

venerdì 2 ottobre 2009

Storia di un signore che va a puttane (e con lui tutta l'Italia)

Annozero ieri sera non mi è piaciuto. A parte il solito, spettacolare Travaglio, la puntata è stata solamente una lunga e fastidiosa passerella per la signora D'Addario, la prostituta (ooooooooops, escort) che per motivi ignoti ha deciso, un bel giorno, di sputtanare il nostro onorato Presidente del Consiglio. Ha rilasciato interviste a qualche giornale, è comparsa in diverse televisioni straniere, e finalmente, dopo diversi mesi, eccola ad Annozero, seppur solamente in collegamento video. Fino all'ultimo la sua presenza è stata in dubbio: non sia mai che una prostituta compaia in prima serata in un programma Rai! Alla fine però l'ostinato Santoro ha avuto la meglio, ed è stata una scelta che ha pagato, visti i sette milioni di telespettatori che hanno seguito la puntata.
Ma è stato un brutto spettacolo. Brutto e inutile, a mio parere. Immagino che buona parte dei telespettatori conoscesse già la vicenda per filo e per segno, intendo quella parte di cittadini che tenta di informarsi tramite Internet e altri mezzi che non siano il nostro meraviglioso servizio pubblico d'informazione. Io faccio parte di quella fetta di pubblico, e dalla puntata di ieri non ho appreso niente di nuovo, anzi. La signora D'Addario si è rivelata un personaggio piuttosto sgradevole, consapevole delle conseguenze delle sue azioni, e dunque ben lontana dall'immagine che il programma stesso ha tentato di affibbiarle, l'immagine di una donna succube del potere di Berlusconi. Mi sono sorbito gli sproloqui di una pidiellina in evidente stato confusionale, e quelli, altrettanto insopportabili, di una femminista che ha difeso a spada tratta la signora D'Addario martire, vittima del maschilismo berlusconiano. Per tutti questi motivi credo che l'altro gruppo di telespettatori, quello che ha scoperto dell'esistenza della signora D'Addario l'altro ieri, si sia fatto un'idea molto confusa e distorta della vicenda. Molti avranno spento la tv mormorando: "Be', Berlusconi è andato a puttane, e chi se ne frega", oppure invidiandolo un pochino. Perché il punto è proprio questo: alla maggioranza degli italiani, alla gente che lo vota, Berlusconi piace così. Per loro Berlusconi è un modello da seguire. L'uomo che si è fatto da solo, che può fare quello che vuole, che risolve problemi solamente con la sua presenza. Quante ragazze avrebbero voluto essere al posto della D'Addario? Io credo molte, purtroppo. Il problema Berlusconi va ormai al di là della sua persona, è un problema culturale che, se non accadono cataclismi inimmaginabili, l'Italia si porterà dietro ancora per molti anni.
Berlusconi va combattuto con altre armi. I suoi governi hanno inanellato una serie di leggi raccapricciante, inammissibile in ogni altro paese civile, e l'opposizione che ha fatto? L'ultima di queste leggi, l'orripilante condono chiamato gentilmente "scudo fiscale", è stata approvata grazie all'assenza di un terzo dei parlamentari Pd e di molti Udc. Ecco, io avrei parlato di questo ieri sera ad Annozero, di come si possa costruire un'opposizione ferma al berlusconismo. Lo sanno tutti che Berlusconi va a puttane, lo sanno tutti che controlla l'informazione, lo sanno tutti che ha costruito leggi esclusivamente per sé e i suoi amici, e il problema è che tutto questo, alla maggior parte degli italiani, sta bene! La questione fondamentale è l'opposizione, e l'informazione deve far capire agli italiani che il problema non è Berlusconi che va a puttane, ma che è il paese intero, assieme a lui, ad andare a puttane. E' un problema gigantesco, ma va affrontato seriamente e senza esitazioni. Annozero lo ha sempre fatto, senza mai arretrare di un millimetro, ma ieri sera ha toppato alla grande. Spero tanto che Santoro riprenda la giusta strada in fretta, che ricominci a scavare nelle macerie che il berlusconismo continua a spargere da troppo tempo, con la consueta incisività.