sabato 22 agosto 2009

Morte al clandestino


Se dico che in Italia esiste la pena di morte qualcuno inorridisce? Si scandalizza? Urla "stupido, esagerato comunista"? Bene, non me ne può fregare di meno, e lo ripeto: in Italia, da qualche mese, è stata introdotta la pena capitale. Il reato - ripeto, reato - di immigrazione clandestina è una condanna a morte. Sono morte 73 persone, in mezzo al mare, ad agosto. Quante navi solcano il Mediterraneo in questo periodo, ogni giorno? Centinaia, migliaia? E qual è la probabilità che un barcone straripante di esseri umani passi inosservato, in questo periodo? Molto, molto bassa, io credo. Il barcone è stato ignorato, io credo. Deliberatamente.
Non so dove finisca l'Italia e dove cominci Malta, e nemmeno mi interesssa. Quei 73 disgraziati sono stati uccisi, non sono morti per un incidente diplomatico. Uccisi per paura, indifferenza, ignoranza, non lo so. Fatto sta che se qualcuno li avesse soccorsi, e li avesse condotti al porto italiano più vicino, si sarebbe reso complice di un reato. Uccisi, uccisi, uccisi, è questa la verità, mentre su Facebook si fanno rimbalzare i clandestini dalle coste italiane con un click.
Io continuo a sperare che l'Italia non sia davvero diventata quello che sembra, e che questo governo non sia lo specchio reale del paese, ma la mia speranza è ormai ridotta al lumicino. Vedo sempre più un'Italia stupida, ignorante, priva di un minimo briciolo di lungimiranza, perché credo che tutto l'odio seminato oggi porterà domani e dopodomani frutti cattivi, cattivissimi, conseguenze dalla portata difficilmente prevedibile. L'odio va fermato, senza se e senza ma. Non posso più sentire certa opposizione continuare a parlare di dialogo. Basta, per favore. Come si fa a non essere radicali, senza compromesso alcuno, con questa totale imbecillità al governo? Come si fa, con tutta la buona volontà che ci si può mettere? Come si fa a non urlare la propria rabbia ed indignazione, di fronte a Borghezio che istruisce i neofascisti francesi, agli sproloqui di Bossi sull'inno, a "Rimbalza il clandestino"? Come si fa a dialogare con tutto questo schifo?

sabato 15 agosto 2009

Ritornare


Le vacanze sono ormai un ricordo, dolce e amaro allo stesso tempo. Una settimana da sogno, volata via come una nuvola, da cui la realtà e i problemi di tutti i giorni sono insignificanti. E adesso, adesso che quasi una settimana è passata da quella settimana, che le macerie quotidiane hanno ricominciato ad accumularsi e sedimentare, dovrei ormai essermi riabituato alla vita vera. In realtà faccio fatica, molta fatica, a scrollarmi di dosso questa vacanza, a risentire in televisione le solite stronzate su questioni idiote che diventano fondamentali (l'ora di religione a scuola!) e viceversa. Forse perché ho visto che, in fondo in fondo, un altro modo di vivere può esistere. A Napoli eravamo sperduti, non sapevamo come arrivare in stazione, e un signore sconosciuto ci ha aiutati. In dieci minuti abbiamo quasi fatto amicizia. La sera prima abbiamo mangiato a casa di ignoti, assieme ad un'altra trentina di persone sconosciute. Una situazione del genere potrebbe sembrare imbarazzante, ma una cordialità e un'allegria così contagiose riescono a scalfire la corazza del più timido. Portarsi a casa questi ricordi meravigliosi, quest'apertura all'altro totalmente gratuita e sconosciuta dalle nostre parti, rende ancora più difficile reimmergersi senza tapparsi il naso nella nostra routine.
Per fortuna posso stringere le mani a qualcuno, mentre mi immergo. In due si respira meglio, molto meglio.

P.s. Lo spettacolo qui sopra è Procida...