domenica 21 dicembre 2008

Un parroco parla al Signore

la carne freme per motivi troppo umani
per questa veste fragile che mani umane
hanno tessuto – freme per motivi che un uomo
come me come tutti gli uomini mantiene nel
suo essere profondo
nel suo essere uomo
giudicami tu che io sento parte di me come
parte di me è questa carne piena di sangue
che vibra in petto per un profumo
troppo distante dall’incenso
giudica me che ho giurato fedeltà a te
e ho tradito te per scrutare la danza di lei
tu che sei dentro tutti noi e che ho visto appena
dietro le palpebre di lei dimmi se ho
peccato per la mia debolezza umana
o se ho forse semplicemente
naturalmente assecondato l’istinto
più nobile dell’essere umano
amare

anima e corpo i porporati obbligano a
separare ma è impresa vana e dimmi
signore
dimmi tu se è giusto
tu che hai messo un po’ di te in me
e in lei dimmi se è giusto provare a
squartare l’uomo
che così tu hai voluto
libero di scegliere bene e male
dimmi se è vero
che compio il peccato peggiore
amando lei e amando questa veste
vedendo solo bene in questo amore
tu cosa vedi signore?


L'ho scritta un po' di tempo fa. Oggi mi è tornata in mente, non so bene perché. Chi la leggerà forse griderà allo scandalo, o forse rimarrà indifferente. La mia è solo un'opinione molto umana e molto discutibile, come le tutte le cose umane.

lunedì 15 dicembre 2008

Palle di neve (e non)

Paolo R. mi ha mandato questo fantastico video in cui faccio una fine davvero poco dignitosa. Che spasso!

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giovedì 11 dicembre 2008

mercoledì 10 dicembre 2008

Siamo in Messico, cribbio!

Adoro la neve. Adoro i tetti bianchi e i fiocchi che cadono lievi e cullanti, senza fretta. Adoro l’aria asciutta, fredda ma non troppo, che entra tranquilla dal naso e sembra ripulire i polmoni dallo schifo che si respira di solito. Adoro il cielo grigio come argento, i suoni avvolti nel cotone e lo scricchiolio sotto le scarpe. Adoro la neve perché mi calma, mi rasserena. Il mondo sembra più lento. E stamattina, mentre camminavo verso casa attorno alle sette, ho colto un’altra grandiosa proprietà della neve, su cui avevo già riflettuto: la neve ha una capacità unica di smascherarci. Dal suo candore emerge la stupidità come una macchia di inchiostro. È veramente spassoso vedere SUV a quattro ruote motrici che arrancano su mezzo centimetro di neve fangosa, Mercedes che girano con le catene, manco ci fossero due metri di neve, utilitarie che si inchiodano al minimo accenno di salita. Sembrano dei frullatori, e ti immagini il guidatore che schiaccia l’acceleratore a tavolett, con i goccioloni di sudore che gli annebbiano la vista. Immagini i pensieri del pover’uomo: neve di merda, ma perché PROPRIO OGGI nevica, ma perché PROPRIO QUI e così via. Come se d’inverno di solito non nevicasse. Come se fossimo in Messico, e non a Pavia. E mentre pensa a tutte queste cose la macchina scivola, scivola, fino a toccare l’auto subito dietro, e con un bellissimo effetto domino ecco un’interminabile fila di macchine bloccate, per colpa di un pirla che credeva di essere in Messico.
Ma forse non è stupidità, forse è soltanto memoria corta. O forse le due qualità coincidono. I miei genitori a volte raccontano di nevicate incredibili, metri e metri di neve davanti alle porte e sulle strade, ma nessuno malediva la neve. Si prendeva una pala, si spalava, e per un giorno o due la macchina non si toccava. Saranno cambiati i tempi – ed infatti nevica molto meno di una volta – ma quel semplice buonsenso sembra sparito. Se la macchina non si ferma al semaforo, nonostante la mia vigorosa frenata, la colpa non è mai mia, che non ho messo le gomme da neve, ma è sempre colpa della neve, cribbio. Stupidità e memoria corta. Ecco l’italiano medio, purtroppo, e così si continua ad arrancare, a tamponare, e ad essere tamponati.